I 100 anni della Madonna di Bonaria, Baturi: «Tra Maria e i sardi, una simpatia divina»
di Mario Girau
Il cardinale Miglio: «Memorabile fu la visita
nel 2013 di papa Francesco. Buenos Aires prende il suo nome da questa basilica». Concluse le celebrazioni a un secolo dalla dedicazione del santuario

Tempo di bilanci per la comunità dei padri mercedari e i fedeli della parrocchia e santuario della Madonna di Bonaria. Si sono appena conclusi sette mesi di festeggiamenti organizzati per il centesimo anniversario della consacrazione e dedicazione della basilica alla Vergine Patrona della Sardegna ed è normale tirare le somme di un impegno pastorale e organizzativo che ha coinvolto l’intera isola. «Il bilancio di questo centenario è positivo più di quanto sperassi quando si pensò di celebrare l’anniversario secolare. L’idea del centenario - dice l’arcivescovo Giuseppe Baturi, che ha coordinato il programma delle iniziative - è nata l’anno scorso in occasione della sagra estiva in onore della Madonna. I padri mercedari mi parlarono della ricorrenza. Dissi subito: “Proviamo a organizzare qualcosa insieme”, e così è stato. Sono state coinvolte tutte le realtà della Chiesa sarda: diocesi, parrocchie, vicarie, vescovi, vita consacrata. E poi, una cosa molto bella, le realtà pastorali e quindi gli ambienti: giovani, famiglie, malati, anche le forze armate». Sette mesi di celebrazioni da gennaio a luglio di quest’anno: 33 solenni liturgie eucaristiche presiedute da vescovi, vicari generali, superiori maggiori di ordini e congregazioni religiose; 4 rosari sotto le stelle, 4 catechesi sulle icone mariane, 2 convegni mariologici , 5 pellegrinaggi di foranie, un pellegrinaggio notturno (22 km da Sinnai a Cagliari, partecipato da quasi 5000 persone), una staffetta podistica da Olbia a Cagliari, un concerto musicale. Clou delle celebrazioni il 24 aprile scorso, festa della Madonna di Bonaria, con una solenne liturgia presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, concelebrata da tutti i vescovi sardi in attività ed emeriti. Chiusura dei festeggiamenti la prima domenica di luglio con la processione a mare, nelle acque del Golfo di Cagliari, e scioglimento, per la 160 volta, del voto di ringraziamento di alcuni marinai sardi reduci dalla Terza guerra d’Indipendenza. « Tra la Sardegna e la Madonna di Bonaria - spiega il presule cagliaritano - c’è una “simpatia divina”, un amore corrisposto, uno scambio di affetto. Ritengo che queste giornate del centenario l’abbiano non solo confermato, ma alimentato istintivamente. Questa è la simpatia. Non frutto di ragionamento, ma come percezione ultima del popolo dei credenti. Ci sentiamo accolti dalla Madonna di Bonaria che ha placato le tempeste, che è lì, nell’antica chiesetta sul colle che tutti conosciamo, a guardare le sorti delle nostre genti in tempi di fortuna, ma anche in tempi di sventura. Questo ci fa sentire protetti». Padre Eugenio Caramia da poco più di 4 anni dirige il santuario e la parrocchia di Nostra Signora di Bonaria. Da “padrone di casa” ha fatto omaggio a ogni vescovo, a cominciare dal cardinale Zuppi, di un simulacro della Madonna del colle mariano, dove negli ultimi 60 anni hanno pregato qua i Papi: « In tutti gli eventi e le iniziative che hanno avuto luogo da gennaio fino allo scorso luglio si è celebrata - ha detto il religioso mercedario - la bellezza della Madre di Dio che ha voluto questa basilica come un luogo dove attingere da Lei tenerezza, pietà, misericordia, fiducia e perdono». «Dai “piccoli” marinai partiti da Bonaria nel XVI secolo è venuto il nome della metropoli argentina. Ce l’ha ricordato papa Francesco che decise di recarsi a Cagliari pochi mesi dopo la sua elezione. Quella scelta, assieme al suo primissimo viaggio a Lampedusa, fu un messaggio - secondo il cardinale Arrigo Miglio, arcivescovo emerito di Cagliari - che nel corso del suo pontificato imparammo a capire sempre meglio e a lasciarci interpellare. Non è difficile vedere la Basilica di Bonaria come la casa privilegiata dei piccoli, dove tutti coloro che sono piccoli, che piangono, che soffrono, si trovano bene, sono a casa loro. È anzitutto la casa di Maria, che ha portato qui lo spirito e la sua esperienza di Nazareth».
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