sabato 3 febbraio 2018
Il fermato è un giovane di 28 anni, marchigiano, noto per le sue posizioni estremiste di destra. Era stato candidato per la Lega Nord. Il racconto del vescovo Marconi, che ha sentito gli spari
Spara e ferisce 6 immigrati, fermato. Bassetti (Cei): disagio sociale grave
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Dietro gli spari contro stranieri a Macerata «non c'è un solo colpevole, ci sono tante persone che hanno fatto meno il loro dovere». A dirlo è il vescovo Nazzareno Marconi, il quale sottolinea che gesti folli, come quello avvenuto stamani nella sua città, sono il frutto dei «toni avvelenati» e di una società nella quale ci sono persone che hanno fatto «meno» il loro dovere.

Monsignor Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, si trovava nella chiesa di via Cairoli mentre lì vicino Luca Traini, marchigiano di 28 anni, esplodeva stamani colpi d'arma da fuoco contro immigrati dall'auto. Sei sono rimasti feriti, di cui due in modo grave, ma nessuno è in pericolo di vita.

Il racconto del vescovo

Monsignor Marconi ha raccontato di «non essere rimasto coinvolto nella sparatoria solo per pochi istanti». «Stavo celebrando la messa con i consacrati della diocesi - ha detto - e, parlando del terribile delitto di Pamela che la comunità ha cercato di aiutare ad uscire dalla droga, dicevo che è miope dire che il colpevole è uno e che basta mettere in galera. All'improvviso ho avvertito una raffica di spari». «Macerata - ha aggiunto - è spaventata perché continuava a pensarsi isola felice. La verità è che si deve smettere di puntare il dito contro qualcuno. Qui ognuno ha fatto meno il suo dovere e un insieme di pietruzze è diventata massa». «È vero, qui abbiamo un problema con la droga - riconosce - ma non dimentichiamo che il problema non è solo chi smercia droga, sono anche gli acquirenti, che in grande maggioranza sono giovani e italiani». Prendersela esclusivamente con i pusher, com'è accaduto dopo l'atroce delitto di Pamela, ha favorito toni «che non erano e non sono quelli della nostra gente. E così si è montato un clima nazionale che ha prodotto questo nuovo dramma».

Bassetti (Cei): un disagio che nasce dalla paura

«L’episodio di Macerata è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità». Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, commenta al Sir la notizia di Macerata. «La Giornata per la vita, che la Chiesa italiana celebra domenica - ricorda il cardinale - mentre ci china su quella nascente perché possa trovare accoglienza e sostegno, ci impone di operare per custodire la qualità della vita delle nostre città, favorendo inclusione e sicurezza».




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Chi sono i feriti

I feriti sono sei: cinque uomini e una donna, tutti tra i 21 e i 33 anni, provenienti da Nigeria, Ghana e Mali. Uno dei feriti è stato trasferito all'ospedale di Ancona per una lesione vascolare, due sono ricoverati a Macerata in ortopedia, e saranno operati nei prossimi giorni, un altro è stato medicato e dimesso, mentre altri due, i più gravi, colpiti al torace dai proiettili, sono in prognosi riservata.

Vertice con Gentiloni a Palazzo Chigi

Nel pomeriggio c'è stata una riunione a palazzo Chigi tra il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'Interno, Marco Minniti, sulla sparatoria a Macerata. Il titolare dell'Interno è nella città marchigiana alle 18 per presiedere il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Gentiloni: lo Stato sarà severo con chi alimenta una spirale di violenza

Il fatto: mattinata di terrore a Macerata

Nella mattinata una serie di sparatorie ha sconvolto la città di Macerata. I colpi sono partiti, attorno alle 11, da un'auto con una sola persona a bordo che stava girando per la città. Quattro i primi feriti segnalati, di cui uno in corso Cairoli e uno nei pressi della stazione. Spari anche in via dei Velini e in via Spalato, zone toccate dalle indagini per il caso di Pamela Mastropietro. Al termine sono risultate 6 le persone ferite. Si tratta di immigrati, divenuti "bersaglio" casuale di chi stava sparando.

Luca Traini, fermato per il raid xenofobo a Macerata (Ansa)

Luca Traini, fermato per il raid xenofobo a Macerata (Ansa)

Dopo qualche ora di panico e l'invito del sindaco di Macerata a rimanere in casa, il presunto responsabile, Luca Traini, 28 anni, residente a a Macerata, è stato bloccato in piazza della Vittoria, davanti al Monumento ai Caduti. Alla vista degli agenti è sceso dall'auto, si è tolto il giubbetto, ha indossato una bandiera tricolore sulle spalle, è salito sui gradini del Monumento ai Caduti. Si è poi girato verso la piazza, ha fatto il saluto fascista. Sono arrivati i carabinieri e non ha opposto resistenza. A bordo dell'auto sono stati trovati la pistola e una tuta mimetica, sul cruscotto piume bianche, appunti a penna e bottiglie d'acqua.

Il video dell'arresto

Chi è il fermato

L'uomo fermato è alto circa 1,80, fisico atletico, calvo. Si chiama Luca Traini, risiede a Macerata. È incensurato. Era stato candidato per la Lega Nord alle amministrative del 2017 al consiglio comunale di Corridonia. Su Facebook nelle foto appare tatuato con un simbolo utilizzato anche da formazioni di stampo neofascista. Il giovane avrebbe sparato proiettili, forse più di una ventina, contenuti in due caricatori. La pistola utilizzata, un'automatica di marca straniera, era regolarmente detenuta.

Si cercano ora legami con gruppi della destra estrema nella zona, molto attivi in questi giorni di campagna elettorale, specie dopo l'orribile delitto di Pamela, la ragazza che secondo gli inquirenti è stata uccisa da un nigeriano.

Il video dei rilievi sull'auto (di Pino Ciociola)

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