mercoledì 7 febbraio 2018
Una replica a grandezza naturale, multimediale, potrà essere ricostruita dove si vorrà per fare rivivere una esperienza unica. Catalogato in 3D tutto il patrimonio artistico del complesso museale
La Cappella Sistina (Ansa)

La Cappella Sistina (Ansa)

La Cappella Sistina a Montreal? Oppure a Pechino? Adesso è possibile. Una replica multimediale itinerante, in scala reale, della Cappella Sistina potrà essere presto visitabile in qualsiasi parte del mondo, semplicemente smontandola e rimontandola. Il progetto è stato reso pubblico dall'azienda umbra Archimede Arte che opera in sinergia con una equipe composta dal Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell'Università di Perugia, l'Accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci" di Perugia e la Tecla srl di Gubbio. L'idea è stata presentata oggi nella sala Convegni dei Musei Vaticani alla presenza del direttore Barbara Jatta.

La replica multimediale itinerante della Cappella Sistina, chiamata "Sistina Experience" prevede una struttura di telai in
legno delle dimensioni reali della cappella che contiene la replica delle opere d'arte interne, realizzate con un mix di tecnologie tradizionali e innovative. A una serie di riproduzioni ai raggi UV, infatti, viene affiancata una serie di "videowall" per replicare "il ciclo dei Quattrocentisti", mentre attraverso tecniche di "videomapping" è proiettata la parete del Giudizio Universale. Il tutto pensato per essere trasportato in tutto il mondo.

Questa idea per la fruizione innovativa di uno dei simboli dell'arte italiana fa parte di un più ampio lavoro realizzato da Archimede Arte su commissione dei Musei Vaticani, con l'ufficio Inventario e l'ufficio di Supporto tecnologico: la scansione 3D, millimetro per millimetro, di tutto il patrimonio artistico del complesso museale, dalla Cappella Sistina alle stanze di Raffaello fino alla Galleria dei busti e delle statue. Un lavoro durato quattro anni e realizzato attraverso rilievi georeferenziati, strumenti di avanzata tecnologia per la catalogazione e la gestione dei beni artistici.

"Si tratta di una catalogazione di 7 chilometri di edifici per circa 170mila metri quadri - ha spiegato il direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta - che dura da 4 anni e si avvia al termine. Siamo andati ad aprire ogni piccolo scantinato del museo per documentarlo e rilevarlo, non solo per la conoscerlo, ma per avere una fotografia dettagliata dell'intero patrimonio di struttura del museo. Il risultato in parte è già visibile sul nostro portale web".

"Questo enorme lavoro di conoscenza - ha affermato Aldo Pascucci, di Archimede - è un modo di catalogare e di salvaguardare nello stato in cui si trova questo imponente patrimonio artistico. Auspichiamo che ciò sia replicato a tutti i livelli in Italia: la digitalizzazione non può preservare fisicamente le opere dalle incurie e dagli eventi naturali, ma può indubbiamente salvaguardare la conoscenza a beneficio delle nuove generazioni"

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