Il futuro di Report, le pressioni del governo, la sorte di Ranucci: l'intrigo di Ferragosto è servito

Le parole del potente Fazzolari sono simili a un "editto" e fanno capire che per Fratelli d'Italia, dopo l'arresto di Lavitola per l'attentato al giornalista, bisogna cambiare tutto. Ora la palla passa ai vertici Rai, che dovranno decidere cosa fare settimana prossima
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August 14, 2026
Il futuro di Report, le pressioni del governo, la sorte di Ranucci: l'intrigo di Ferragosto è servito
Ottobre 2025: Sigfrido Ranucci si affaccia dal balcone della redazione di Report il giorno dopo l’attentato intimidatorio
Nel giorno in cui il gip di Roma nega i domiciliari a Valter Lavitola, con motivazioni che amplificano le zone d’ombre della vicenda, Palazzo Chigi esce allo scoperto ed emana, con il sottosegretario Gianbattista Fazzolari, qualcosa che somiglia a un “editto di Ferragosto” verso il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Lasciando agli atti una valutazione dei fatti piuttosto eloquente, per quanto ancora condita di qualche sfumatura, in vista della decisione che dovrà prendere l’amministratore delegato di Rai, Giampaolo Rossi, sul futuro dello stesso Ranucci.
La giornata è a dir poco convulsa. La Roma giudiziaria e la Roma politica si passano metaforicamente la palla. L’intervento più forte, e più inatteso, è quello di Fazzolari, braccio destro e sinistro della premier Giorgia Meloni, che rilascia una dura intervista all’agenzia AdnKronos. Il senso è chiaro: se a giudicare Ranucci fosse Ranucci, la “sentenza” politico-mediatica sarebbe stata già emessa. Ma in fondo è un modo per emetterla lo stesso, la sentenza, nelle ore in cui a Viale Mazzini il management ha preso tra le mani e secretato la relazione del Comitato etico sul giornalista. La decisione su Ranucci è attesa dopo Ferragosto, dai vertici Rai fanno trapelare solo «malumore» e preoccupazione» per i «danni reputazionali» nonché «insofferenza» per le possibili ricadute sulla raccolta pubblicitaria.
«Personalmente - attacca Fazzolari - penso che Report, con la conduzione di Ranucci, abbia perso di credibilità rispetto all’epoca Gabanelli. Ma non è questo il punto. Il punto è la figuraccia alla quale abbiamo assistito: è venuto fuori che l’inquisitore delle fragilità altrui aveva tutte le debolezze, le contraddizioni, le opacità che cercava morbosamente negli altri. E su queste contraddizioni il pubblico non è mai stato indulgente».
Secondo Fazzolari, dunque, Ranucci ha poche possibilità di rimettersi in pista con credibilità. «Dovrebbe spiegare a tutti perché, lui pronto ad attaccare chiunque al primo pretesto, ha sempre difeso il mandante del suo attentato. E sicuramente dovrà chiarire perché, proprio il giorno della perquisizione, sia rimasto per due ore al telefono con Lavitola per concordare una spiegazione da dare sul sopralluogo fatto davanti a casa sua dal faccendiere e dal suo scagnozzo ritenuto vicino alla camorra». Sono parole simili a quelle utilizzate mercoledì dai parlamentari FdI della Commissione di Vigilanza Rai, tese a rilanciare il movente politico e un rapporto amicale che lo strano e finto attentato non avrebbe alterato, almeno nelle prime battute. Fazzolari va oltre. Sigfrido Ranucci sapeva dell’attentato? «Se applicassi il metodo Report, la risposta sarebbe scontata - è la posizione -. Io però preferisco aspettare gli sviluppi dell’inchiesta. Una cosa è certa, il mandante dell’attentato è un caro amico di Ranucci». Segue, da parte di Fazzolari, la richiesta al Pd e a Schlein di «chiedere scusa a FdI» per aver associato indirettamente, «anche in sede internazionale», il Governo all’attentato. Richiesta che il sottosegretario a Palazzo Chigi sostanzia con la lista di «tutte le persone» che Ranucci «ha provato a infangare in questi mesi». Fazzolari ne ha anche per il pentastellato Dario Carotenuto che definì la parte politica di Meloni «mandante morale» dell’ordigno.
Fazzolari prende la parola nel giorno in cui ancora di più il Pd si eclissa, lasciando al solo Walter Verini la “messa a verbale” di una intervista il cui succo è «salviamo Report», da leggere come una possibile separazione dei destini tra la trasmissione e il suo conduttore. A restare su una linea più marcatamente pro-Ranucci resta solo l’europarlamentare Sandro Ruotolo, che chiede a Bruxelles di monitorare perché il Governo non interferisca nelle scelte della Rai.
Dalla Roma giudiziaria arrivano notizie non meno importanti. Lavitola, scrive la gip di Roma Iole Moricca, deve rimanere in carcere perché «rimane totalmente immutato il rischio di azioni recidivanti». Le sue stesse dichiarazioni, annota la gip, aggravano tale rischio, perché «hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l’atto intimidatorio». Ma la parte più pesante è un’altra: la tesi sostenuta da Lavitola nell’interrogatorio di garanzia è «allo stato priva di qualsivoglia riscontro» e «fumosa». Nel verbale del gip probabilmente emergono i dubbi dei pubblici ministeri: Moricca valuta «inverosimili» le ricostruzioni di Lavitola «sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci». E se viene messo in discussione questo movente, tornano in ballo gli altri, compresi quelli che Fazzolari ricomprende nella categoria della «opacità». Per il gip Lavitola ha provato a ridimensionare il suo ruolo e ad avvalorare l’idea di agire nell’interesse di Ranucci, «e non anche per fini personali». Quali? Quelli che rendono l’indagine ancora un vaso di Pandora.
I legali del faccendiere faranno ricorso, ma la gip è stata dura anche sul pericolo di fuga, tra l’altro già verificatosi, a parere dei magistrati. Infine: da Roma partiranno carte direzione Rovigo, perché nell’indagine capitolina sono emersi rilievi sull’acquisizione del Cantiere Navale Vittoria da parte di Roberto Cavazzana: è una faccenda al centro di un’inchiesta di Report, ma non ha a che fare con l’attentato di cui Lavitola si è autodichiarato mandante.

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