Due arresti per femminicidi in pochi giorni: cosa dicono i dati e le indagini in corso

L'uomo le aveva detto «prima o poi ti affogo»
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November 2, 2026
Tra nuove ordinanze di custodia cautelare, svolte investigative su casi pregressi ed evoluzioni nei procedimenti in corso, la cronaca recente riporta al centro dell'attenzione il fenomeno della violenza contro le donne in Italia. Nei primi nove mesi del 2026 erano già almeno 67 le vittime di genere femminile, di cui 58 uccise in ambito familiare e affettivo: 15 i casi riconosciuti come femminicidio, secondo quanto previsto dall’art. 577 bis c.p., introdotto nel dicembre 2025.
Tra i casi recenti che hanno avuto un'evoluzione in questi giorni c'è quello di Carmine Civitillo, ex imprenditore di 76 anni, che è stato arrestato a Benevento con l'accusa di avere ucciso l'ex moglie Patrizia Monteleone, 64 anni, prima soffocandola poi gettandola nella piscina della sua casa di Buccinigo, a Erba. Si era già reso protagonista di minacce molto precise nei confronti della donna. «Prima o poi ti affogo», le avrebbe detto in occasione di una ennesima lite nel contesto di un rapporto fattosi negli anni sempre più difficile, così come testimoniato dai tre figli della coppia. Le minacce non sono l'unico indizio raccolto nei confronti del settantenne, indagato per omicidio volontario aggravato. Quando il figlio della donna aveva provato a soccorrerla dopo avere ricevuto la telefonata del padre, la carrozzina di Patrizia era a bordo piscina, ancora bagnata, un dettaglio ritenuto da subito sospetto: se non era stato il ragazzo, qualcuno doveva averla per forza recuperata in acqua prima di dileguarsi. Non solo: Civitillo aveva raccontato di essere rientrato soltanto verso mezzogiorno, quando invece le immagini di una telecamera della zona dimostrerebbero la sua presenza in casa già prima delle 11.
L'arresto avviene a pochi giorni da quello di Nadir Rossin, 35 anni, arrestato a Verona con l'accusa di avere ucciso la moglie, Jessica Dalla Chiara, 32 anni, anche lei infermiera. Il femminicidio risale al 24 giugno 2024 e oggi c'è stato l'interrogatorio di garanzia dell'ex infermiere, che si trova nel carcere di Montorio con le pesanti accuse di omicidio premeditato e pluriaggravato, tentato omicidio aggravato, distruzione e soppressione di cadavere con fraudolenta cremazione, truffa assicurativa e peculato continuato di farmaci. L'uomo di fronte al Gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'indagato, che lavorava come infermiere, avrebbe somministrato alla donna insulina via flebo per scopi non terapeutici, causandole una crisi ipoglicemica, prima a casa e successivamente in ospedale, dove la donna era stata ricoverata. L'uomo avrebbe anche incassato l'indennizzo per la morte della moglie, che due anni prima aveva stipulato una polizza sulla vita, per un totale di 100 mila euro che avrebbe usato per trasferirsi a Pescantina. Con lui viveva anche la figlia, ora in mezzo alla disputa per l'affidamento tra le due famiglie dei nonni. L'indagine condotta dagli investigatori della Squadra mobile scaligera ha tratto origine da una duplice segnalazione. La prima nel luglio del 2024, direttamente dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, che dopo l'autopsia sulla donna aveva accertato che i numerosi episodi di ipoglicemia che l'avevano colpita non erano riconducibili a cause naturali, ma erano stati provocati da somministrazioni non terapeutiche di insulina dall'esterno. Il secondo impulso alle indagini è scaturito dalle dichiarazioni dei genitori della vittima, i quali avevano fin da subito espresso profondi dubbi sulle reali cause del decesso della figlia e sulla frettolosa gestione del corpo da parte del genero, che lo aveva subito fatto cremare. Ci sono anche ricerche mirate su ipoglicemia, l'uso e l'overdose da insulina fatte con lo smartphone, settimane prima che la moglie manifestasse i malesseri, tra gli elementi che hanno portato alla richiesta di arresto. Un primo tentativo da parte del marito si sarebbe verificato nella notte del 22 maggio 2024, quando la donna venne colpita in casa da un arresto cardio-circolatorio causato da un'iniezione di insulina che le ridusse il tasso glicemico sotto il valore critico, portandola in coma farmacologico da cui si salvò solo grazie al tempestivo intervento del 118. Durante il ricovero durato un mese all'ospedale di Borgo Trento, Rossi, sfruttando la propria qualifica professionale per accedere indisturbato al reparto anche al di fuori degli orari di visita consentiti, avrebbe somministrato altre dosi letali di insulina attraverso i cateteri venosi a cui la donna era collegata, provocando altre tre crisi ipoglicemiche. La morte arrivò a tre giorni dalle dimissioni della vittima dall'ospedale.
Negli ultimi giorni di ottobre è stata disposta la custodia cautelare in carcere per Marco Panichi (53 anni), accusato del femminicidio della compagna Grey Noralba Sanmartin Villalba (36 anni), accoltellata a morte il 22 ottobre a Vergiate, in provincia di Varese. L'uomo si è costituito il giorno seguente in Abruzzo, nella caserma dei carabinieri di Avezzano (L'Aquila), sua città di origine dove era fuggito. La vittima è stata uccisa con numerose coltellate, sembra durante una lite. Secondo quanto riferito dal suo legale, Panichi - che adesso si trova nel carcere di Busto Arsizio - si sarebbe difeso dal tentativo di aggressione da parte della compagna: ipotesi tutta da verificare, anche attraverso una consulenza, voluta dalla Procura di Avezzano per stabilire la natura delle ferite riportate dall'indagato, verificando se siano compatibili con una possibile reazione difensiva della vittima.
Ha invece lottato cinque mesi in ospedale per sopravvivere Fatiha El Afghani, 44 anni, originaria del Marocco, morta il 19 ottobre a causa delle lesioni che le vennero procurate dal marito Mohamed El Messaoudi, operaio 42enne, suo connazionale, che sabato 9 maggio l'aveva colpita con diverse martellate a bordo dell'autobus di linea numero 22, nei pressi di Santa Lucia di Stroncone, nel Ternano. L'uomo, che allora portava il braccialetto elettronico per reati da codice rosso nei confronti della moglie, era stato arrestato all'epoca dai carabinieri dopo tre giorni di fuga e ora si trova in carcere. L'apparecchio elettronico era stato trovato accanto al bus:  è emerso che se lo fosse tolto dopo avere colpito la moglie.
C'è poi il caso di Fulvio Ielmini, 73 anni, accusato del femminicidio dell'ex compagna Pierina Buffon, 69 anni, morta nello scontro frontale tra le rispettive auto avvenuto il 16 ottobre scorso a Cassano Magnago, in provincia di Varese. La scorsa settimana l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'uomo continua a sostenere la versione dell'incidente stradale e nega di aver diretto volontariamente la propria Jaguar, che secondo la ricostruzione avrebbe raggiunto i 140 chilometri orari, contro la Dacia guidata dall'ex compagna. Il gip Veronica Giacoia ha respinto la richiesta dei difensori Angelo Luini e Marco Bosco di una misura meno afflittiva, anche con il trasferimento in una struttura di cura. Secondo il giudice, le lesioni riportate dall'uomo sono transitorie e non ci sono, allo stato, elementi sufficienti per ipotizzare patologie psichiche.
A Foggia, invece, si sono concluse le indagini sul femminicidio di Stefania Rago, la 46enne uccisa dal marito, il 48enne guardia giurata Antonio Fortebraccio, la sera del 23 aprile scorso. L'uomo - secondo l'accusa -, all'interno della loro abitazione, la uccise sparandole quattro colpi con la pistola di ordinanza, una Glock calibro 9x21, da distanza ravvicinata e in zone vitali. La donna voleva separarsi e, nei giorni precedenti il delitto, aveva fatto convocare il marito dal proprio avvocato per ottenere la separazione, che il marito però rifiutava.
Dietro molti di questi casi, ci sono dei minori che assistono a violenze e rimangono orfani. Proprio in questi giorni, l'indagine del progetto "Respiro-Rete di sostegno per percorsi di inclusione e resilienza con gli orfani speciali", ha certificato che più della metà degli orfani di femminicidio aveva meno di nove anni quando è avvenuto il delitto, quasi uno su tre non ne aveva ancora compiuti sei. Nell'87,7% dei casi documentati, l'autore del reato è un loro genitore e, al momento del delitto, più della metà dei bambini era in casa. La rilevazione raccoglie informazioni su 124 orfani, appartenenti a 78 nuclei familiari, presi in carico dal progetto in sei regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Gli eventi giudiziari e i dati di questi giorni mostrano insomma ancora una volta i limiti strutturali e materiali delle sole misure di prevenzione a distanza, oltre a come la ricaduta dei femminicidi travalichi l'ambito penale delle conseguenze per l'imputato, coinvolgendo anche i figli.

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