Migranti, diminuiscono gli arrivi ma aumentano i morti
Il 2026 è l'anno con l'inizio più drammatico per numero di morti: secondo l'Oim sono già 545, erano 144 nello stesso periodo del 2025

Il 2026 è l’anno con l’inizio più drammatico per numero di morti. «Diminuiscono gli arrivi ma aumentano i morti» sottolinea un portavoce dell’Oim che, calcolatrice alla mano snocciola: dai 9 morti del 2014 (primo anno in cui si è cominciato a registrare le vittime in mare, ndr) ai 545 del 2026. Il periodo di riferimento è sempre lo stesso: 1 gennaio – 12 marzo. Passando per i 490 del 2017, i 358 del 2018 e poi ancora, 353 nel 2023 e i 144 dello stesso periodo del 2025. «Significa che quelli morti sarebbero stati contati come persone arrivate - aggiunge - Bisogna riflettere che ci sono stati meno arrivi perché molti barconi partiti non sono arrivati e purtroppo meno arrivi non significa meno morti. I numeri sono comunque bassi: quelli di quest’anno, quelli dell’anno scorso. In realtà la narrazione che c’è intorno agli arrivi via mare è sempre un po’ esagerata. L’emergenza non è numerica ma umanitaria».
Frontex: arrivi irregolari -50% sulla rotta del Mediterraneo centrale
C’è sempre un’altra lettura dei dati. Soprattutto quando si parla di persone, di migranti che tentano di raggiungere l’Europa, in modo irregolare e che magari perdono la vita in “naufragi fantasmi” o intercettazioni e deportazioni dalla cosiddetta Guardia costiera libica, quei guardacoste cioè che l’Onu, nei suoi innumerevoli rapporti lo dice chiaramente mettono a repentaglio i diritti dei migranti: la Libia non è un Paese sicuro per loro. Eppure la storia continua a ripetersi. Mentre Frontex comunica che il numero di migranti irregolari continua a diminuire in questi primi due mesi dell'anno, e si limita a dare un dato: -50% lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più trafficata ma anche la più letale, dall’altra ci sono i numeri dell’Oim e delle organizzazioni umanitarie. Lungo la stessa rotta, che parte da Libia e Tunisia e porta alle coste italiane e che resta la rotta più trafficata (pesa per circa il 30% degli arrivi), si sono registrati circa 3.300 attraversamenti irregolari, in calo del 50% rispetto ai primi due mesi del 2025. Il numero di arrivi irregolari continua a diminuire, ma il costo umano sottolinea l'agenzia Ue, continua ad aumentare. Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, quasi 660 persone (per l’esattezza 657) hanno perso la vita nel Mediterraneo nei primi due mesi del 2026. Naturalmente sono numeri al ribasso perché molti migranti lungo questa rotta sono scomparsi o morti senza notizia certa.
Il ciclone Harry e quei corpi senza vita sulle spiagge (l'ultimo, il 5 marzo a Caltanissetta)
Ci sono però altre due notizie da sottolineare: la prima è che il ciclone Harry, che si è abbattuto sul Mediterraneo a metà gennaio ha provocato la morte di almeno mille persone secondo le testimonianze raccolte da Mediterranea Saving Humans e da Refugees in Libya. Nei giorni successivi, almeno una decina di corpi senza vita sono stati recuperati sulle spiagge di Calabria e Sicilia. E l’orrore continua. Perché da metà febbraio continuano ad arrivare cadaveri in decomposizione: l’ultimo, in ordine cronologico, il 5 marzo scorso sulla spiaggia di Butera (Caltanissetta). Il Mediterraneo, secondo l’Oim, sta registrando un numero senza precedenti di decessi di migranti nei primi due mesi del 2026, con 606 registrate al 24 febbraio. Nello stesso periodo, gli arrivi in Italia sono diminuiti da 6.358 a 2.465 (una diminuzione del 61%). Eppure ci sono segnalazioni di centinaia di altri dispersi in mare che non possono ancora essere verificati. Solo nelle ultime due settimane, 23 resti umani sono stati ritrovati sulle coste meridionali italiane e libiche.
Poi ci sono i respingimenti: 2.568 persone intercettate in mare e riportate in Libia
Almeno 2.568 migranti sono stati riportati in Libia nei primi due mesi del 2026. E per l’esattezza, dal 1° gennaio all’8 marzo. La maggior parte di loro, dopo essere stata fatta sbarcare a Tripoli, è stata riportata nei centri di detenzione, in quei centri dove i migranti "sono sottoposti a violazioni e abusi dei diritti umani spietati e sistematici, che comprendono torture, uccisioni, violenze sessuali e traffico di persone" ha recentemente confermato l’Onu, nel suo rapporto con la missione di supporto Unsmil. Il rapporto sottolinea che i migranti «vengono rastrellati e rapiti da reti criminali di trafficanti, spesso legate alle autorità libiche, e da reti criminali all'estero. Vengono separati dalle famiglie, arrestati e trasferiti in strutture detentive senza alcun giusto processo, spesso sotto minaccia di arma da fuoco, in quella che equivale a una detenzione arbitraria». «Il rapporto - ha detto il portavoce Stephane Dujarric - é davvero agghiacciante da leggere e racconta una vicenda che merita molta più attenzione».
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