martedì 6 giugno 2023
Assolto da tutte le accuse. Claudio Foti, lo psicoterapeuta imputato nel processo “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana, è stato assolto
Lo psicoterapeuta Foti in una foto d'archivio

Lo psicoterapeuta Foti in una foto d'archivio - .

COMMENTA E CONDIVIDI

Assolto da tutte le accuse. Claudio Foti, lo psicoterapeuta imputato nel processo “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana, è stato assolto. E questa sentenza d’appello ora può ribaltare tutto il quadro relativo alla vicenda Bibbiano. «Hanno vinto la verità e la giustizia, dopo quattro anni di gogna. Ho pianto perché si è incrinato il teorema accusatorio», dice Foti uscendo dall’aula di giustizia bolognese, quando sono stati cancellati i quattro anni inflitti a Reggio Emilia in primo grado.

Foti è stato assolto perché il fatto non sussiste. L’accusa era quella di aver provocato lesioni volontarie psicologiche a una giovane paziente. Foti è stato assolto anche per non aver commesso il fatto dal reato di abuso di ufficio, mentre è stata confermata l’assoluzione del gup dalla frode processuale. La Procura generale, con il procuratore reggente Lucia Musti, spiega che si leggeranno le motivazioni e all’esito si valuterà se sussistono spazi per un ricorso in Cassazione.

La sentenza arriva mentre è in corso il processo a Reggio Emilia per altri 17 imputati, quelli che diversamente dal fondatore della onlus piemontese Hansel & Gretel hanno scelto il rito ordinario e non l'abbreviato. Ma può essere significativa perché l'abuso di ufficio contestato a Foti è stato commesso, in ipotesi di accusa, in concorso con il sindaco di Bibbiano, in relazione all’affidamento senza gara, alla sua associazione, del servizio di psicoterapia nell’Unione Val d’Enza. Le lesioni invece riguardavano i danni psicologici subiti, sempre per l’accusa, da una giovanissima paziente: ansia, depressione e altri disturbi, provocati dalle sedute a cui aveva partecipato. Foti in particolare era accusato di aver ingenerato in lei il convincimento di aver subito abusi sessuali dal padre e di averla sottoposta alla tecnica della Emdr, la discussa “macchina dei ricordi”, «in totale violazione dei protocolli di riferimento».

Fu proprio questo uno degli episodi di cui si parlò di più, quando deflagrò l'inchiesta nell'estate del 2019, con le misure cautelari eseguite dai carabinieri, abbattendosi sull'Emilia e diventando una delle indagini più citate negli ultimi anni dalla politica. Che si divise e la strumentalizzò: “Angeli e Demoni” incendiò la campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna a inizio 2020. Al centro un presunto business illecito, legato al mondo degli affidi, ma su cui ancora i giudici devono in gran parte esprimersi.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: