Olimpiadi, ecco l'oro della Valtellina

Non solo Milano e Cortina: con le gare fra Livigno e Bormio, i Giochi sono l’occasione per scoprire anche questo angolo di Lombardia ricco di storia, tradizioni e sapori secolari
January 31, 2026
Olimpiadi, ecco l'oro della Valtellina
In Valtellina: una panoramica di Chiuro, vicino Sondrio, con le montagne sullo sfondo © Apf Valtellina
l conto alla rovescia verso l’inizio dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 è quasi finito e nelle località lombarde che punteggiano l’itinerario delle gare il grande evento si prepara a essere molto più di una semplice vetrina. Da Milano, la metropoli in costante fermento che per la prima volta diventa anche palcoscenico degli sport invernali, alla tranquilla Valtellina eternamente sospesa tra storia, sapori e tradizioni secolari. È qui, nella culla dell’Adda, che le già celebri e ambite Bormio e Livigno catalizzeranno l’attenzione del mondo ospitando alcune competizioni: sci alpino maschile e sci alpinismo sulle piste dello Stelvio, snowboard e freestyle tra il comprensorio di Mottolino e la ski-area Carosello 3000.
Attorno al cuore pulsante dell’agonismo, però, alle viuzze di paese che sfidano il caos a colpi di pass residenti e zone a traffico limitato, si spalanca un territorio tutto da scoprire esteso dalle sponde del Lario ai quattromila metri del Pizzo Bernina. È la Valtellina verace dei vigneti che seguono il ritmo naturale delle stagioni, delle baite di pietra, dei crotti e dei muretti a secco. Un arco orizzontale in un mondo verticale, un po’ montagna e un po’ collina, dove la sindrome del lusso sfrenato e il mito del benessere non hanno scalfito la genuinità del vivere quotidiano. In queste Olimpiadi, i valtellinesi non cercano semplice visibilità né riscatto, ma l’occasione per lasciarsi scoprire un po’ alla volta, senza perdere la loro orgogliosa identità. A partire dalle rive sulle quali l’ultimo lembo azzurro del Lago di Como sfuma dolcemente nei colori della valle, percorrendo a ritroso il percorso dell’Adda che nelle sue acque si getta.
L'antico quartiere contadino di Scarpatetti / Apf ValtellinaIl Grand Hotel della Posta a Sondrio / Apf ValtellinaLe storiche Cantine Nino Negri a Chiuro /Apf ValtellinaI prodotti tipici della Valtellina, dai formaggi Bitto e Casera alla Bresaola, dalle mele ai vini /Apf Valtellina
L'antico quartiere contadino di Scarpatetti / Apf Valtellina
Inizia qui un universo di cime innevate e, dalla zona di Ardenno, anche lo spettacolo dei vigneti terrazzati che accompagnano gli occhi fino a Tirano. Siamo tra i trecento e i settecento metri di quota sul cosiddetto versante retico (dalle Alpi Retiche che lo dominano e separano dalla Svizzera) baciato dal sole e per questo adatto alla viticoltura, che nei secoli ha donato un aspetto unico alle pendici dei suoi monti. Lungo i settanta chilometri della via dei Terrazzamenti, il sentiero turistico che li costeggia, nascono i pregiatissimi vini della zona: il leggendario Nebbiolo rosso della Valtellina o Chiavennasca, dal gusto deciso e intenso come i temporali estivi e la Breva che soffia su terreni impervi e rocciosi; le cinque varietà - Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia- ognuna ispirata nel nome e nel sapore a una caratteristica dell’area in cui sorgono i vitigni. E lo Sfursat fatto con uve appassite su graticci per mesi. Dopo la vendemmia che coinvolge le aziende della zona e anche molte famiglie locali ancora proprietarie delle vigne, l’uva fermenta, diventa vino e riposa nelle cantine sotterranee che si snodano come labirinti sotto villaggi e montagne. Come a Chiuro, il paese vicino a Sondrio nelle cui viscere si aprono i quattro livelli delle storiche cantine Nino Negri, fondate nel 1897 e oggi una delle principali case vinicole della valle. In ogni prodotto che trova le sue origini tra queste vette c’è un legame profondo con la terra, il clima e i suoi elementi. La segale, oro nero delle Alpi, è sacra quasi quanto il Nebbiolo ed è uno dei pochi cereali a resistere al freddo mentre il grano saraceno fornisce la materia prima per il meglio dell’enogastronomia valtellinese: dai pizzoccheri al bitto degli umidi alpeggi orobici, fino ai chisciöi, le croccanti frittelle tanto care ai montanari e ripiene di Casera, il formaggio vallivo.
Un patrimonio tanto prezioso quanto quello artistico, che rende il territorio un autentico scrigno di tesori custoditi in gran parte nelle sue cinquecento chiese. Tra queste si staglia maestoso il santuario della Santa Casa di Tresivio, che ospita la riproduzione della Santa Casa di Loreto e rappresenta una tappa spirituale seconda solo alla celebre Madonna di Tirano. Gioielli di arte e storia uniti tra loro dal Cammino Mariano delle Alpi, l’itinerario della fede che attraversa tutta la provincia e incontra, nei pressi di Grosio, il Parco delle Incisioni Rupestri. Le vestigia di un passato mai dimenticato, fatto di tentativi di invasione da oltreconfine ed eroiche difese, hanno plasmato il carattere fiero di questa terra. Si ritrovano nelle strade acciottolate della stessa Sondrio, tra il Castel Masegra che domina la città e il vecchio abitato contadino di Scarpatetti.
Cultura, natura e anche relax, alle frequentatissime terme di Bormio decantate già da Plinio Il Vecchio. La valorizzazione del territorio valtellinese e delle sue bellezze è affidata all’ente del turismo locale (www.valtellina.it) che ha allo studio strategie per promuovere in Italia e nel mondo gli itinerari valtellinesi e trasformare le Olimpiadi in un’eredità duratura per tutto il territorio. L’occasione ha incoraggiato la creazione di un ecosistema turistico con la contigua zona lacustre di Como e Lecco, protagonista negli ultimi anni di una riscoperta. «Tra le nostre terre c’è sempre stata una forte contaminazione storica» dice Fabio Dadati, consigliere camerale referente per turismo e cultura di Confcommercio Como-Lecco. «Con i valtellinesi abbiamo collaborato tanto, per esempio costruendo gli impianti di risalita di Bormio o proponendo i loro vini locali nella nostra cucina. I turisti (sempre più internazionali) che visitano le montagne e fanno esperienze enogastronomiche spesso arrivano da Milano e passano prima di qua. Per questo stiamo cercando di sfruttare l’attrattiva del Lario comasco per promuovere culturalmente anche la zona del lecchese, oltre le sciate mordi e fuggi dei lombardi nel fine settimana».

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