Porti chiusi alle navi che trasportano armi: la protesta sbarca in Italia e altri 21 Paesi
di Giulio Isola
Venerdì mobilitazione dei lavoratori negli scali per dire no al commercio di armamenti verso Medioriente e altri teatri di guerra. "Ostacoliamo la macchina bellica"

Porta in faccia alle navi che trasportano armi. Oltre 25 sindacati di lavoratori portuali, che rappresentano 113 porti in 22 Paesi e regioni distribuiti su cinque continenti, parteciperanno venerdì alla Giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra e l'industria che la alimenta.
La protesta, mai così estesa, prende le mosse dalla Dichiarazione di Istanbul del maggio 2026, che definisce il quadro politico e sindacale della mobilitazione. Ogni organizzazione sindacale, in ciascun Paese, parteciperà con tempi e modi stabiliti nelle assemblee dei lavoratori. Sono stati proclamati scioperi di 24 ore in Paesi come Francia, Italia, India, Grecia e Turchia, mentre in Marocco, a Cipro e in altri porti sono state annunciate astensioni dal lavoro fino a due ore. Allo stesso tempo, i sindacati dei portuali stanno organizzando manifestazioni e presìdi nelle città e nei porti.
I portuali non saranno soli. Lavoratori e sindacati di altri settori, insieme ai giovani, si uniranno a loro nella giornata di mobilitazione, come in Grecia; in Italia, invece, l’Usb ha proclamato uno sciopero generale. «Gli scioperi e le mobilitazioni nei porti di tutto il mondo dimostrano la forza della lotta organizzata dei lavoratori, capace di ostacolare la macchina bellica bloccando il trasporto di armi e attrezzature militari» spiega l'Usb. Ma la protesta corre di pari passo con le ragioni alla base dello sciopero generale proclamato dalla Cgil per venerdì. «La lotta contro la guerra e la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture è inseparabile da quella per i diritti dei portuali - continua l'Usb -. I lavoratori si battono contro la perdita di posti di lavoro causata dall’automazione e chiedono contratti collettivi, aumenti salariali, una riduzione dell’orario di lavoro e misure a tutela della salute e della sicurezza».
In Italia aderiranno i portuali di Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. L'obiettivo è dire basta al carico e scarico di armamenti che ha interessato negli ultimi anni anche i nostri scali, in particolare Livorno, Genova e Ravenna. «Di fronte all’intensificarsi dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e al rischio di una guerra generalizzata - rimarca l'Usb -, il 30 ottobre lancia un messaggio forte e chiaro alle imprese, ai governi e alle alleanze imperialiste. I popoli del mondo non hanno nulla da guadagnare dalle rivalità imperialiste e non si macchieranno le mani del sangue di altri popoli per i profitti del capitalismo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






