lunedì 29 gennaio 2018
All'indomani dell'incendio che ha distrutto la baraccopoli di Rosarno, manifestazione dei sindacati di base e dei migranti, che chiedono abitazioni e sicurezza. In arrivo cento tende
Il rogo del ghetto di San Ferdinando, c'è la pista della vendetta
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Malgrado il drammatico incendio, malgrado le centinaia di baracche incenerite, malgrado la terribile morte di Becky Moses, la nuova settimana dei migranti è cominciata come le altre. All'alba, sia quelli rimasti nella baraccopoli, sia quelli ospitati nella grande tensostruttura della Protezione civile regionale, erano già al lavoro o almeno alla ricerca di un lavoro. Perché questo è il motivo per cui sono a Rosarno e negli altri paesi della Piana di Gioia Tauro.

La manifestazione per i migranti della baraccopoli di San Ferdinando

La manifestazione per i migranti della baraccopoli di San Ferdinando

Così solo un centinaio ha partecipato alla marcia fino al comune di San Ferdinando, organizzata dal sindacato Usb e alla quale hanno aderito associazioni del territorio come Sos Rosarno, Legambiente Reggio Calabria, Associazione 14 Luglio di Nicotera. Una manifestazione silenziosa. A parlare solo alcuni striscioni "Schiavi mai", "Basta discriminazioni, residenze per tutti", "Le nostre vite più in alto dei vostri profitti".

Alla fine della marcia una delegazione ha incontrato il commissario straordinario per l’area di San Ferdinando, prefetto Andrea Polichetti, il prefetto vicario di Reggio Calabria, Anna Aurora Colosimo, il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi e quello di Cinquefrondi, Michele Conia che ha partecipato alla marcia con la fascia tricolore. I migranti hanno chiesto condizioni di vita migliori, stanchi di vivere nelle baracche o nelle tendopoli, e hanno chiesto al Governo di farsi carico di soluzioni abitative alternative.

Intanto sono in arrivo cento tende acquistate dalla prefettura di Reggio Calabria. Saranno installate nella vecchia tendopoli/baraccopoli, dopo aver portato via i resti dell'incendio. È stato, infatti, escluso, come ci spiegano, di metterle in altri Comuni. "I migranti vogliono restare qua, tutti assieme". È la "piccola Africa" che in un modo o nell'altro li fa sentire più sicuri. Altrove non sarebbero andati. Soprattutto in sistemazioni precarie. Anche perché ora il problema più urgente per molti di loro sarà riavere i preziosi documenti distrutti dall'incendio. Dovranno presentare una denuncia di smarrimento alla polizia, che poi farà gli accertamenti necessari per fargli avere un duplicato. Ci vorrà molto tempo. Un problema in più per chi già vive degrado e sfruttamento. Un aiuto potrebbe venire da alcuni comuni della zona che si sono detti pronti a svolgere le pratiche di residenza necessarie. Ma è solo un primo passo.

Sul fronte delle indagini della procura di Palmi, affidate ai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, sono stati sentiti alcuni testimoni, migranti della tendopoli. Si vuole capire come sia partito l'incendio, se doloso o colposo. E sembra si rafforzi l'ipotesi che ad appiccare le fiamme sia stato qualcuno per vendetta, all'interno del mondo della prostituzione. Si cerca anche di capire come mai la ragazza nigeriana non sia riuscita a scappare dalla baracca in fiamme, diversamente da altre cinque che erano con lei, che addirittura avrebbero salvato anche le proprie cose. Cosa ha bloccato Becky? C'è qualche mistero? "Tre giorni prima l'ho incontrata, era raggiante per aver visto un prete. Lei era cattolica e voleva venire in parrocchia", ricorda don Roberto Meduri, parroco di Sant'Antonio al "Bosco" di Rosarno.

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