venerdì 16 giugno 2023
Al termine delle esequie celebrate a Bologna dal cardinale Zuppi, ha preso la parola l'ex premier. Gli ultimi due giorni tra Gubbio e Assisi? "Pura felicità. La nostra unione è stata cielo e terra"
"Abbiamo condiviso tutto". Il saluto commosso di Romano Prodi alla moglie

Chiara Pazzaglia

COMMENTA E CONDIVIDI

Esordisce scusandosi, Romano Prodi, di fronte alla platea di fedeli che gremisce la chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna, la parrocchia sua e de “la Flavia”, come la chiama, con l’immancabile articolo determinativo davanti al nome. Parla a braccio, dopo la nipote Chiara, che si commuove raccontando di quei pomeriggi trascorsi a casa della nonna con fratelli e cugini, sempre presente nella vita dei nipoti, sempre con una porzione di tortelli reggiani nel freezer, da scongelare per le loro visite improvvise. E Prodi si unisce al ricordo amorevole della moglie raccontando dei “due giorni di pura felicità” che hanno preceduto la sua morte improvvisa, mentre camminavano sulla strada tra Gubbio e Assisi con alcuni amici. Subito racconta di come lui e la moglie avessero condiviso tutto, nei 54 anni di matrimonio “e due di corteggiamento, di cui non mi sono mai pentito, nell’aver insistito così tanto” ricorda. “Persino preparando il funerale coi miei figli mi veniva da dire: questo lo chiedo alla Flavia”, dice con tangibile commozione.

Perché nessuna decisione, politica o di vita, nessuno scritto, nessun discorso ha preso o preparato senza prima essersi consultato con lei, a cui riconosce di aver “rinunciato alla carriera” per seguirlo, “ma senza mai rinunciare ai suoi studi”, di cui era molto appassionata, alla sua vita intellettuale, tutta rivolta a trovare soluzioni efficaci e innovative per i servizi sociali, per i poveri, per gli ultimi. “Abbiamo sempre condiviso tutto”, ripete, “insieme”, come il titolo del loro libro, scritto a quattro mani, anzi, “assieme”, come si dice in Emilia. E “assieme” erano nel momento dell’ultimo respiro di Flavia: “mi aveva sorriso anche poco prima, sul sentiero”, dice Prodi, con quel sorriso che tutti i bolognesi ricordano di lei, quando la incontravano per strada, a passeggio sotto i portici. Un “dolce radicalismo” quello della Franzoni, ricordato anche dal Cardinale Zuppi nella sua omelia, una che “pensava che per ogni strappo dovesse esserci un rammendo”, prosegue il marito. Poi una nota politica, sull’impegno dietro le quinte da first lady, ai temi in cui era Presidente del Consiglio: “Flavia sognava un’Italia limpida e discreta, era affezionata alla comunità, alla sua città, a questo Paese”.

E, a giudicare dalla quantità di fedeli e parrocchiani presenti e commossi, era decisamente ricambiata. È poi il momento di ricordare l’impegno sociale, con Casa Santa Chiara, quelli caritativi e infine la sua grande religiosità. “Ma la nostra unione è stata cielo e terra”, dice Prodi: non solo uno scambio intellettuale, ma tanto amore, tanta felicità, la casa sempre piena di amici, le vacanze spensierate, la presenza affettuosa e un po’ severa coi figli, molto meno severa coi nipoti, “che non hanno mai lasciato la casa vuota, anche quando eravamo rimasti solo noi due”, quella casa bolognese di via Gerusalemme, meta di pellegrinaggi politici, ma che è sempre stata la loro casa, qualunque impegno avesse assunto lui in quel momento. Non a caso, per gli incarichi più importanti, avevano aspettato che i figli fossero già grandi, per non doverli spostare da Bologna. Alla fine, cedendo alla commozione ormai incontenibile, dice: “Pochi giorni fa ci eravamo chiesti: chissà se dal Paradiso si vede bene Piazza Santo Stefano?” Gli fa eco il Cardinale Zuppi: “Secondo me si vede bene e anche il cielo da oggi si vedrà meglio, da Piazza Santo Stefano, con una stella in più”.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: