Porti chiusi alle navi che trasportano armi: la protesta sbarca in Italia e altri 21 Paesi

Venerdì mobilitazione dei lavoratori negli scali per dire no al commercio di armamenti verso Medioriente e altri teatri di guerra. "Ostacoliamo la macchina bellica"
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October 29, 2026
Porti chiusi alle navi che trasportano armi: la protesta sbarca in Italia e altri 21 Paesi
Lavoratori in sciopero contro il trasporto di armi nel porto di Genova
Porta in faccia alle navi che trasportano armi. Oltre 25 sindacati di lavoratori portuali, che rappresentano 113 porti in 22 Paesi e regioni distribuiti su cinque continenti, parteciperanno venerdì alla Giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra e l'industria che la alimenta.
La protesta, mai così estesa, prende le mosse dalla Dichiarazione di Istanbul del maggio 2026, che definisce il quadro politico e sindacale della mobilitazione. Ogni organizzazione sindacale, in ciascun Paese, parteciperà con tempi e modi stabiliti nelle assemblee dei lavoratori. Sono stati proclamati scioperi di 24 ore in Paesi come Francia, Italia, India, Grecia e Turchia, mentre in Marocco, a Cipro e in altri porti sono state annunciate astensioni dal lavoro fino a due ore. Allo stesso tempo, i sindacati dei portuali stanno organizzando manifestazioni e presìdi nelle città e nei porti.
I portuali non saranno soli. Lavoratori e sindacati di altri settori, insieme ai giovani, si uniranno a loro nella giornata di mobilitazione, come in Grecia; in Italia, invece, l’Usb ha proclamato uno sciopero generale. «Gli scioperi e le mobilitazioni nei porti di tutto il mondo dimostrano la forza della lotta organizzata dei lavoratori, capace di ostacolare la macchina bellica bloccando il trasporto di armi e attrezzature militari» spiega l'Usb. Ma la protesta corre di pari passo con le ragioni alla base dello sciopero generale proclamato dalla Cgil per venerdì. «La lotta contro la guerra e la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture è inseparabile da quella per i diritti dei portuali - continua l'Usb -. I lavoratori si battono contro la perdita di posti di lavoro causata dall’automazione e chiedono contratti collettivi, aumenti salariali, una riduzione dell’orario di lavoro e misure a tutela della salute e della sicurezza».
In Italia aderiranno i portuali di Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. L'obiettivo è dire basta al carico e scarico di armamenti che ha interessato negli ultimi anni anche i nostri scali, in particolare Livorno, Genova e Ravenna. «Di fronte all’intensificarsi dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e al rischio di una guerra generalizzata - rimarca l'Usb -,  il 30 ottobre lancia un messaggio forte e chiaro alle imprese, ai governi e alle alleanze imperialiste. I popoli del mondo non hanno nulla da guadagnare dalle rivalità imperialiste e non si macchieranno le mani del sangue di altri popoli per i profitti del capitalismo».

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