Malagò, Maldini e Leonardo: il debutto del triumvirato che sogna Guardiola ct

Oggi l'incontro di presentazione a Milano dei nuovi vertici della Federcalcio. Tra le candidature spunta pure Ancelotti. Chi sono e cosa sognano i tre protagonisti della nuova stagione della Nazionale per far rinascere la repubblica del pallone
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July 23, 2026
Malagò, Maldini e Leonardo: il debutto del triumvirato che sogna Guardiola ct
Leonardo, Giovanni Malagò e Paolo Maldini durante l’assemblea della Lega Serie A a Milano oggi / Ansa
Se al governo ci fosse un triumvirato autorevole, vincente e riconosciuto a livello internazionale come l’attuale Triade della Federcalcio Malagò-Maldini-Leonardo, allora potremmo dormire sereni e sentirci ancora al centro del villaggio calcistico internazionale. Viva dunque l’Italia del pallone, quella liberata dal gravoso gravinismo e finita nelle mani grandi e sapienti del più grande cerimoniere olimpico, Giovanni Malagò. Un megapresidente stramedagliato, record di podi alla guida del Coni, narciso, per i nemici è Megalò, e generone romano quanto si vuole, ma comunque uno che sa fare squadra e che ha imparato l’arte del comando da quel secondo padre (che è stato per lui e Luca Cordero di Montezemolo) dell’Avvocato, Gianni Agnelli. Un esteta che ha bisogno di circondarsi di grande bellezza quando imbandisce la tavola strategica. Ai tempi della Palazzina H, aggiunse un posto al tavolo per la ex vicepresidente Coni e ora sindaco di Genova, Silvia Salis e anche per la Divina consigliera Federica Pellegrini.
Ma siccome nel mondo del pallone, sì sa, la partita è maschia, per ora gli incarichi di prestigio spettano solo a uomini e quindi al bello del calcio, alla bandiera Paolo Maldini e al "brasitaliano" poliglotta, uomo dei tre mondi (ha giocato anche in Giappone e parla l’idioma nipponico) Leonardo. Nell’azzurro tenebra che hanno ereditato i tre dell’ave maria stanno coltivando il sogno di portare sulla panchina di una Nazionale tutta da reinventare il mago del tiki-taka, il grande Pep Guardiola. Il Pep, i tre stanno provando a convincerlo con il loro charme e con tutti i mezzi a disposizione, dalla nostalgia canaglia per i colli di Franciacorta dove ha casa e con gli assist amicali del divin codino Roby Baggio da Caldogno con cui il Pep garrava nel Brescia grandi firme del sor Carletto Mazzone. Ma per portare il genio di Catalogna alla libera università di Coverciano, ci vogliono i milioni, e quelli che chiede il Pep, e i tanti sponsor che lo sosterrebbero nell’avventura più pazza della sua carriera netta e specchiata, sono tanti. Servono 20 milioni solo per sperare che Guardiola dica «vamos Italia!».
Ma secondo voi, con tutto il rispetto per l’autorevole Triade italica, che lo reclama ed è andata cercarlo a domicilio per strappargli un sì, uno che fino a ieri guidava la corazzata miliardaria del Manchester City può accettare di giocare a rischiatutto ripartendo da Donnarumma va all’assalto con Pio Esposito alla ricerca del gol perduto? Il sogno Guardiola, causa non tengo dinero, sta per sfumare e a quel punto si ritorna con i piedi per terra e con le figurine più care tenute in tasca dalla Triade che gioca a mazzetto. Se fosse per Malagò il problema ct sarebbe stato risolto 24 ore dopo la sua elezione a presidente: per lui c’è un solo un uomo al comando della scialuppa azzurra, l’estetico Roberto Mancini. Un amico, un socio del Circolo Aniene dai tempi della Lazio. Il Mancio ha lasciato la Nazionale da campione d’Europa e con una doppia ferita: la mancata qualificazione al Mondiale del Qatar e l’esonero mascherato di Gravina. Due macchie da cancellare, e quindi una grande chance di riscatto quella che gli offrirebbe l’amico Malagò che ingaggerebbe Mancini a una cifra molto più bassa rispetto al cachet di Guardiola, ma per gli esattori della Federcalcio sempre troppo alta, a fronte anche dei 30 milioni di euro di mancati ricavi derivati dai flop seriali della Nazionale di cui il Mancio non è esente da colpe.
Maldini e Leonardo seduti davanti a uno spritz sui Navigli scommetterebbero tutto sull’ex ragazzo della bottega milanista, Andrea Pirlo. Il “Maestro” silente dello spogliatoio rossonero gode della piena fiducia dei dioscuri nazionali che credono nelle sue capacità di motivatore e forse sperano in uno “Scaloni italiano”: ingresso in Nazionale con basso profilo per le esperienze precedenti da allenatore di club (Pirlo ha guidato senza infamia e senza lode Juventus e Samp) per poi crescere e diventare la grande sorpresa. Pirlo però ha un passato in campo pari a Maldini e superiore anche a Guardiola, è stato un asso pigliatutto nel Milan e nella Juve e campione del mondo con l’Italia di Marcello Lippi nel 2006, perciò basta con questa storia dello “Scaloni italiano” e andiamo sul concreto. Per la sostanza e l’usato sicuro, forse sarebbe il caso di rivolgersi all’uomo da primo o secondo posto Antonio Conte. Ma anche il FantAntonio della panchina per il suo contratto pare avanzi richieste che si può permettere solo un top club britannico, uno di quelli della Premier da cui, in cuor suo, lato portafoglio, aspetta la prossima chiamata dopo aver visto Napoli e lasciati gli azzurri di De Laurentiis, con un puntualissimo 1° e 2° posto.
La saudade per il Belpaese pare che stia colpendo Carletto Ancelotti, rimasto triste e solitario a Copacabana dopo il mezzo flop mondiale del suo Brasile. Leonardo è stato il primo a saperlo e ha chiamato Ancelotti per sondare ipotesi di rientro in Italia, ma i 4 anni di contratto blindato con la Seleçao non lasciano spazio per un simile ribaltone. Malagò non ha fretta di decidere, parla di un progetto che per svilupparsi a pieno ha bisogno di almeno 6 anni. Il pragmatico Maldini rilancia fino a 10 anni, e se un discorso del genere lo avesse fatto al Milan dei fondaroli americani, quelli che lo hanno cacciato seguendo l’App degli addii, sarebbe stato licenziato in tronco. Invece nella Federcalcio dell’era Malagò si respira un andamento lento, da tregua olimpica, un’atmosfera di riflessione. Merito di una romanità sobria che punta sullo stile minimal meneghino con sprazzi di bossa nova e trovate, si spera, leonardesche. Riportare la fantasia e la tecnica al potere è l’auspicio di Maldini e Leonardo, al resto dovrà pensarci il prode Giovannino prestato alla Repubblica fondata sul pallone, il quale non lo dice, ma se glie lo chiedessero sarebbe disponibile a fare anche il ct di quest’Italia ancora senza mister.
 

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