Otello Cenci, l’uomo dietro le quinte del Meeting: «L’arte deve risvegliare il cuore»
di Paolo Guiducci, Rimini
Da 28 anni cura gli spettacoli della kermesse riminese, scegliendo artisti, musiche e storie perché non siano semplice intrattenimento, ma occasioni capaci di suscitare domande, desideri e incontro. Dai concerti del Galli al coro di Gerusalemme, il racconto di una vocazione nata lontano dai riflettori

Da quasi trent’anni costruisce la grande “piazza” spettacolare del Meeting, scegliendo artisti, storie, musiche e parole. Ma il punto, per Otello Cenci, non è riempire una serata: è far accadere qualcosa. Regista, creativo, direttore artistico, attore, conduttore, autore, Otello - 55 anni – è responsabile degli spettacoli del Meeting dal 1998 e direttore creativo di Made Officina Creativa. Al Meeting, però, il suo mestiere è soprattutto stare dietro le quinte, per mandare altri sul palco. E forse non è un caso che la strada verso l’avventura del “creativo” sia cominciata da uno slogan: «L’unico difetto è che non basta mai!», quello di una delle bevande più vintage che ci siano, il chinotto Recoaro. Poi la folgorazione per il teatro, arrivata anche attraverso uno spettacolo che non figura propriamente tra i capolavori dell’antica e nobile arte. Da lì, una vita passata a raccontare storie e a costruire occasioni perché quelle storie possano incontrare un pubblico. E allora Cenci parte da Dante, dal passaggio che accompagna il Meeting 2026. “Quando è vera arte, risveglia e rimette in gioco il cuore e il pensiero dell’uomo. Fa riemergere quel desiderio, quelle domande e anche quel filo di malinconia che ci è proprio”.
È il verbo che torna più spesso nelle sue parole, pronunciate mentre cammina a lunghi passi tra i padiglioni della Fiera di Rimini: risvegliare. Perché l’arte, quando non è semplicemente intrattenimento, riapre un cassetto che spesso la vita quotidiana tiene chiuso. “Rimette in moto i desideri, le domande più profonde, la natura stessa dell’uomo”. E soprattutto quel desiderio di infinito che “a volte la materialità in cui siamo tutti avvolti soffoca o non fa esprimere fino in fondo”. Non è teoria da palcoscenico. Non è teoria da palcoscenico. Cenci indica ciò che è accaduto al Teatro Amintore Galli il 23 agosto, con Giovanni Caccamo e il concerto L’alba dentro l’imbrunire, accompagnato dalla Sicily Symphony Orchestra diretta dal maestro Luigi Sferrazza. Una platea coinvolta, attenta, partecipe: “Il desiderio alto, il cuore che batte”. È questo, per Cenci, ciò che uno spettacolo può riaccendere. Non semplicemente assistere, ma lasciarsi raggiungere da qualcosa che rimette in movimento il cuore e il pensiero. La stessa esperienza si è materializzata domenica il Yasmeen Choir, coro giovanile di Gerusalemme del Magnificat Institute. Ragazze tra i 13 e i 16 anni, voci forse fragili solo all’apparenza, capaci di attraversare repertori e sonorità complesse e di raccontare, nota dopo nota, una possibilità concreta di convivenza. Giovani di differenti culture e religioni che cantano insieme nella Città Santa. “In un momento storico in cui tutto ci dice l’esatto contrario”, osserva Cenci, l’arte mostra che è possibile vivere uno accanto all’altro.

È qui che lo spettacolo incontra il tema del Meeting: il desiderio diventa domanda di fratellanza, amore, giustizia e pace. Anche i canti e le letture preparati nell’attesa dell’arrivo di papa Leone hanno avuto questa forza. Migliaia di persone in Fiera, attraverso l’ascolto, diventate “un’anima sola e un cuore solo”, con lo sguardo rivolto al Santo Padre. E prima che il sipario cali sul Meeting, Cenci indica un ultimo appuntamento. Lunedì 25 agosto, alle 21.30 al Teatro Galli, andrà in scena “La Fame. La parabola dell’uomo che fece tutto per amore”. Scritto e interpretato da Alberto Fumagalli e Chiara Liotta, con la regia di Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli, lo spettacolo, prodotto da Les Moustaches e Accademia Perduta/Romagna Teatri, porta in scena una fiaba teatrale che parte dai bisogni primari per arrivare alla scoperta della fragilità dell’uomo. È proprio qui che Cenci ritrova il filo del Meeting: l’arte non offre semplicemente risposte, ma può riaprire una domanda, rimettere in movimento un desiderio, restituire all’uomo uno sguardo diverso su se stesso e sulla realtà. “Partecipare e non assistere: si può?”. Per Cenci è proprio questa la scommessa dell’arte. Quando è vera, non lascia lo spettatore seduto al suo posto: lo rende parte di ciò che accade. E se gli spettacoli del Meeting possono accadere, il merito è anche di chi, lontano dai riflettori, li rende possibili. I volontari: studenti, adulti, professori, prepensionati come Alberto. “Sono l’ossatura del Meeting”, dice Cenci. Non soltanto perché fanno funzionare la macchina, ma perché, con la loro presenza, raccontano concretamente perché il Meeting esiste. Alla fine, dunque, il personaggio del giorno non è soltanto l’uomo che da 28 anni accende le luci sui palcoscenici riminesi. È uno che prova a ricordarci che, qualche volta, basta una voce, una musica, una storia per rimettere in movimento ciò che credevamo addormentato.
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