Stop al resort extralusso in Sardegna: ora la Zes diventa un caso
Sulla spiaggia di Cala Finanza si prepara il presidio popolare del 1° luglio, mentre il Comune ritira la variante urbanistica del progetto. Sullo sfondo, il braccio di ferro tra Regione Sardegna e Governo sull’uso della Zes e la tutela del paesaggio

Ci sono luoghi che, all'improvviso, smettono di essere soltanto un punto sulla carta geografica e diventano un simbolo. Cala Finanza, una piccola baia della Gallura affacciata sull'Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, è uno di questi. Qui si sta consumando una vicenda che va ben oltre la realizzazione di un resort extralusso: è uno scontro che coinvolge governo, Regione Sardegna, Comune, magistratura, associazioni ambientaliste e cittadini, e che potrebbe ridefinire il rapporto tra gli strumenti straordinari per attrarre investimenti e le regole ordinarie di tutela del paesaggio. Il prossimo 1° luglio questa tensione approderà sulla spiaggia di Cala Finanza, dove è stato organizzato un presidio popolare aperto a cittadini, comitati e associazioni. La mobilitazione nasce per contestare il progetto immobiliare e il ricorso alla procedura delle Zone economiche speciali (Zes), ritenuta dagli ambientalisti incompatibile con le tutele paesaggistiche previste dalla normativa regionale. Le petizioni online hanno raccolto decine di migliaia di adesioni, trasformando una vicenda locale in un caso nazionale.
Nel film La vita va così di Riccardo Milani – ispirato peraltro a una storia vera - era un pastore a opporsi, pressoché in solitudine, alla trasformazione di un tratto di costa sarda minacciato dalla speculazione edilizia. A Cala Finanza, invece, la storia è quella di un fronte composito nel quale si ritrovano istituzioni, amministratori locali, cittadini e associazioni, pur con motivazioni non sempre coincidenti. Il conflitto non riguarda soltanto l'opportunità di costruire un resort, ma il modo in cui si decide il futuro di un territorio.
Il progetto immobiliare è promosso dalla Tavolara Bay Srl, società riconducibile al gruppo brasiliano JHSF Participações, uno dei principali operatori del lusso immobiliare e alberghiero del Sudamerica. Il masterplan prevede un albergo a cinque stelle da circa cinquanta camere, trenta ville, servizi turistici, ristorazione, un porto turistico e un campo da golf. I promotori sostengono che l'intervento sarà realizzato secondo criteri di sostenibilità ambientale e produrrà importanti ricadute economiche e occupazionali. A dividere istituzioni e opinione pubblica, tuttavia, è soprattutto il percorso autorizzativo. Il primo lotto dell'intervento ha ottenuto lo scorso 9 febbraio l'Autorizzazione unica della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno, lo strumento introdotto per accelerare gli investimenti considerati strategici. La Regione Sardegna si è opposta, sostenendo che quella procedura non possa sostituire le competenze regionali in materia urbanistica e paesaggistica né incidere sulle tutele previste dal Piano paesaggistico regionale, a partire dalla fascia dei 300 metri dal mare.
Lo scontro è arrivato fino al Consiglio dei ministri, che all'inizio di giugno ha respinto l'opposizione della Regione, confermando l'efficacia dell'autorizzazione rilasciata dalla Struttura di missione Zes. Per la presidente Alessandra Todde e l'assessore all'Urbanistica Francesco Spanedda si tratta invece di una lesione delle prerogative riconosciute dallo Statuto speciale della Sardegna. Da qui il ricorso al Tar e l'annuncio di un possibile conflitto davanti alla Corte costituzionale. Le prossime settimane saranno decisive. Nei primi giorni di luglio è atteso il pronunciamento del Tar sul ricorso della Regione contro l'autorizzazione unica, mentre l'11 novembre è fissata un'ulteriore udienza relativa alla legittimità dei lavori già avviati nell'area.
Nel frattempo il fronte locale ha registrato un ulteriore colpo di scena. Ieri il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha annunciato la revoca in autotutela della delibera approvata dal Consiglio comunale nel novembre 2025 che aveva modificato la classificazione urbanistica dell'area, passaggio ritenuto indispensabile per lo sviluppo del progetto. La decisione sarà sottoposta al voto del Consiglio comunale martedì prossimo. La motivazione indicata dal Comune riguarda alcuni interventi riscontrati dagli uffici tecnici nell'area di Villa Joy, fra cui strutture amovibili destinate al glamping che sarebbero state realizzate senza le autorizzazioni necessarie e per le quali è stata annunciata un'ordinanza di demolizione. Contestualmente si è dimesso l'assessore comunale al Turismo, Riccardo Biancu, fratello dell'amministratore delegato della Tavolara Bay.
Anche la Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo dopo gli esposti presentati nei mesi scorsi: l'inchiesta è nella fase preliminare. La stessa società aveva già annunciato di rinunciare ad alcune opere previste nella prima fase del progetto, tra cui i moduli abitativi stagionali e parte dei percorsi nella macchia mediterranea, mentre prosegue il contenzioso amministrativo. "Quello che la Sardegna proprio non può permettersi - avverte Marta Battaglia, presidente di Legambiente - è che iniziative puntuali come quella di Cala Finanza facilitino la riproposizione generale di una industria turistica estrattiva, appartenente al passato, che occupa le aree vista mare e volta le spalle a tutto il resto. Vigileremo perché nessuna deroga e nessuna scorciatoia possano metterla in discussione".
Il futuro del resort sarà deciso dai giudici e dagli atti amministrativi ancora pendenti. Ma la posta in gioco è ormai più ampia del destino di un investimento immobiliare. Cala Finanza potrebbe sancire un principio destinato a fare scuola: stabilire fino a che punto le procedure straordinarie per favorire gli investimenti possano incidere sulle competenze di una Regione, in particolare di quelle a statuto speciale, e sulla tutela paesaggistica del territorio.
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