Saeid e Sagi, un'amicizia da medaglia
Neanche la minaccia della bomba atomica, quella che reciprocamente si scambiano da tempo i loro due paesi, ha potuto minare l’amicizia tra il judoka iraniano Saeid Mollaei e l’israeliano Sagi Muki
Neanche la minaccia della bomba atomica, quella che reciprocamente si scambiano da tempo Iran e Israele, ha potuto minare l’amicizia fraterna che si è creata tra il judoka iraniano Saeid Mollaei e l’israeliano Sagi Muki. Un’amicizia nata sul tatami, a Tokyo ai Mondiali di judo del 2019, quando Muki compì l’impresa storica: primo titolo iridato maschile - categoria 81 kg - vinto da Israele.
Una medaglia d’oro strappata dal collo del campione in carica, lo stesso Mollaei, il quale fu costretto a rinunciare alla sfida in semifinale contro Muki. Ordine tassativo arrivato dal governo di Teheran: «Evitare confronti con il nemico israeliano». Il povero Saeid fu così costretto alla resa incondizionata, obbedì e per questo gesto antisportivo, ancor prima che politico, la federazione di judo iraniana venne sospesa dalla federazione internazionale per i successivi quattro anni.
Nel frattempo, pur essendosi comportato da autentico “patriota”, Mollaei, travolto da una profonda crisi di coscienzia («mai rinunciare a gareggiare»), decise di non fare ritorno in Iran. Da rifugiato è andato a vivere in Germania e in terra tedesca si è allenato ottenendo poi la nazionalità mongola per poter partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 in cui ha conquistato un altrettanto storica medaglia d’argento per la Mongolia. Muki al quale era sfuggito il bronzo a Rio 2016 non arriverà sul podio olimpico giapponese, ma merita comunque il massimo dei riconoscimenti per non aver mai perso di vista il suo “fratello iraniano”.
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