Suor Emma, sempre accanto ai detenuti: «Il carcere la mia casa»

La religiosa è stata nominata dal presidente Mattarella commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana per il suo impegno in carcere. Da dodici anni opera come volontaria a Rebibbia. «Le condizioni di vita sono un disastro e il Governo è assente»
February 1, 2026
Suor Emma, sempre accanto ai detenuti: «Il carcere la mia casa»
Suor Emma Zordan
Suor Emma Zordan ha risposto al telefono come tante altre volte. Subito, senza neanche far scattare il secondo squillo. Ma non si sarebbe mai aspettata di trovare il Quirinale dall’altra parte della cornetta. «Sono rimasta scioccata», racconta con la voce ancora incredula. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella , l’ha nominata Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana «per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti». Suor Emma ha 84 anni e fa parte della Congregazione delle suore adoratrici del Sangue di Cristo. Da dodici anni opera come volontaria nel polo penitenziario di Rebibbia, «la mia casa - lo definisce -, anzi più di una casa». Nel carcere romano organizza corsi di scrittura e concorsi letterari per facilitare e migliorare le capacità di espressione dei detenuti.
«Per me è stata una grandissima emozione apprendere la notizia. Non mi aspettavo un riconoscimento così grande, quasi non riuscivo a crederci». La gratitudine per il «nostro caro presidente della Repubblica - aggiunge - è stata subito immensa. Gli sono riconoscente perché fa sempre sentire la sua voce in difesa delle condizioni in cui versano i nostri fratelli e sorelle detenuti».
La vocazione di suor Emma per il carcere è nata quasi per caso. Ma è stato amore a prima vista. “Galeotta” fu una presentazione di un libro a Rebibbia a cui partecipò diversi anni fa. Anche se, «l’impatto non è stato semplice - ammette -. Rimasi impressionata dai lunghi corridoi, dalle porte che si aprivano e si chiudevano, e dai detenuti, che mi sembravano dei lupi». Ma poi, «ascoltando le loro testimonianze, mi sono subito ricreduta. E così ho deciso di dedicare a loro la mia vita».
Il suo auspicio è che il carcere venga maggiormente considerato. «Il presidente della Repubblica fa di tutto, ma il Governo è completamente assente», sostiene, accendendo i riflettori su quanto vede quotidianamente. «Le condizioni di vita sono un disastro - racconta -. Le celle sono fatiscenti, i sanitari non funzionano. L’acqua è fredda anche d’inverno. C’è sovraffollamento e tanta disperazione. Non c’è privacy e i detenuti sono costretti a fare i propri bisogni davanti agli altri. In molti si aspettavano un indulto, ma purtroppo non è arrivato». Per suor Emma, «sono persone che hanno bisogno di essere ascoltate e riconosciute». Perché in carcere «sei niente, in molti si definiscono “pezzi da magazzino”, “indifferenziata”». Tante persone «potrebbero essere salvate se venissero aiutate e non abbandonate a loro stesse».
Nella sofferenza, però, non manca la speranza, sorretta da una grande fede che in molti dimostrano di avere. Sono tanti gli episodi che suor Emma si porta nel cuore. Il primo che le viene in mente riguarda un ergastolano. Sulle sue spalle, il peso di numerosi delitti. «Un giorno mi disse: “Ho paura di andare all’inferno, ho sbagliato tanto nella mia vita”», racconta la religiosa. Che gli rispose: «Il Signore ti ha già perdonato, solo per il fatto che tu dica questo». L’uomo, però, non si lasciò convincere. «Così gli parlai della parabola del figliol prodigo. Dopo qualche giorno tornò da me. “Sorella - mi disse -. Mi sono perdonato e mi sono lasciato perdonare dal Signore”. Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto». A volte, basta davvero una parola in più per salvare una vita.

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