Ue: "TikTok crea dipendenza" e rischia multa pari al 6% del fatturato

di Giovanni Maria Del Re Bruxelles
La Commissione ha contestato il meccanismo di scrolling e di riproduzione automatica dei contenuti. Le multe potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato
February 6, 2026
Ue: "TikTok crea dipendenza" e rischia multa pari al 6% del fatturato
ANSA
TikTok, il social network che spopola tra i giovanissimi a colpi di video, è a rischio assuefazione e non fa molto per evitarlo.  È  duro il verdetto preliminare della Commissione Europea che, in assenza di rimedi da parte della società cinese, può portare a una multa salatissima fino al 6% del fatturato mondiale annuo. “Oggi – si legge in una nota – la Commissione ha stabilito in modo preliminare che TikTok è in violazione della legge sui servizi digitali (Dsa) per la sua progettazione che porta ad assuefazione. Ciò include funzioni come lo scorrimento infinito, l’autoplay (l’avvio automatico dei video ndr), le notifiche push e il suo sistema di raccomandazioni altamente personalizzato”. “L’assuefazione ai social media – ha dichiarato la vice presidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen, responsabile per il digitale – può avere effetti perniciosi sullo sviluppo delle menti dei bambini e degli adolescenti. In Europa noi attuiamo la nostra normativa per proteggere i nostri cittadini e i nostri cittadini online”.
Bruxelles cita il sistema del "premio" per gli utenti attraverso nuovi contenuti, che “alimenta l’impulso di continuare a scorrere e fa scattare il cervello degli utenti in modalità ‘pilota automatico’”. Questo, secondo vari ricercatori, può portare a comportamenti compulsivi e ridurre la capacità di autocontrollo degli utenti. Secondo la Commissione, il social network “ha ignorato importanti indicatori di un uso compulsivo dell’applicazione, come il tempo che i minori passano su TikTok di notte, la frequenza con cui gli utenti aprono l’applicazione e altri potenziali indicatori”.
L’accusa è che la società non ha preso i necessari, efficaci rimedi che le impongono le norme del Dsa. Tra gli esempi citati dalla Commissione, la scarsa efficacia degli strumenti di gestione del tempo di utilizzo e del controllo parentale. Per i primi, non funzionano in quanto “sono facili da ignorare e introducono un contrasto minimo”. Per i secondi, spesso non funzionano in quanto “serve tempo e capacità aggiuntivi da parte dei genitori per introdurre i controlli”.
La richiesta della Commissione è perentoria: TikTok dovrà “modificare il design di base dei suoi servizi, ad esempio disattivando dopo un certo tempo funzioni chiave che portano ad assuefazione come lo ‘scorrimento infinito’, attuando efficaci ‘interruzioni del tempo di utilizzo’, incluso durante la notte, e adattando il suo sistema di raccomandazione”. La società cinese ha reagito a giro di posta. “Le indagini preliminari della Commissione – si legge in un comunicato - descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e faremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione".
La storia, del resto, è più ampia. La Commissione sottolinea che l’annuncio di ieri si inserisce nel quadro di una più ampia indagine sul rispetto del Dsa da parte di Tik Tok lanciata il 19 febbraio 2024. Tra gli altri aspetti sotto indagine, l’effetto cosiddetto del ‘rabbit hole’ (si passa senza sosta da un video a un altro per lungo tempo) provocato dal sistema di raccomandazione. Sotto indagine è pure il rischio che i minori possano avere “esperienze non adeguate all’età” grazie a una falsificazione della propria età e infine la verifica se TikTok attui un alto livello di privacy e sicurezza per i minori. Del resto, il social network è nel mirino anche di authority nazionali: l’anno scorso quella irlandese ha comminato una multa di 530 milioni di euro per aver inviato dati degli utenti europei in Cina. Il tutto si inserisce nella sempre più intensa discussione sul divieto di utilizzo dei social networks per gli adolescenti. Pochi giorni fa la Spagna ha annunciato che seguirà l’esempio dell’Australia, che lo scorso dicembre, primo Paese al mondo, ha vietato sotto i 16 anni l’utilizzo di dieci app. La discussione è in corso anche in Francia e Regno Unito. L’Italia, per il momento, ha rinunciato ad agire verso bandi per minori.

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