venerdì 18 ottobre 2019
Intervista al ministro che presenterà il «Family act» alla Leopolda. «Una proposta organica e strutturale riafferma il ruolo sociale del nucleo familiare
Il ministro Elena Bonetti (Lapresse)

Il ministro Elena Bonetti (Lapresse)

COMMENTA E CONDIVIDI

Il «Family act» di governo e di Leopolda è pronto. È l’incontro tra misure già in manovra, strumenti - come l’assegno per i nuovi nati nel 2020 - che dovranno poi diventare strutturali nel cruciale "collegato" alla legge di bilancio, idee e proposte che definiscono anche il profilo di Italia Viva, il nuovo partito di Renzi. La ministra Elena Bonetti presenterà il pacchetto nelle prossime ore proprio alla kermesse dell’ex premier, alla quale parteciperà con un ruolo da protagonista.

«La mia - spiega la titolare delle Pari opportunità e alla Famiglia - è una proposta organica e strutturale, non la somma di interventi. Un progetto politico che vuole riattivare il Paese a partire dalle relazioni fondamentali che lo animano, che vuole coinvolgere associazioni, istituzioni, sindacati e imprese intorno a un’idea: le famiglie non sono un pezzo del Paese, un tema in competizione con altri per accaparrare le risorse disponibili. Le famiglie – insiste Bonetti – sono la prima formazione sociale tutelata nella nostra Costituzione e devono rappresentare il luogo in cui avviene la sintesi della visione di Paese che abbiamo per il presente e per il futuro, il luogo in cui si deve colmare lo stacco tra i desideri e le attese e le scelte concrete di vita».

Non si tratta, insomma, di «riconoscere un premio alle famiglie per la resilienza dimostrata di fronte alla crisi», ma di «riaffermarne il ruolo sociale, il contributo che si dà al Paese intero quando si mette al mondo un figlio. Il punto di partenza del "Family act" – è la premessa della ministra alle misure in cantiere – è il riconoscimento che le famiglie sono un valore, e lo sono non soltanto in quanto esperienza di comunità ma anche come potenziale germe di attivazione di processi, di crescita, di benessere, di vitalità per tutti. Ripartiamo come Paese se andiamo a rivalorizzare le famiglie e con il "Family act" vogliamo investire su di loro».

Quale è l’idea alla base del "Family act"?
La sintetizzo così: famiglie più protagoniste, più eque, più ricche. A ognuna di queste parole corrispondono misure concrete. E poi protagonismo, equità e ricchezza ci danno l’acronimo "per", che rimanda a un significato di moltiplicazione di valore e di servizio. Questa è l’idea, che eredito da tanti che ho ascoltato in queste settimane e che faccio mia: se riconosciamo il ruolo sociale delle famiglie diamo fiducia a tutto il Paese. Ma non basta un partito, un ministero o un governo a dirlo: il prossimo anno vorrei una sorta di "convocazione permanente" di tutti gli attori sociali ed istituzionali che devono insieme realizzare questo cambio di paradigma.

Ovviamente alle famiglie interessano le misure che sono dietro l’idea di fondo, a partire da quelle che si ritroveranno in manovra...
Se ne è molto parlato, a partire dagli incentivi per gli asili nido: sono previsti contributi da 1.500 euro annui per tutti a crescere fino ad arrivare, per i redditi medio-bassi, ai 3.000 euro. E, inoltre, risorse straordinarie per la costruzione di nuovi asili nido in tutto il Paese.

Sull’altra misura al centro dell’attenzione, l’assegno unico, l’impressione generale è che ci sia stata una fumata grigia, per non dire nera.
Non è così. In questa manovra, già a partire da gennaio 2020, è previsto un assegno mensile per tutti i nuovi nati, con risorse aggiuntive rispetto a quelle sinora riconosciute alle famiglie.

Allora, ministro, ci dica in cosa consiste.
È un assegno per tutti che va modulato in base al reddito, dagli 80 ai 160 euro mensili, per 12 mesi. Si tratta di un primo embrione di quell’assegno universale che vogliamo costruire a partire dal 2021 con il "collegato" alla manovra: uno strumento ad erogazione mensile, strutturale e continuativo per ciascun figlio, dalla nascita fino all’età adulta. L’assegno già in manovra nel 2020 è uno strumento esentasse, mentre alcune delle proposte pervenute sul mio tavolo entravano nell’imponibile delle famiglie, facendo aumentare l’Isee e in molti casi rischiando di far uscire il nucleo dal Reddito di cittadinanza. È, come detto, universale, per tutti. Andrà anche agli autonomi, alle partite Iva. La nostra idea - quella in cui si radica l’universalità dell’assegno - è che il bambino è un bene della comunità. Già nel 2020, quindi, il "Family act" interverrà a sostegno delle famiglie per tutti i bambini.

Dove si trovano le risorse per rendere strutturale l’assegno dal 2021?
Sarà un’opera di riorganizzazione complessiva del welfare, con risorse aggiuntive che arriveranno dalla ottimizzazione delle spese esistenti e dalle necessarie scelte politiche.

Per restare sulla manovra, cosa si prevede circa il congedo per i papà?
Consideri che il congedo l’abbiamo dovuto rifinanziare da capo. E ci siamo battuti per farlo. Era di 5 giorni, lo portiamo a 7 con l’intenzione poi di arrivare almeno a 10, come ci chiede l’Europa. Però le ripeto, il "Family act" è molto più delle varie misure.

Cosa intende dire?
Che si tratta di un piano integrato. Quando dico famiglie "protagoniste", parlo di bandi speciali per costruire e riqualificare spazi finalizzati a servizi per famiglie, nidi e non solo, parlo di credito d’imposta per il lavoro agile, non solo come strumento di welfare ma come innovazione organizzativa; parlo di introdurre i Family bond per investire in innovativi servizi di cura, per progetti comunitari e per un’alleanza tra generazioni. Quando parlo di "equità", intendo l’assegno di cura e le detrazioni per i servizi di care giving e una necessaria detrazione fiscale per tutte le cure sostenute per malattie croniche e patologie gravi. Sappiamo bene quali sofferenze abitano le nostre case, ed è necessario sostenere le famiglie che vivono queste condizioni. Penso a una maggior cooperazione nelle famiglie, valorizzando il lavoro femminile con incentivi fiscali alle aziende per il rientro al lavoro delle donne dopo la maternità, ma anche con contributi per la formazione professionale e di base - anche a distanza - delle donne in maternità.

Lei dice anche famiglie "più ricche", proposito impegnativo...
Quando uso questa espressione non mi riferisco solo all’assegno ma anche, ad esempio, a un credito d’imposta per le attività educative (sport, musica, teatro...), a un vero piano casa che sostenga l’affitto e l’acquisto dell’abitazione per le giovani coppie, con particolare attenzione alla mobilità lavorativa e la scelta dell’edilizia sostenibile e di comunità.

E dove troveranno spazio tutte queste proposte?
Questo progetto troverà una compiuta realizzazione nel disegno di legge collegato alla manovra di bilancio. Ovviamente dobbiamo metterci in una prospettiva di medio periodo per realizzare tutto e impegnarci in un grande sforzo di co-progettazione. Il nostro obiettivo è fare ripartire l’Italia nella sua capacità di proiettarsi al futuro, attraverso una crescita della natalità e una maggiore capacità di mettere ogni persona nelle condizioni di sentirsi libera di esprimersi e realizzare i propri desideri, assumendosi la responsabilità di contribuire al bene di tutti. Serve fare dell’Italia una comunità più felice, perché la fiducia genera fiducia, come la vita genera vita.



© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI