Liberi dalla mafia: le storie dei bambini che hanno avuto una seconda possibilità
Save the children premia Faustino Rizzo dell'Università di Padova, che ha svolto una tesi di dottorato sull'iniziativa finanziata dalla Cei per dare una chance ai minori e alle donne che vivono in contesti malavitosi

Affrancarsi dalla mafia si può e lo dimostrano le decine di famiglie che hanno preso parte al progetto “Liberi di scegliere”, nato nel 2012 su intuizione dell’ex-presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella. Su questo progetto, finanziato con i fondi dell’8 per mille della Chiesa cattolica, ha svolto la tesi di dottorato Faustino Rizzo, ricercatore nel Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell’Università degli Studi di Padova, tra i vincitori della prima edizione del premio Save the children per la ricerca, assegnato a Milano. Con questa iniziativa, Save the children vuole valorizzare la conoscenza scientifica sull’infanzia e l’adolescenza come leva per promuovere i diritti di bambini, bambine e adolescenti. Anche (e soprattutto) in contesti difficili come quelli segnati da una forte pressione dei clan mafiosi.
Per dare una seconda possibilità ai bambini e alle donne costretti a vivere in contesti malavitosi, “Liberi di scegliere” rappresenta una nuova modalità di sostegno di queste famiglie. Nel periodo compreso tra il 2012 e il 2020, nel distretto del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria sono stati presi in carico, a partire dall’intervento dell’Autorità giudiziaria, 31 nuclei per un totale di 57 bambini e bambine. Alcune delle loro storie sono state studiate da Faustino Rizzo che, da questa esperienza, ha anche tratto il libro “Il lavoro socioeducativo nei contesti mafiosi”, uscito nelle scorse settimane per Carocci editore.
«Attraverso lo studio del progetto “Liberi di scegliere” – spiega il ricercatore dell’Università di Padova – è stato possibile definire il concetto di “vulnerabilità mafiosa” per descrivere la particolare condizione in cui vivono questi bambini e ragazzi. Secondo questo approccio, la mafia è una questione sociale, da affrontare attraverso una diversa organizzazione dei servizi sociali, in modo da rendere visibili questi bambini e le loro famiglie, spesso non visti dalle istituzioni e dalla società».
La «buona intuizione» nata con Liberi di scegliere ha portato all’introduzione della vulnerabilità mafiosa nel Leps Pippi, facendola diventare una delle chiavi di lettura del Leps per la Prevenzione dell’allontanamento familiare – Pippi. Una prospettiva utile a tutti i servizi sociali d’Italia, che «parte dal bambino per spezzare il circolo dello svantaggio sociale», sottolinea Rizzo, rappresentato dal vivere in un contesto mafioso. Si tratta di un approccio innovativo che «riconosce la persona prima del reato» e mette al centro il «capitale umano» rispetto al crimine commesso.
«Quello che viene proposto alle famiglie – ricorda Faustino Rizzo – è un percorso di accompagnamento affinché scelgano la democrazia e abbandonino i metodi mafiosi. In questo contesto, la rete dei servizi va proprio a sostituire il “welfare mafioso” e aiuta le famiglie a dare un nome alla loro condizione di vulnerabilità».
Oltre al lavoro di Faustino Rizzo, Save the Children ha assegnato altri due riconoscimenti ex aequo. Il primo è andato alla ricercatrice dell’Università di Bologna, Roberta Paltrinieri, autrice di “Fammi spazio: una ricerca sulla partecipazione culturale giovanile a Bologna”, indagine sul welfare culturale come strumento per promuovere il protagonismo giovanile e contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica attraverso la partecipazione culturale. Premiato anche “Teatro e carcere. Uno studio pedagogico all’interno dell’Ipm Cesare Beccaria di Milano”, di Veronica Berni, ricercatrice dell’Università di Milano Bicocca. Si tratta di uno studio sulla funzione rieducativa del teatro, che restituisce protagonismo ai giovani detenuti.
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