Sicurezza sul lavoro, usato solo il 13% dei fondi a disposizione. Ecco perché

La Corte dei Conti mette sotto osservazione la gestione dei finanziamenti Inail alle imprese che investono in prevenzione
April 28, 2026
Sicurezza sul lavoro, usato solo il 13% dei fondi a disposizione. Ecco perché
Presidio contro le morti sul lavoro ANSA/LUCA ZENNARO
Sono troppo «complesse», «lunghe» e «farraginose» le procedure per l’assegnazione dei contributi Inail alle aziende, soprattutto piccole e medie, che investono in sicurezza sul lavoro. Ed è troppo basso il numero di aziende ispezionate per la necessaria verifica del rispetto delle leggi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il duplice allarme arriva dalla Corte dei Conti che, con la Delibera 60/2026 della Sezione controllo enti, pubblicata in questi giorni, ha analizzato la gestione 2024 dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Mettendo a fuoco queste due questioni che hanno attinenza diretta con l’andamento infortunistico nel nostro Paese.
Per quanto riguarda i finanziamenti a fondo perduto, conosciuti con l’acronimo Isi (Incentivi di sostegno alle imprese), la magistratura contabile ha analizzato il quinquennio 2019-2024 evidenziando che, «a fronte di somme impegnate per 1.991,7 milioni, risultano liquidate somme per 270,7 milioni, pari al 13,59 per cento, da cui si evince una evidente farraginosità procedimentale nella gestione delle pur ampie risorse». In particolare, risultano particolarmente problematici, sul fronte della distribuzione delle risorse alle imprese che investono in sicurezza, gli anni 2023 e 2024. A fronte di risorse stanziate, rispettivamente per 508.400.000 euro e 600 milioni di euro, le somme complessivamente liquidate al 31 dicembre 2024 risultano pari a zero per entrambe le annualità.
«Pur tenendo conto della indubbia complessità gestionale, del fatto che le somme stanziate vengano impegnate alla fine dell’esercizio di riferimento, della numerosità delle richieste da esaminare, della limitatezza delle risorse umane dedicate, nonché della necessaria opera di controllo della rendicontazione delle risorse erogate – scrive la Corte dei Conti nella sua delibera - la Corte continua a ritenere che i tempi connessi alla realizzazione dei bandi Isi risultano eccessivamente lunghi, di tal che un così esteso lasso procedimentale rischia di non rispondere in modo dinamico ai cambiamenti che emergono in materia di rischi per la salute nei luoghi di lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese».
Un secondo elemento di criticità evidenziato dalla magistratura contabile riguarda l’attività ispettiva, che ha subito un deciso rallentamento tra il 2023 e il 2024. In sintesi: rispetto alle 8.739 ispezioni del 2023, nel 2024 le aziende controllate sono state 7.735, con un decremento dell’11,49%. «Si osserva che rimane, altresì, assai esiguo il rapporto tra le aziende ispezionate e quelle in portafoglio (che passa dallo 0,27 allo 0,24 per cento)», si legge nella relazione della Corte dei Conti. Che «ribadisce la necessità di un rafforzamento dell’attività ispettiva anche in considerazione della notevole incidenza delle aziende irregolari riscontrate». Anche se in «lieve decremento», resta, infatti, elevatissimo il rapporto tra aziende irregolari e aziende ispezionate: 93,74% nel 2023 e 93,04% nel 2024. In termini assoluti, «a fronte delle 7.735 pratiche definite per accertamenti presso le aziende, il cui avvio è fatto risalire anche ad anni precedenti al 2024, sono state riscontrate 7.197 aziende irregolari», annota la Corte.
In questo quadro di grande incertezza rispetto alle effettive azioni portate avanti per contenere la tragedia degli infortuni sul lavoro, la Delibera della magistratura contabile evidenzia come l’andamento generale degli incidenti si mantenga stabile, senza accennare a calare. Con riferimento ai dati al 31 dicembre 2024, la Corte ricorda i 593mila infortuni denunciati (oltre 1.500 al giorno) e i 1.202 casi mortali (3,2 al giorno), con le denunce di malattie professionali che «continuano ad aumentare», superando nel 2024 le 88mila (88.384), il più alto dal triennio 1976-1978, quando ne furono rilevate 80mila. «L’incremento di tali denunce, secondo l’Istituto, non è necessariamente da ascrivere a un peggioramento delle condizioni di lavoro», rileva la Corte dei Conti. Evidenziando anche un possibile risvolto positivo, pur nella drammaticità dei dati. L’aumento delle denunce di malattie professionali, infatti, «può essere attribuito a una accresciuta informazione da parte dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e all’ampliamento nel tempo del novero delle patologie riconoscibili. Tale fenomeno può costituire, inoltre, un importante indicatore di una più efficace strategia di prevenzione, poiché la denuncia tempestiva, con l’approfondimento dei sintomi e dell’eziologia, può consentire, eventualmente, di intervenire prima che la malattia raggiunga stadi più severi».

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