Le parrocchie milanesi sono tra le più attive nella raccolta di aiuti al Venezuela
di Ginevra Gori
Ieri pomeriggio, la parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita si è trasformata in un centro logistico per gli aiuti ai terremotati. Don Villa: «Collaborazione nata tempo fa»

Mentre la terra in Venezuela continua a tremare, uno dei pochi punti di riferimento per la popolazione locale sono i connazionali sparsi per il mondo che, dall’estero, possono inviare aiuti e beni di prima necessità.
Alla chiamata ha risposto anche la comunità venezuelana milanese attraverso l’associazione “Insieme per il Venezuela”, attiva da tempo a sostegno di un Paese che, prima del sisma, ha conosciuto il dramma della dittatura e di una movimentata svolta politica. Dalle ore immediatamente successive alla notizia, l’associazione ha attivato un ponte solidale tra Milano e Caracas. Ieri pomeriggio, la parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita, in via dei Cinquecento, si è trasformata in un grande centro logistico per la raccolta di aiuti umanitari da spedire entro pochi giorni, nel segno del motto “Il Venezuela ha bisogno di noi”. Medicinali e materiale sanitario, alimenti non deperibili, prodotti essenziali - dal sapone alle torce elettriche-. «Serve tutto perché manca tutto» spiega con la voce rotta Mercedes Vasquez Antonioni, la presidente dell’associazione, originaria di Caracas ma con origini italiane e da anni residente nel capoluogo lombardo. «Specialmente sulla costa, a La Guaira, è tutto distrutto. Non ci sono nemmeno le ruspe per scavare tra le macerie e infatti una delle cose di cui c’è più bisogno sono le macchine di questo tipo. Nelle scorse ore sono arrivati i primi aiuti ma non ci sono abbastanza squadre di soccorso e a fare il grosso è soprattutto la gente comune. Bisogna capire che dopo ventisei anni di dittatura c’era scarsità di tutto, figuriamoci se eravamo preparati ad affrontare una cosa del genere. Ci mancava solo questo, proprio ora che stavamo cominciando a respirare» si sfoga amareggiata. La collaborazione con la parrocchia in zona Corvetto, era già cominciata qualche tempo fa, quando, ricorda don Roberto Villa «l’associazione e la comunità venezuelana ci hanno chiesto di ospitare nella nostra chiesa un quadro devozionale che raffigura il primo santo del Paese latinoamericano, José Gregorio Hernández Cisneros, il “medico degli indigenti” canonizzato nel 2025».

La parrocchia è diventata un punto di riferimento spirituale e sociale per la comunità, che si riunisce qui regolarmente per le feste patronali, le messe di invocazione alla pace e anche raccolte di aiuti. In questa circostanza, è arrivata forte e chiara la risposta dell’intero quartiere, che ha trasformato compassione, dolore e sgomento in un forte slancio di generosità. «La raccolta si è svolta dalle quattro del pomeriggio alle sette di sera ma appena abbiamo aperto già non sapevamo dove mettere tutto quello che arrivava» racconta con enfasi Mercedes, sollevata di sapere che la sua famiglia è al sicuro a Caracas ma preoccupata per la sorte di una cara amica, estratta miracolosamente viva dalle macerie della sua casa dopo quattro giorni di agonia.

«Italiani, argentini, ecuadoriani, sono venuti in molti. Chiunque. I venezuelani però arrivano piangendo, alcuni non hanno notizie di amici o familiari. In Italia e in Lombardia ci siamo sempre sentiti accolti e sentiamo la vicinanza della popolazione ma quando nella tua terra sta succedendo l’inferno e tu sai di non poter fare quasi nulla da lontano è difficile fare finta di niente e continuare a vivere e a lavorare. Nessuno può capirci davvero purtroppo». Quello che per la presidente di “Insieme per il Venezuela” è solo una goccia nel mare di una catastrofe immane significherà salvezza, nutrimento e luce per molte vittime. Ma bisogna fare presto: «Speriamo di riuscire a poter spedire tutto il carico di aiuti entro la prossima settimana» ci confida ancora. «Ci hanno detto che il 4 luglio dovrebbe riaprire il traffico aereo per i trasporti logistici, sfruttando la città di Valencia come base di arrivo. Avremo la conferma solo lunedì però e nel frattempo capiremo come gestire il tutto con il corriere. Abbiamo raccolto talmente tanto materiale che i costi saranno piuttosto elevati». Per questo, l’associazione lancia un appello per chiedere a quanti vorranno continuare a contribuire una forma di supporto economico. Chi non ha fatto in tempo a donare qualcosa potrà comunque sostenere le operazioni di trasporto e consegna dei beni sino in Venezuela.
«Lo stato italiano si è attivato inviando squadre, generi alimentari e stanziando fondi per aiutare i venezuelani a gestire questa situazione di assoluta emergenza umanitaria. Ma chiediamo a tutti che non smettano di aiutarci e sostenerci anche quando i giorni e i mesi passeranno».
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