Per rom e sinti la raccolta del ferro può essere la strada per l'inclusione

di Andrea Zaghi, Torino
Il lavoro per l'inclusione delle cooperative Pro Service e B.Mat. La fondatrice Viarengo: "Combattiamo ogni giorno contro pregiudizi e ideologie"
April 10, 2026
Per rom e sinti la raccolta del ferro può essere la strada per l'inclusione
Fare inclusione è (quasi) di moda. Perché far del bene conviene in molti sensi. Ma quando l’inclusione la si fa raccogliendo ferro vecchio e dando lavoro regolare a sinti e rom e magari anche a chi ha sbagliato, si è ritrovato in carcere e tenta, dopo aver scontato la sua pena, di uscirne con dignità, un lavoro e una prospettiva di vita davanti, allora chi intraprende un cammino di questo genere ha davvero una storia, anzi molte storie, da raccontare. E non si tratta di storie di santi e martiri, e nemmeno di imprese ipertecnologiche che scommettono sul web, ma storie di gente che lavora e che crede nelle persone.
Il racconto è quello di due aziende cooperative – Pro Service e B.Mat, la prima di Druento la seconda di Beinasco due centri appena fuori Torino – nate in successione con un solo obiettivo: entrare con correttezza e competitività in un settore complicato e delicato come quello della raccolta di materiale ferroso. Perché occorre dirlo subito: quella della raccolta di rifiuti ferrosi è un’attività in cui spesso c’è più nebbia che sole, più opacità che limpidezza. Anna Viarengo crede però che anche nella nebbia si possa vedere del bene, per questo nel 2018 crea Pro Service come società cooperativa sociale, dedita ai servizi integrati per la sostenibilità ambientale e il recupero sociale. Che, detto in parole semplici, significa offrire una possibilità di vita nuova (alla luce del sole e dignitosa) a chi per varie ragioni ha vissuto sempre in salita, cadendo, rialzandosi e ricadendo ancora. Settore di attività, come si è detto, uno dei più difficili: la raccolta e lo smaltimento del ferro. Anna, così, inizia creando percorsi di recupero lavorando con le associazioni che seguono le persone che eufemisticamente vengono indicate come “svantaggiate” con una particolare attenzione ai Sinti e ai Rom. L’azienda si occupa di tutto il ciclo di raccolta e smaltimento. E ha successo. Tanto che oggi Pro Service conta circa 150 dipendenti, oltre 21.300 tonnellate di ferro raccolto all’anno in 10 regioni italiane, un fatturato di quasi 10 milioni di euro. Dopo qualche anno, ancora Anna, per ragioni organizzative e di gestione, dà vita a B. Mat: stesso modello, stessa attività o quasi perché questa cooperativa oltre a raccogliere rifiuti si occupa anche di logistica, manutenzioni, pulizie. Ma lo spirito è lo stesso: prendersi cura delle persone e, facendo così, prendersi cura dell’ambiente. I risultati anche in questo caso non mancano: 65 dipendenti, quasi 3 milioni di fatturato nel 2025 e 15 inserimenti lavorativi quest’anno.
Da sinistra a destra Adriano Moraglio (La Goccia di Lube), Anna Viarengo, Massimiliano Scarinzi (amministratore Pro.Service), Roberto Rotta (amministratore B.Mat)
Da sinistra a destra Adriano Moraglio (La Goccia di Lube), Anna Viarengo, Massimiliano Scarinzi (amministratore Pro.Service), Roberto Rotta (amministratore B.Mat)
Già, quelli che tecnicamente si chiamano “inserimenti lavorativi”: persone, donne e uomini che dopo percorsi variegati di vita arrivano in Pro Service e B. Mat vincendo molte difficoltà e pregiudizi. Vite complicate aiutate da una serie di associazioni che con le due coop lavorano, come “La goccia di Lube” che a Torino si occupa di chi sta scontando la pena fuori dal carcere seguendone il reintegro nel mondo del lavoro. “Li abbiamo scoperti per caso ma in breve tempo abbiamo capito che la pensavamo allo stesso modo”, commenta Roberto Rotta, amministratore di B.Mat con una lunga esperienza in campo industriale.
Non è comunque una vita facile quella delle due coop. Pregiudizi e muri ideologici ma anche fisici - come quello che qualche settimana fa a Vicenza ha separato un campo nomadi da un’area di attività produttive e commerciali – continuano ad esserci. Storia complessa, quella di Vicenza, ma proprio ricordandola Anna si infervora: «Guardi, in quel campo ci sono dei nostri dipendenti con cui non c’è mai stato nessun problema. Noi ogni giorno combattiamo con pregiudizi e ideologie e lo facciamo con il nostro lavoro e con il lavoro dei nostri dipendenti». E l’innovazione? A spiegarla è Rotta: «Anche noi innoviamo, ma lo facciamo in due modi particolari: diamo fiducia alle persone che lavorano con noi, facciamo emergere un’attività che da sempre è stata ai margini della legalità e spesso senza tutele. Tutto gestendo le nostre aziende come aziende vere e non come entità che fanno beneficenza».

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