Rebibbia, Poggioreale, Dozza: in carcere oggi ci sono vite allo stremo
di Fulvio Fulvi
Drammatico racconto dei Garanti dei detenuti e dei volontari, tra Roma, Napoli e Bologna: livelli di sovraffollamento ormai vicini al 200%, caldo atroce nelle piccole celle, l'acqua del bidet usata per rinfrescarsi. Mancano psichiatri e agenti. Don Ciotti a Opera con l'Alleanza per l'articolo 27: la politica è sorda, eppure le alternative alla detenzione ci sono

Nelle celle vivono in troppi e soffocano per il caldo. Mancano ventilatori e frigoriferi, i malori sono frequenti, il personale è carente e le strutture spesso risultano inadeguate, fatiscenti e mal tenute per mancanza di fondi. Esponenti dell’associazionismo, del mondo cooperativo e della cultura insieme con rappresentanti delle istituzioni locali, hanno visitato ieri mattina in contemporanea 37 istituti penali di 30 città italiane per verificare le condizioni di vita delle persone detenute. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato 350 persone, è partita da “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione” che riunisce sedici realtà impegnate su temi della giustizia, dell’esecuzione penale e dei diritti delle persone private della libertà. Il quadro che è emerso dalle ricognizioni è soprattutto quello di una enorme sofferenza di chi vive dietro le sbarre e di un’organizzazione non sempre in grado, a causa degli organici largamente sottodimensionati, di far fronte alle emergenze dovute al sovraffollamento che, a livello nazionale, ha raggiunto il tasso medio del 140% con circa 18.000 reclusi oltre il limite della capienza regolamentare e con i suicidi che hanno toccato quota 33 dall’inizio dell’anno.
«Abbiamo visto i volti della fragilità, abbiamo guardato negli occhi e ascoltato persone che fanno i conti con la fatica dei giorni trascorsi dentro ma che non nascondono le loro speranze e responsabilità» ha dichiarato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele appena terminata la visita alla Casa di reclusione di Milano Opera insieme con la consigliera comunale Diana De Marchi e i sindacalisti della Cgil Vincenzo Greco e Ivan Lembo. «Il carcere è l’extrema ratio – ha proseguito don Ciotti –, lo dicono tutti ma non è così, esprimo riconoscenza e stima per il lavoro immane che fanno gli operatori ma è la politica ad essere sorda, bisogna investire di più sulle alternative alla detenzione anche se, in fondo, tra le tante parole che si dicono, il vero problema siamo noi, prigionieri dei nostri pregiudizi, delle semplificazioni e delle facili etichette. Eppure – ha osservato il sacerdote – per molti detenuti si potrebbe fare a meno del carcere, gli altri dovrebbero essere accompagnati in percorsi virtuosi anche di giustizia riparativa, perché è possibile voltare pagina, gli esempi da seguire ci sono». Ad Opera, pur essendo definito un carcere modello, mancano sette agenti di polizia penitenziaria, scarseggiano i condizionatori d’aria e c’è carenza di acqua potabile, ha rilevato la delegazione.
«Le donne rinchiuse a Rebibbia sono allo stremo – denuncia la Garante della città di Roma, Valentina Calderone – in 380 su una capienza di 272, fa un caldo atroce e stanno persino in cinque in una stanza, molte di loro lamentano di non avere il cuscino nella branda, ci sono docce e rubinetti da riparare perché mancano i soldi e inoltre nell’istituto – conclude – pesa la grave carenza di personale dell’area amministrativa, sono in 19 e dovrebbero essere 26, quindi l’organizzazione dei servizi ne risente parecchio».
«A Napoli Poggioreale, che registra uno spaventoso sovraffollamento (il 167%, con 2.200 detenuti sui 1.600 previsti dal regolamento) è trascurata soprattutto la cura sanitaria, non ci sono psichiatri a sufficienza che si possono dedicare soprattutto ai tossicodipendenti – dice Daniela Russo, del Coordinamento Donne delle Acli di Napoli – e scarseggiano pure gli educatori, fondamentali per le attività di reinserimento sociale. Ma abbiamo rilevato anche una mancanza di elasticità nello spostamento degli orari del passeggio, che vengono mantenuti anche in questi giorni di afa terribile nelle ore più calde».
Anche alla Dozza di Bologna la situazione è drammatica con un sovraffollamento quasi del 200% e i reclusi che devono usare l’acqua del bidet per rinfrescarsi. «L’Istituto penale minorile di Bologna – sottolinea Caterina Pozzi, presidente del Cnca – ha gli spazi dimezzati per lavori di ristrutturazione ma ha ridotto anche gli ospiti: ci sono 25 ragazzi sui 44 della capienza normale e in tre mesi sono riusciti a farne uscire 53 per fine pena o perché sottoposti a misure alternative: è una buona notizia».
Alle visite nei penitenziari hanno partecipato, insieme ai rappresentanti delle associazioni (tra cui Antigone. Arci, Confcooperative, Legacoop e Nessuno Tocchi Caino), personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Alessandro Bergonzoni, Daria Bignardi, Ascanio Celestini, Marco Damilano, Davide Dileo (Boosta) e Pietro Sermonti. L’“Alleanza” è nata a Roma il 6 febbraio su impulso del Cnca (Coordinameto nazionale comunità accoglienti) per costruire un percorso comune e promuovere politiche di depenalizzazione, decarcerazione e umanizzazione della pena in applicazione dei dettami costituzionali e in contrasto con il ricorso, sempre più diffuso, a norme penali, alla detenzione e alla progressiva chiusura del carcere nei confronti del mondo esterno con la conseguente restrizione delle attività trattamentali.
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