Università, professori reclutati secondo «produttività e qualità»

La Camera ha dato il via libera definitivo con 122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti. Sparisce l'Abilitazione Scientifica Nazionale
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July 9, 2026
Università, professori reclutati secondo «produttività e qualità»
Dopo quindici anni cambia il sistema di reclutamento e valutazione dei professori e ricercatori universitari. La novità principale della riforma approvata definitivamente dalla Camera (122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti) riguarda l’abolizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn), il primo ostacolo che i docenti dovevano superare per accedere ai ruoli di professore. Le selezioni passano ora interamente nelle mani dei singoli atenei tramite concorsi locali gestiti via piattaforma digitale. Esulta l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia (Adi): «È una battaglia che vinciamo dopo anni». Plaude la Conferenza dei rettori: «Intervento che va nella direzione giusta». Molto critica, invece, la Flc-Cgil: «Riforma regressiva».
La scelta di superare l’Asn, nelle intenzioni di chi ha dato vita al provvedimento, nasce dall’esigenza di aggiornare l’attuale sistema basato su criteri spesso interpretati in modo disomogeneo e su un doppio livello di valutazione nazionale e locale, che ha inoltre contribuito ad aumentare il contenzioso tra candidati e atenei (oltre 2mila i casi in questi anni), senza riuscire a superare del tutto i fenomeni di localismo nei concorsi. L’Asn, infatti, equivaleva sostanzialmente a una sorta di patente di idoneità, mentre la chiamata effettiva restava demandata alla singola università tramite concorso locale gestito in completa autonomia (dal 2012 gli abilitati sono stati più di 71mila, mentre i chiamati poco meno di 40mila).
Con la riforma l’Asn viene sostituita da un sistema di «requisiti di produttività e qualificazione scientifica» fissati con decreto ministeriale entro 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. Non conteranno solo il numero di pubblicazioni, ma anche l’attività didattica, l’esperienza di ricerca in Italia e all’estero, la partecipazione a progetti di ricerca. In tutti i concorsi diventa poi obbligatoria una prova didattica, così da verificare concretamente le capacità di insegnamento. Cambia il criterio per la composizione delle commissioni giudicatrici con l’introduzione del sorteggio: le commissioni saranno formate in larga parte da membri esterni sorteggiati da liste nazionali, con l’obiettivo di ridurre il peso delle scelte e dei condizionamenti interni agli atenei.
Per i professori ordinari e associati le commissioni saranno ordinariamente composte da cinque membri (o tre, per i settori più piccoli), di cui uno nominato dall’ateneo che bandisce il posto e quattro sorteggiati da liste nazionali. Per i ricercatori sono invece previsti tre membri, di cui uno nominato dall’ateneo e due sorteggiati.
Le liste nazionali saranno predisposte e aggiornate dal Ministero con validità biennale. Gli atenei avranno autonomia nei concorsi ma più responsabilità nelle scelte. Dopo tre anni dall’entrata in ruolo, i neoassunti saranno oggetto di valutazione da parte di Anvur. Professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno trasferirsi in un’altra università. La riforma entrerà in vigore gradualmente, senza interrompere le procedure già in corso.
«La riforma del reclutamento dei professori universitari è legge – scrive sui social la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini -. Un cambio necessario: meno burocrazia, più merito, più autonomia per gli Atenei, insieme a maggiori risorse e responsabilità. Introduciamo anche la valutazione della didattica, perché la qualità dell’università passa dalla qualità di chi insegna. Reclutare meglio significa avere docenti sempre più qualificati e offrire ai nostri studenti una formazione all’altezza delle sfide del futuro».
La riforma è promossa dalla Conferenza dei rettori. «L’intervento del Ministero sull’Asn va nella direzione giusta perché affronta con pragmatismo alcune criticità che il sistema di reclutamento delle università ha evidenziato nel corso degli anni», commenta Laura Ramaciotti, presidente della Crui.
Positivo anche il giudizio dell’Adi, l’Associazione dei dottorandi e dottori di ricerca in Italia. «L’abolizione dell’Asn è un nostro risultato e che rivendichiamo, ma non completa la riforma: la vera partita si gioca sui decreti attuativi - sottolinea Davide Clementi, segretario nazionale -. I novanta giorni che si aprono non servano a ratificare in silenzio scelte già prese. Porteremo in ogni sede i dati della XII Indagine e chiameremo tutte le forze parlamentari a esercitare fino in fondo la funzione di indirizzo e controllo, per un reclutamento più giusto, più aperto e capace di valorizzare la pluralità dei percorsi. Su questo l’Adi c’è, e vigilerà».
Completamente negativo il giudizio delle opposizioni parlamentari. «Questo provvedimento è parziale, confuso e costruito più per concentrare potere che per migliorare il sistema universitario italiano», sottolinea Roberto Giachetti, deputato di Iv-Casa Riformista. Per la deputata Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, la riforma «stravolge il reclutamento universitario, abolendo ogni selezione nazionale e localizzando totalmente i concorsi, con conseguenze potenzialmente devastanti in termini di qualità e trasparenza delle procedure selettive». Sulla stessa linea il giudizio di Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc-Cgil: «È una riforma regressiva che si adatta all’università piccola e sottofinanziata delineata in questi anni dalle politiche dell’attuale governo e lascia spazio solo ai modelli dequalificanti degli atenei telematici e profit. Serve un cambio di passo immediato».

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