Smog, l'allarme dei medici: superati i livelli per la tutela della salute pubblica
Milano, Torino e Padova le peggiori per le polveri sottili, male anche città portuali come Genova, Catania e Palermo

È sempre emergenza smog. Contrariamente a quanto si poteva presupporre con l’avanzamento delle rinnovabili e una maggiore coscienza green, in Italia l’aria resta irrespirabile. Soprattutto al Nord, in pianura padana e nelle città portuali. E questa volta a dirlo sono proprio i medici, presentando i dati 2015 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia - l'Associazione Medici per l'Ambiente, in collaborazione con l'Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign.
L'analisi mostra «un quadro ancora fortemente critico: nonostante lievi miglioramenti in alcuni contesti, l'esposizione cronica della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica». In molte città italiane, poi, "non sono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le Linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) appare allarmante".
Milano, Torino e Padova le peggiori per polveri sottili
I limiti di legge attualmente in vigore, quelli nuovi fissati dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, che entreranno in vigore dal 2030 e i valori raccomandati dall’Oms (nelle Linee guida 2021) sono stati ampiamente superati nella maggior parte delle città. Per quanto riguarda le polveri sottili (i PM2,5) ovvero l'inquinante più pericoloso per la salute: nel 2025 Milano (22), Torino (20) e Padova (20) hanno registrato medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza: quasi il doppio del futuro limite UE (che è 10) e quattro volte quello OMS (5).
Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 microgrammi per metro cubo (Torino 106, Padova 103); rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 microgrammi per metro cubo), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165.
Le polveri sottili (PM 2,5) sono l'inquinante più pericoloso per la salute, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno e rappresentano il rischio maggiore. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all'esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate: circa l'8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l'impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%.
Le città portuali Palermo, Catania e Genova maglie nere per No2
Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), in tutte le città italiane dello studio sfora i limiti giornalieri dell'Oms per almeno metà dei giorni dell'anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l'anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l'anno. I superamenti giornalieri mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla UE, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100. Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 microgrammi di media annua - Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) - arrivando fino a cinque volte la soglia Oms (10 microgrammi).
Per quanto riguarda il particolato PM10, infine, tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall'OMS che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 microgrammi. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l'anno.
Riscaldamento, traffico urbano e trasporto marittimo i principali inquinanti
L'inquinamento atmosferico è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. È associato a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. Secondo l'Oms, ogni anno oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell'aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili. Le principali fonti dell'inquinamento urbano restano l'uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, il traffico stradale e il trasporto marittimo, responsabili anche delle emissioni climalteranti. Ridurre drasticamente queste emissioni significherebbe ottenere benefici immediati sia per la salute sia per il clima.
Nuove regole europee: non si può aspettare il 2030
La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026. I suoi limiti si avvicinano alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, «ma agire solo a ridosso del 2030 significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili» sostengono i medici.
«I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale», dichiara Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. «Rimandare ancora politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature».
Per Paolo Bortolotti, responsabile del progetto Cambiamo Aria, «i nuovi standard europei non sono un obiettivo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, resteranno fuori portata».
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