Minori e social: le soluzioni oltre i divieti. «Alleanza tra famiglie, scuola e medici»

Lavorare in modo integrato e comunitario per educare gli adolescenti. La pediatra Bozzola: «Ogni anno senza un device, è un anno guadagnato in salute per i nostri figli»
April 13, 2026
Minori e social: le soluzioni oltre i divieti. «Alleanza tra famiglie, scuola e medici»
/ Reuters
Come si può lavorare, in modo integrato e comunitario, per promuovere l’educazione digitale degli adolescenti, ma anche degli adulti che sono i loro punti di riferimento? Una delle risposte possibili - emersa alla Camera dei deputati da un incontro con una serie di specialisti promosso dalla Fondazione Patti digitali - riguarda la costruzione di un’alleanza dal basso e graduale che coinvolga famiglie, scuole e medici e se possibile che trovi anche nel nostro Paese un sostegno a livello normativo. 
Nel resto del mondo il modello australiano che vieta l’accesso alle piattaforme social per i minori di 16 anni è ancora sotto osservazione e sulla verifica dell’età degli utenti anche la Commissione europea sta lavorando da mesi per raggiungere una soluzione armonizzata. Al tempo stesso, dagli Stati Uniti, nelle ultime settimane, sono arrivate due sentenze storiche che hanno riconosciuto le responsabilità di Meta Platforms e Google nell’aver creato consapevolmente delle piattaforme dall’addictive design, che hanno contribuito ad arrecare danni alla salute psicofisica degli adolescenti. 
A Roma è intervenuta anche la ministra per la famiglia Eugenia Roccella, sottolineando la necessità di una riflessione condivisa, che non sia a partire dagli schieramenti, e che guardi all’obiettivo comune della protezione digitale dei minori. Secondo Roccella, per costruire un ecosistema digitale sicuro e accogliente un divieto di accesso ai social media non è sufficiente: «I pericoli vengono dal dark web, da quei social come telegram resistenti a ogni forma di divieto, ma anche dalle piattaforme di messaggistica, dunque, il divieto dei social è solo parziale, non copre i rischi peggiori, e non può essere considerato come l’unica soluzione».
A poco più di tre mesi dalla sua nascita, la Fondazione Patti digitali, che lavora a stretto contatto con medici specialisti, insegnanti e ha coinvolto oltre 20mila famiglie, ha presentato una recente un’indagine, di cui ha discusso anche alla Camera anche il sociologo e presidente della Fondazione Patti Digitali, Marco Gui. Al centro l’accesso precoce ai social media e la presenza dello smartphone sono tra  «le pratiche più negativamente correlate alle performance scolastiche alle scuole superiori, anche per quanto riguarda la competenza digitale».
Al contrario l'utilizzo del computer personale mostra una correlazione positiva sulle competenze digitali comprovate anche dalle prove Invalsi: «Dunque, non è il digitale il problema. Dobbiamo selezionare che cosa c’è di problematico nel contesto che stiamo offrendo ai nostri figli, la sovrastimolazione, il confronto con gli altri, alcune caratteristiche dei social media sono oggi particolarmente problematiche». 
Tra i più preoccupati dai rischi digitali ci sono medici e insegnanti che tutti i giorni sono a contatto con gli adolescenti. La pediatra Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione Dipendenze digitali della Società Italiana di Pediatria (Sip) consiglia di dare un tablet o uno smartphone in mano ai bambini il più tardi possibile e, soprattutto, di non farlo senza accompagnarli in questo processo, senza offrire loro una specifica un’educazione. «Ogni anno senza un device, è un anno guadagnato in salute per i nostri figli».
Il manifesto di educazione al digitale della Società pediatrica italiana
Il manifesto di educazione al digitale della Società pediatrica italiana
Secondo il professor Gui, i genitori consegnano uno smartphone ai figli tra la quarta primaria e la prima media: se però si chiede ai genitori quale sia l’età opportuna che loro scriverebbero in un documento di linee guida per la comunità l'età sale almeno di 3 anni in media. «Esiste, dunque, un gap tra quello che i genitori che vorrebbero fare e quello che riescono a fare in questo contesto caratterizzato da pressioni commerciali, da pressioni di imitazioni tra pari», viene da chiedersi se una normativa possa in qualche modo sostenere le famiglie? Secondo il presidente del Forum delle Associazioni Familiari, Adriano Bordignon, l'educazione digitale è un'emergenza quotidiana che riguarda tutte le famiglie «Non lasciamole sole».
L'unico interesse delle piattaforme è quello di «estrarre la materia prima dell'umano che è l'attenzione: l'attenzione viene estratta dalle trivelle dei social proprio come si fa con il petrolio - ha aggiunto il professore e scrittore Alessandro D'Avenia -. E questo porta all'esaurimento della vita interiore dei ragazzi, da cui dipende la loro capacità di felicità. Se non sono capace di tenere l'attenzione su qualcosa o qualcuno, non sono capace né di ragionare sulle cose, né di amare le cose. Sono veramente preoccupato che destiniamo i nostri ragazzi all'infelicità». Il punto non è vietare o non vietare l'accesso ai social, ma «restituire la materia prima dello stare al mondo in maniera felice a questi ragazzi» ha concluso lo scrittore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA