Obesità, la cura diventa consumo: cosa cambia con l'avvento delle pillole dimagranti
Dalle iniezioni alle pastiglie quotidiane lanciate da Novo Nordisk negli Usa, i farmaci per la perdita di peso aprono una nuova stagione. Tra la sfida commerciale, il peso del marketing e le promesse di una cura sempre più “consumer”, si ridefinisce il confine tra terapia, stile di vita e responsabilità sanitaria

Negli Stati Uniti, e sarà probabilmente molto presto così anche in Europa, si è aperta una nuova fase nella sfida commerciale e “culturale” dei farmaci anti-obesità. Il lancio sul mercato Usa della pillola Wegovy da parte dell’azienda danese Novo Nordisk, avvenuto lunedì, segna un punto di svolta in un settore in rapida evoluzione, che negli ultimi anni ha visto una trasformazione radicale dei modelli di consumo, delle strategie di marketing e persino del linguaggio con cui il pubblico percepisce la cura dell’obesità. La multinazionale danese, fino a pochi mesi fa dominante sul mercato con i suoi farmaci iniettabili, cerca oggi di recuperare terreno perduto rispetto alla rivale statunitense Eli Lilly, che ha saputo conquistare quote significative con il suo farmaco Zepbound.
I medicinali in questione - sviluppati a partire dai cali ponderali rilevati nella cura dei diabetici - appartengono alla classe dei GLP-1. Questi principi attivi, come il semaglutide presente in Wegovy e Ozempic, imitano un ormone naturale che regola appetito e metabolismo: rallentano lo svuotamento dello stomaco e inviano segnali di sazietà al cervello, riducendo così la quantità di cibo ingerito. Per questo motivo, anche senza modifiche radicali alla dieta, molti pazienti registrano una perdita di peso significativa. Gli effetti benefici non si limitano al controllo del peso: studi clinici hanno mostrato miglioramenti nella pressione arteriosa, nella glicemia e persino nella qualità del sonno.
La pillola giornaliera Wegovy, approvata dalla Fda statunitense lo scorso mese, offre ai pazienti molta più flessibilità rispetto agli iniettabili: dosaggi da 1,5 e 4 mg a 149 dollari al mese per chi paga di tasca propria, e dosaggi più alti da 9 e 25 mg a 299 dollari. Disponibile presso catene come CVS e Costco e tramite piattaforme telemediche come Ro, LifeMD e WeightWatchers, la pillola consente di “microdosare”, prendere la terapia solo in determinati periodi o combinarla con programmi digitali di monitoraggio alimentare e fisico. Questo modello rompe con la tradizione del mercato statunitense, dove i prezzi (molto alti) e l’accesso al farmaco erano finora gestiti quasi esclusivamente tramite i piani assicurativi sanitari.
Dall’altra parte, l’americana Eli Lilly prepara il lancio del suo farmaco orale, l’orforglipron, con prezzi massimi fissati a 399 dollari per “clienti cash” che lo richiedono ripetutamente. Il confronto tra le due strategie è immediato: mentre Novo punta a un’ampia penetrazione del mercato attraverso dosaggi base più economici e accesso più semplice in farmacie fisiche e on line, Lilly enfatizza il controllo dei prezzi sulle dosi più alte, mantenendo una forte presenza nelle prescrizioni settimanali e nella fidelizzazione dei pazienti già in terapia con iniettabili.
Il rapido aumento dei pazienti che assumono GLP-1 è in parte guidato dal desiderio di perdere peso in modo efficace senza ricorrere a interventi chirurgici o a diete estreme. Secondo dati recenti, quasi tre quarti degli adulti statunitensi sono sovrappeso o obesi, ma solo circa il 12% utilizza attualmente un farmaco GLP-1. La pillola, più accessibile e semplice da assumere, potrebbe ampliare significativamente questo bacino. Tuttavia, l’uso di questi farmaci non è privo di rischi. Gli effetti collaterali più comuni comprendono nausea, vomito, diarrea e costipazione, ma in rari casi possono verificarsi pancreatite, depressione o problemi alla vista. La sicurezza a lungo termine è ancora in fase di studio, e gli esperti sottolineano l’importanza di un monitoraggio medico, soprattutto per pazienti con altre condizioni croniche. L’adozione diretta da parte del consumatore, senza supervisione clinica costante, è vista con preoccupazione da specialisti come il professor Robert Kushner, dell’Università di Northwestern, che mette in guardia contro la banalizzazione della terapia.
La dimensione culturale dei farmaci anti-obesità è altrettanto significativa. Il trattamento dell’obesità esce dalla dimensione esclusivamente medica e diventa un’esperienza di consumo: la pillola giornaliera si integra nella vita del paziente, anche quella digitale, con app e piattaforme che permettono di registrare dosaggi, progressi e abitudini alimentari. “Telehealth” (l'erogazione di servizi sanitari a distanza tramite tecnologie digitali), app e campagne social stanno trasformando la relazione tra paziente e farmaco. Molti utenti apprezzano la privacy, la rapidità e l’autonomia di queste procedure, con il rischio di bypassare il proprio medico di base.
Le strategie di marketing hanno ridefinito la percezione pubblica del trattamento: campagne social, endorsement di personaggi da Serena Williams a Elon Musk, promesse di miglioramento non solo dal punto di vista del peso ma anche per quel che riguarda energia e autostima. Le imprese parlano di una medicina che diventa “lifestyle”, con un messaggio preciso e interessi economici evidenti: il farmaco non è solo cura, ma “miglioramento della qualità della vita”. Dal punto di vista politico ed economico, il mercato si muove anche sotto la pressione dei governi. L’amministrazione Trump ha imposto accordi di prezzo massimo a 149 dollari per le dosi iniziali, sia per i pazienti Medicare e Medicaid sia per i pazienti attraverso il portale TrumpRx, l’iniziativa governativa pensata per affrontare la questione del costo elevato dei farmaci. La questione dei prezzi, così come la recente partenza della responsabile delle relazioni pubbliche Jennifer Duck da Novo Nordisk, evidenziano la complessità di gestire un business globale miliardario in tensione tra logiche di mercato, regolazioni governative e percezione pubblica.
Il mercato dei farmaci anti-obesità vive dunque una doppia rivoluzione. Da un lato, le aziende come Novo Nordisk e Eli Lilly affrontano una sfida commerciale intensa: conquistare quote di mercato, gestire prezzi, assicurare l’accesso e fidelizzare i pazienti in un contesto altamente competitivo e regolamentato. Dall’altro, il consumo dei farmaci si sta trasformando in un fenomeno culturale e sociale: le pillole vengono percepite come strumenti di “autodeterminazione individuale”, integrate nelle app, promosse tramite il marketing e accessibili fuori dal tradizionale perimetro medico, con i rischi connessi. Tra profitti miliardari, pressioni politiche e trasformazioni culturali, il futuro dei GLP-1 anti-obesità sembra destinato a ridefinire il rapporto tra farmaco, consumatore e società, aprendosi a milioni di potenziali pazienti che finora non avevano mai considerato una terapia farmacologica come possibile soluzione.
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