lunedì 28 gennaio 2019
Di Maio: pronti a incidente diplomatico con Olanda. La staffetta del Pd con Orfini e Martina a bordo: «Indagati per aver violato l'ordinanza della Capitaneria». Si prospetta un'emergenza sanitaria
Sea Watch, vietato avvicinarsi. E ora «indaga» la Corte europea dei diritti
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Da 10 giorni in mare e da 3 ormeggiata in rada davanti a Siracusa, la nave Sea Watch 3 non ha ancora un porto in cui approdare, dopo che l'imbarcazione della ong tedesca aveva salvato sabato 19 gennaio 47 naufraghi al largo delle coste libiche.

Il caso dell'odissea umanitaria che coinvolge le 47 persone a bordo, tra cui 13 minori, di cui 8 non accompagnati, resta in balia delle polemiche politiche e soprattutto all'orizzonte non si vede una soluzione per l'incolumità di chi si trova a bordo, equipaggio compreso. Di più l'affaire Sea Watch rischia di trasformarsi in un nuovo caso Diciotti: a pochi giorni dalla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, chiesta dal Tribunale dei ministri, il Viminale tiene il punto anche con l'imbarcazione battente bandiera olandese: nessuno scende dall'imbarcazione e nessuno può avvicinarsi dopo che la Capitaneria di porto oggi ha emesso anche un'ordinanza per interdire la navigazione attorno alla nave Sea Watch.

Il Quirinale segue il caso ed invita a trovare una soluzione. Da Palazzo Chigi si fa anche sapere che il caso Sea Watch 3 è
all'attenzione della Corte europea dei diritti dell'uomo, attivata dal comandante della nave e dal capo missione. Ma il governo "ritiene che la giurisdizione, nel caso di specie, appartenga all'Olanda, in quanto paese di bandiera della nave che ha effettuato il salvataggio in acque internazionali. Pertanto domani l'Italia depositerà una memoria davanti alla Corte, con la quale farà valere la
giurisdizione olandese, contestando la propria legittimazione passiva. In altri termini, affermerà che non è l'Italia a dover rispondere di questo caso, alla luce del diritto nazionale e internazionale.

Il vicepremier Di Maio lo esplicita ancora meglio: "Se dovesse servire siamo pronti anche all' incidente diplomatico" e portare i migranti in Olanda. Ed ecco la spiegazione: la nave Sea Watch "ha deciso di venire in Italia perché l'Italia è il palcoscenico
dell'immigrazione, il loro sito internet raccoglie le donazioni... Abbiamo scoperto che quella nave si trovava nel mare in tempesta, aveva Tunisi a 40 miglia, ha scelto di fare nel mare in tempesta oltre 200 miglia per arrivare a Siracusa".

Intanto, si prospetta un'emergenza sanitaria: il comandante della nave comunica che i tre bagni stanno per raggiungere la saturazione: li usano i 47 passeggeri più i 22 membri dell'equipaggio. Potrebbe essere lo spiraglio per un possibile ok allo sbarco. Oggi c'è una bandiera gialla issata sulla Sea Watch: nel codice nautico comunica che è in corso la procedura per il rilascio della libera pratica sanitaria: sono cioè in corso accertamenti per verificare che non vi siano problemi sanitari a bordo:

Nel frattempo il ministro dell'Interno, Salvini, ha continuato a sostenere di avere «elementi concreti per affermare che, mettendo a rischio la vita delle persone a bordo, il comandante e l'equipaggio abbiano disubbidito a indicazioni che li invitavano a sbarcare nel porto più vicino (non in Italia), prove che verranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria». In particolare il Viminale ha insistito su un punto: la Sea Watch 3, con a bordo le persone salvate il 19 gennaio, all'arrivo della tempesta che si è abbattuta sul Mediterraneo centrale ha scelto di far rotta sull'Italia, invece di virare verso le coste tunisine, più vicine.

La Ong tedesca Sea Watch, dal canto suo, ha diramato le comunicazioni tenute le autorità olandesi (va ricordato che la nave è battente bandiera olandese, ndr), a loro volta in contatto con gli Mrcc di Malta e Italia che però non hanno assunto il coordinamento dei soccorsi. "L'Olanda ha informato la Sea Watch che avrebbe valutato se la Tunisia poteva essere un porto dove rifugiarsi: ha richiesto a Tunisi di verificare questa possibilità ma non ha mai ricevuto risposta e neanche Sea Watch ha ricevuto più risposta dall'Olanda", di conseguenza poiché già a novembre in una precedente missione all'imbarcazione della Ong tedesca era stato impedito di trovare riparo nel porto tunisino di Zarzis il comandante ha ritenuto che per trovare scampo dal «ciclone mediterraneo» la rotta verso Nord fosse meno «vessatoria» per le persone a bordo.

Intanto dalla Procura di Siracusa è arrivata la conferma che il comandante della Sea Watch non è indagato per i suoi spostamenti in mare. E sempre in Procura a Siracusa sono state depositate relazioni sulle indicazioni avute dalla nave della Ong anche dall'Olanda. Lo ha confermato all'Ansa il procuratore Fabio Scavone che ha aperto un'inchiesta, come atto dovuto, a 'modello 45': un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati in cui vengono acquisiti atti di indagini.

In merito al l'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina il procuratore Scavone ha proseguito: "Si tratta di una valutazione della procura di Catania che quindi non è di competenza mia. Allo stato io non ho ravvisato questa ipotesi".

Sulla decisione del comandante di non procedere verso Tunisi il procuratore ha sottolineato: "Al momento che io sappia non sta indagando nessuno. Perché comunque era un suggerimento che era stato dato al comandante della nave. Non una prescrizione. C'erano condizioni meteorologiche avverse e il comandante per motivi di sicurezza ha deciso di approdare a Siracusa". Scavone ha confermato che oggi dovrebbe ricevere un'informativa più dettagliata da parte della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.

INTERDETTA LA NAVIGAZIONE ATTORNO ALLA NAVE SEA WATCH NELLA BAIA DI SANTA PANAGIA

Dopo il blitz di domenica di tre parlamentari Nicola Fratoianni (Sinistra italiana), Riccardo Magi (Europa+) e Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) a bordo della Sea Watch, con un'ordinanza emessa domenica 27 gennaio, e valida "dalla pubblicazione sul sito istituzionale della Capitaneria di porto di Siracusa", lo specchio d'acqua all'interno della Baia di Santa Panagia, per un raggio di mezzo miglio dalla SeaWatch 3, "è interdetto alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità non espressamente autorizzata". Lo ha stabilito l'ordinanza firmata dal comandante della capitaneria di porto di Siracusa, Luigi D'Aniello.

Ma nonostante questo il segretario e il presidente del Pd, Maurizio Martina e Matteo Orfini, sono saliti a bordo della nave e hanno parlato con i migranti. Martina ha scritto su Twitter che "è disumano quello che stanno facendo. Fateli sbarcare, fateli sbarcare, fateli sbarcare". Al ritorno a Siracusa Orfini ha detto di essere indagato per aver violato l'ordinanza della Capitaneria, ma di non ritenere di aver violato alcuna legge, perché "quello che abbiamo fatto è nelle nostre prerogative parlamentari". A sua volta Orfini presenterà un esposto alla procura della Repubblica perché riteniamo che la permanenza dei 47 persone in questo modo sia fuori da ogni norma".

Il Pd ha annunciato anche la staffetta proseguirà.

Con un'ordinanza emessa domenica 27 gennaio, e valida "dalla pubblicazione sul sito istituzionale della Capitaneria di porto di Siracusa", lo specchio d'acqua all'interno della Baia di Santa Panagia, per un raggio di mezzo miglio dalla SeaWatch 3, "è interdetto alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità non espressamente autorizzata".

Lo ha stabilito l'ordinanza firmata dal comandante della capitaneria di porto di Siracusa, Luigi D'Aniello.

L'APPELLO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA
"Come è possibile che 47 persone possano rappresentare una tale minaccia per l'intera Unione europea? Salvare vite umane deve essere la priorità di tutti i governi. Chiediamo ai governi europei di trovare una soluzione duratura che prevenga altre morti nel Mediterraneo. Chiediamo al governo italiano di lasciare attraccare la nave Sea-Watch e di permettere alle persone a bordo di approdare sulla terraferma e accedere all'aiuto di cui hanno bisogno. Sono esseri umani, non numeri". Così si è espresso il presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Francesco Rocca.


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