In Calabria sono due i pulmini anti-caporalato che trasportano i braccianti
di Domenico Marino, Cassano all'Jonio (Cosenza)
Il servizio di trasferimento dei braccianti verso le aziende che li fanno lavorare in regola è un modello che funziona
Il Comune di Cassano all’Jonio e Cidis lo rafforzano.
Sabato la Chiesa calabrese ricorda i morti di Amendolara

Raddoppia l’impegno contro il caporalato nella Sibaritide. Il Comune di Cassano all’Jonio e la Cidis potenzieranno il servizio pensato per curare una delle piaghe più dolorose e sanguinanti: il trasporto dei braccianti per e dai campi di fatica. Un servizio cruciale per garantire dignità, sicurezza a decine di migranti residenti nel Cassanese che è uno dei grandi bacini di manodopera per i terreni della Sibaritide in Calabria, della Siritide e del Metapontino in Basilicata.
Il pulmino anticaporalato è stato acquistato circa sei anni fa grazie al progetto “Supreme 2 - Sud protagonista nel superamento delle emergenze” sostenuto dalla Regione Calabria e finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027. Il bus speciale, che entro fine anno sarà raddoppiato, dal lunedì al sabato, gratuitamente, alle 4.30 inizia la corsa dal centro di Cassano attraversando snodi strategici del comprensorio per raggiungere i lavoratori diretti nelle realtà agricole aderenti al servizio. «Aziende importanti per l’economia agricola locale che hanno scelto d’aderire a un modello basato sulla legalità, la tutela dei lavoratori e la responsabilità sociale», chiariscono i responsabili. Ogni giorno salgono a bordo circa 80 braccianti.
Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano, , ribadisce l’impegno totale dell’amministrazione comunale al fianco d’ogni iniziativa utile a fronteggiare e provare a curare coi bisturi istituzionali la ferita caporalato. Contro la quale si prepara una risposta corale e istituzionale, partendo dal luogo in cui il primo giugno è stato consumato l’omicidio dei quattro braccianti. Sabato ad Amendolara chiesa e istituzioni ribadiranno il loro impegno al fianco dei lavoratori più fragili con l’incontro “Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro” che intende anche onorare la memoria delle vittime dell’orrore: Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan. L’appuntamento, voluto dal vescovo di Cassano e vicepresidente della Cei Francesco Savino, è promosso dalla Conferenza episcopale calabra (Cec). Alle 10 di sarà deposta una corona di fiori nella stazione di servizio Ip sulla Statale 106 luogo della strage. L’iniziativa proseguirà nei locali della parrocchia “Madonna della salute” per una tavola rotonda aperta dal vescovo di Oppido Mamertina Palmi e delegato Cec per i Problemi sociali, la Giustizia e la Pace, Giuseppe Alberti, con una relazione su come costruire percorsi di dignità partendo dall’ascolto del territorio. Seguirà l’analisi di don Giacomo Panizza, fondatore di Comunità “Progetto Sud”, su dimensioni e prospettive dell’intermediazione illecita di manodopera in Calabria. Grande rilievo avranno le testimonianze dei lavoratori agricoli stagionali, seguite dal confronto sul tema “La dignità della persona e la tutela dei diritti dei lavoratori”. In questa sessione monsignor Savino interverrà sulla custodia dei lavoratori fragili, affiancato dalla prefetta di Cosenza, Rosa Maria Padovano, e dal presidente della Camera di commercio di Cosenza, Klaus Algieri, in un focus su legalità e prevenzione. Le conclusioni saranno affidate all’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano e delegato Cec per le Migrazioni, Giovanni Checchinato, che indicherà le linee guida per avviare, proprio a partire da Amendolara, un percorso permanente d’ascolto e accompagnamento dei lavoratori più vulnerabili.
In questi giorni è ad Amendolara la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, lo sfruttamento e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. In municipio ha incontrato rappresentanti delle varie anime istituzionali, sociali ed economiche locali, per approfondire quanto accaduto il 1° giugno e riflettere in generale sullo sfruttamento lavorativo, il caporalato e le condizioni abitative dei braccianti stranieri.
Mentre proseguono le indagini della Procura di Castrovillari sulla strage, la giunta regionale calabrese s’è assunta la responsabilità del trasferimento delle quattro salme nei paesi d’origine.
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