Meno traversate, stessa strage: il Mediterraneo centrale resta la rotta più letale

La Sea Watch salva i migranti che si erano gettati in mare per sfuggire ai libici: la denuncia dell'ennesimo attacco armato delle milizie
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October 20, 2026
Il soccorso della barca intercettata dalle milizie libiche / SeaWatch
Il soccorso della barca intercettata dalle milizie libiche / SeaWatch
«Oltre 30 persone costrette a gettarsi in mare mentre uomini armati minacciano un’operazione di soccorso». La Ong Sea Watch denuncia l'ennesimo atto di violenza da parte di alcuni miliziani libici, armati, lungo la rotta del Mediterraneo centrale. È successo nelle prime ore di martedì 20 ottobre, durante un soccorso della nave Sea-Watch 5. «Erano circa le 2 di notte. L’equipaggio della Sea-Watch 5 stava prestando soccorso a 65 persone a bordo di un’imbarcazione in vetroresina, quando è arrivato un motoscafo ad alta velocità, con a bordo sei uomini armati, alcuni con il volto coperto - raccontano - Gli uomini hanno puntato le armi contro le persone che erano ancora a bordo, intimando loro di "scendere". Nel buio, oltre 30 persone si sono gettate in mare». L’equipaggio della Sea-Watch 5 è riuscito a recuperare tutte le persone finite in acqua, riuscendo a prendere il controllo di una situazione di estremo pericolo. Gli uomini armati si sono infine allontanati, rimorchiando l’imbarcazione in vetroresina ormai vuota, presumibilmente in direzione della Libia. «Continuiamo a denunciare questi criminali che mettono a rischio la vita delle persone, eppure dall'Italia e dall'Europa non arrivano sanzioni e nemmeno proteste ma fiumi di denaro per continuare questo stillicidio - denuncia la Ong - Siete irresponsabili e complici».

Il Mediterraneo centrale rimane la rotta principale (e più letale) per raggiungere l’Europa via mare: oltre 100mila attraversamenti stimati nel 2025 con oltre 2.100 morti e dispersi

Cambiano i numeri e le strategie degli attraversamenti via mare dei migranti. A mettere nero su bianco i dati dell’esodo degli ultimi che sognano di aggiungere l’Europa è l’Oim-Unhcr. Si tratta di dati riferiti al 2025 che disegnano come la strategia sta cambiando rispetto al passato. E se il Mediterraneo centrale ha registrato un numero inferiore di tentativi di raggiungere l'Europa, questa riduzione riflette una riconfigurazione dei movimenti all'interno della rotta piuttosto che un semplice calo uniforme dei volumi complessivi. Rispetto al 2024 si parte meno dalla Tunisia, mentre la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Parallelamente, le partenze registrate dall'Algeria sono aumentate rispetto agli anni precedenti, pur rappresentando solo una piccola quota dei movimenti complessivi della rotta.
Nonostante questi cambiamenti, il Mediterraneo centrale è rimasto la principale rotta marittima verso l'Europa, rappresentando la quota più elevata degli arrivi via mare segnalati (42%). Nel 2025 si stimano 100.777 tentativi da parte di migranti e rifugiati di attraversare il Mediterraneo centrale partendo da Libia, Tunisia e Algeria verso Italia e Malta, con una diminuzione del 21% rispetto al 2024. Questo dato conferma il calo già osservato nel 2024, mentre i movimenti dalla Tunisia hanno continuato a diminuire rispetto ai livelli record registrati nel 2023.

Il 46% dei migranti parte dalla Libia

Nel 2025 la Tunisia ha rappresentato il 17% dei tentativi di attraversamento, contro il 46% nel 2024.La quota della Libia è aumentata dal 53% all'81%. Gli arrivi in Europa dall'Algeria sono aumentati rispetto agli anni precedenti, pur rappresentando solo il 2% dei movimenti complessivi osservati nel Mediterraneo centrale. Nonostante la diminuzione dei tentativi complessivi, 65.327 migranti e rifugiati sono arrivati in Italia e Malta nel 2025, un dato sostanzialmente analogo a quello del 2024. L'Italia è rimasta di gran lunga il principale Paese di arrivo attraverso il Mediterraneo centrale, con 65.081 persone giunte da Libia, Tunisia e Algeria, mentre Malta ha registrato 246 arrivi dalla Libia. Mentre nel 2024 la Tunisia aveva registrato il maggior numero di sbarchi (37.015), nel 2025 è stata la Libia a registrare il numero più elevato di sbarchi segnalati (21.762), confermando il suo rinnovato ruolo di principale Paese di partenza.

Cambiano le nazionalità: dal Bangladesh i più numerosi

Anche il profilo delle nazionalità dei migranti e dei rifugiati che hanno tentato la traversata è cambiato. Nel 2025 le principali nazionalità sono state: Bangladesh, Sudan, Egitto, Eritrea e Pakistan. La maggiore presenza di alcune di queste nazionalità coincide con il ritorno della Libia come principale Paese di partenza e con la marcata diminuzione dei movimenti dalla Tunisia, da cui negli anni precedenti partiva una quota maggiore di cittadini dell'Africa occidentale.

Meno traversate, ma più morti e dispersi: la rotta del Mediterraneo centrale resta la più letale

Nel 2025, oltre 3.400 migranti e rifugiati sono stati segnalati come morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l'Europa attraverso le tre rotte del Mediterraneo (orientale, centrale e occidentale) e la rotta atlantica dell'Africa occidentale. Si tratta di una diminuzione del 10% rispetto ai circa 3.800 decessi e sparizioni registrati nel 2024. Circa il 39% dei decessi registrati lungo le rotte marittime verso l'Europa nel 2025 si è verificato nel Mediterraneo centrale, dove sono state segnalate 1.330 vittime. La maggior parte dei decessi registrati è avvenuta al largo delle coste della Libia (667 persone), seguita dalle coste della Tunisia (464 persone) e al largo delle coste dell'Italia (157 persone). Lungo questa rotta si registrano anche circa 770 persone dichiarate disperse in mare, i cui corpi non sono mai stati recuperati. Ciò significa che centinaia di famiglie continuano a non conoscere il destino dei propri familiari.
Il numero reale delle vittime è probabilmente superiore a quello attualmente registrato. Le crescenti difficoltà nell'accesso alle informazioni sulle rotte marittime verso l'Europa rendono infatti più complessa la verifica degli incidenti e alcuni naufragi potrebbero non essere mai stati documentati dall'IOM, dall'UNHCR o da altre organizzazioni. Nonostante questi limiti nella raccolta dei dati, secondo il progetto Missing Migrants dell'IOM, il Mediterraneo centrale rimane la rotta migratoria più letale del 2025.

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