Quando lo stress provoca infortuni: così sono esplose le malattie professionali
Il benessere psicosociale al centro della Giornata mondiale del 28 aprile. L'analisi di Fai Cisl e Patronato Acli. Un morto in Piemonte

Ci sono gli infortuni sul lavoro e poi c’è la fatica che pervade la vita dei lavoratori. Una sorta di stanchezza cronica che, alla lunga, fa aumentare le probabilità che, chi ne soffre, resti vittima di un incidente. Proprio sul concetto di ambiente psicosociale di lavoro è incentrato il messaggio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) per la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, che si celebrerà martedì 28 aprile. Un’occasione per mettere a tema i «fattori psicosociali» che, quando danneggiano i lavoratori, «diventano rischi che, insieme a quelli fisici, chimici e biologici, devono essere affrontati e gestiti per garantire ambienti di lavoro sicuri e salubri», sottolinea l’agenzia Onu per il lavoro. Una ricaduta, purtroppo molto concreta, di un contesto lavorativo sempre più stressante, è l’aumento esponenziale delle malattie professionali, da tempo segnalato dall’Inail e al centro del report della Fai-Cisl per la Giornata del 28 aprile. Soltanto nel primo bimestre del 2026, segnala il sindacato dei lavoratori di agricoltura e industria alimentare, le denunce di malattia professionale nel comparto sono state 2.699 rispetto alle 2.416 dei primi due mesi del 2025. Nel complesso, considerando tutti i settori, le malattie professionali sono passate dalle 14.917 del periodo gennaio-febbraio 2025 alle 17.036 di quest’anno. In leggera diminuzione (da 3.529 a 3.245), gli infortuni generali in agricoltura (sempre nei primi due mesi dell’anno), mentre quelli mortali sono passati da 16 a 5. L’ultimo, in ordine di tempo, si è verificato ieri a Scopello, comune montano in provincia di Vercelli: un lavoratore ha perso la vita dopo essere precipitato in un dirupo, mentre era impegnato in una zona boschiva e impervia.
«Tra infortuni, incidenti mortali e malattie professionali – commenta il Reggente nazionale della Fai Cisl, Antonio Castellucci – l’agricoltura si conferma un settore ad alto rischio. La sicurezza – conclude il sindacalista – non può essere considerata un capitolo accessorio né un semplice adempimento burocratico: è una variabile produttiva e soprattutto un diritto fondamentale. Senza un salto di qualità organizzativo, tecnologico e contrattuale, oltre che nel ruolo degli enti ispettivi contro lo sfruttamento e il lavoro irregolare, la crescita delle malattie professionali rischia di diventare un costo pesante per la collettività e un ulteriore costo occulto per la competitività del made in Italy agroalimentare», conclude il sindacalista. L’aumento esponenziale delle malattie professionali è denunciato anche dal Patronato Acli. Che ricorda i “numeri” di questa strage infinita. Nel 2025 le denunce di infortunio sul lavoro sono state 597.710, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente; 1.093 gli infortuni mortali, tre in più rispetto al 2024. Ancora più significativo è l’aumento delle malattie professionali, cresciute dell’11,3% e arrivate a oltre 98mila denunce, in gran parte riferite a patologie muscolo-scheletriche. I primi mesi del 2026 confermano questo trend, con ulteriori aumenti sia delle denunce di infortunio sia di quelle per malattia professionale.
«Le malattie professionali rappresentano la parte meno visibile ma più profonda del rischio lavoro-correlato – sottolinea il presidente del Patronato Acli, Paolo Ricotti –. Dietro questi numeri ci sono persone che hanno lavorato per anni in condizioni di stress, sovraccarico e scarsa tutela, e che arrivano a chiedere aiuto solo quando il danno è ormai conclamato». La sicurezza, aggiunge Ricotti, non riguarda, dunque, solo ciò che accade in fabbrica o in cantiere, ma anche l’organizzazione del lavoro, i ritmi, le pressioni e le condizioni che accompagnano la vita lavorativa quotidiana. «La sicurezza è reale solo quando una persona può chiedere aiuto senza paura – aggiunge Ricotti –. Senza una responsabilità condivisa da parte di istituzioni, imprese e società, continueremo a commentare numeri di morti e disabilità da lavoro che, almeno in parte, avrebbero potuto essere evitati. Occorre, lo ribadiamo, una cultura della sicurezza e dei diritti sui luoghi di lavoro che sia radicata prima e a prescindere da luoghi e compiti specifici».
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