martedì 9 gennaio 2018
La donna di Polignano a Mare è stata trovata morta dai genitori: i carabinieri hanno verificato nell'appartamento condizioni igieniche precarie. Avevano rifiutato aiuto servizi sociali
Disabile morta di stenti, il parroco: bussavo, non hanno mai risposto

La Procura di Bari ha aperto un'indagine per abbandono di persona incapace aggravato dalla morte con riferimento al decesso, probabilmente di stenti, di una 31enne disabile di Polignano a Mare (Bari). La morte risale al 6 gennaio scorso. Sono stati i genitori, ora indagati, a chiamare i Carabinieri dopo aver trovato la figlia senza vita in casa. Investigatori e sanitari hanno verificato nell'appartamento le assai precarie condizioni igieniche nelle quali era costretta a vivere la donna.

Per anni, stando a quanto accertato fino ad ora nell'inchiesta coordinata dal pm Bruna Manganelli, i genitori avrebbero rifiutato l'assistenza dei servizi sociali per la figlia. Anche per questa ragione la magistratura ipotizza che potrebbero avere responsabilità connesse al decesso della donna, per non averla nutrita e curata adeguatamente. Sarà l'autopsia a chiarire la causa esatta della morte.

"La situazione, seguita da tempo dai servizi sociali del Comune, è stata segnalata agli organi competenti": così il sindaco di Polignano a Mare, Domenico Vitto. Dal Comune fanno sapere che la famiglia era seguita da anni e, in modo più continuativo, dall'estate 2017. Anche ASL e autorità sanitarie erano state informate delle condizioni in cui la famiglia della ragazza viveva.

"Per anni ho tentato di entrare in quella casa per aiutarli, ma nessuno ha mai aperto la porta", aggiunge don Giancarlo Carbonara, parroco della chiesa dei Santi Medici Cosimo e Damiano, la parrocchia di Polignano a Mare che si trova a poche decine di metri dalla casa della giovane disabile e dei suoi genitori
"Non conoscevo la ragazza e nemmeno i genitori ma alcuni parrocchiani, amici di infanzia e di scuola della ragazza, - ha spiega don Giancarlo all'agenzia Ansa - mi avevano raccontato che da tanti anni lei non usciva, restava chiusa in casa, e nessuno sapeva i motivi né come stesse. Mi avevano anche segnalato la situazione di difficoltà della famiglia, ma non avremmo mai immaginato tanto degrado".

Il sacerdote racconta di aver "più volte bussato a quel portone chiuso, andando all'ora di pranzo con la scusa di benedire la casa e la famiglia, ma nessuno ha mai aperto e nemmeno risposto. Tutti si sono mossi per questa situazione, istituzioni e chiesa, ma si può aiutare solo chi apre le porte".

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