Il volto "androgino" della Vergine del Palio turba i fedeli di Siena

Ma il vescovo di Siena, il cardinale Paolo Augusto Lojudice, smorza i toni: «A noi preme la benedizione al popolo di Dio e dei bambini che faranno un omaggio alla Madonna»
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August 14, 2026
Il volto "androgino" della Vergine del Palio turba i fedeli di Siena
Il drappellone dipinto dall'artista romena Teodora Axente per il Palio del 16 agosto, dedicato alla Madonna dell'Assunta / ANSA
Nelle più antiche tradizioni toscane, sacro e civile vivono di interconnessioni e di sintesi complesse. Il palio di Siena, che il prossimo 16 agosto si terrà nella edizione dedicata alla Madonna dell’Assunta, è la summa delle tradizioni toscane. Dieci contrade, tra le 17 della città, per due volte all’anno fanno correre cavallo e fantino nella pista allestita in piazza del Campo, tre giri per un totale di mille metri complessivi. Al termine della corsa, il trofeo è un drappellone – o “cencio”, in senese – che da secoli viene commissionato ad artisti locali e internazionali. A loro viene sempre concessa libertà stilistica, a tre sole condizioni: sul drappo devono essere raffigurate le contrade partecipanti, i simboli civici e soprattutto l’immagine della Madonna a cui è dedicato il Palio. La Madonna di Provenzano per la carriera del 2 luglio e la Madonna dell’Assunta per il 16 agosto. È per questo che il drappellone del prossimo Palio (nell’immagine di copertina), svelato il 10 agosto, ha scatenato polemiche e dibattito: l’artista rumena Teodora Axente ha raffigurato la Vergine con un volto dai tratti androgini in un’opera che il cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, ha definito «molto cupa».
«Lo svelamento del Drappellone ha presentato dei tratti, soprattutto sul volto della Madonna, i quali hanno toccato la sensibilità di parecchi senesi, che non hanno ritrovato in esso i canoni stilistici e devozionali della Madonna Assunta in Cielo», commenta ad Avvenire il cardinale. La questione non è solo estetica. Il drappellone dovrà entrare nel Duomo di Siena e ricevere una benedizione dal vescovo nel giorno che precede la corriera. Al termine del Palio, invece, sarà riportato in cattedrale sulle spalle dei contradaioli vincitori pronti a intonare il “Te Deum” senese per ringraziare la Vergine. Per questo, secondo il cardinale Lojudice, potrebbe essere opportuno in futuro prevedere un confronto tra l’artista e una persona di fiducia del vescovo in fase di committenza per rispondere «ai necessari canoni non solo artistici e stilistici, ma anche e soprattutto all’attenzione devozionale»: «In realtà noi non siamo stati coinvolti né interpellati (se non in rare occasioni), né nella decisione sugli artisti che devono realizzare i Drappelloni», spiega il vescovo di Siena. Nonostante le polemiche, però, il cardinale procederà comunque alla benedizione il prossimo 15 agosto: «La Madonna rappresentata nel Drappellone è solo un'immagine, noi guardiamo alla Madre che viene venerata da secoli nel Duomo di Siena – ha spiegato –. Quello che a noi preme è la benedizione al popolo di Dio, in particolare ai bambini delle contrade che faranno un omaggio alla Madonna. Ci mancherebbe che venisse negata la benedizione in una delle feste più sentite e importanti di Siena».
A entrare nel merito delle ragioni che hanno portato l’artista Axente a raffigurare la Madonna in una veste androgina è don Enrico Grassini, rettore del Consiglio dei correttori, che secondo la tradizione dovrà essere presente anche alla benedizione del “cencio”. «L’artista viene da una formazione cristiana di tradizione ortodossa – spiega don Grassini –, col conseguente limite di entrare negli sviluppi occidentali della spiritualità mariana degli ultimi cinque secoli». Non si tratterebbe, dunque, di una provocazione intenzionale ma di una diversa sensibilità artistica: «L'androginia dei volti e le proporzioni volutamente estrapolate dal naturalismo – sintetizza don Grassini –, più che una forma di provocazione, sono espressione del suo linguaggio artistico». Non solo. Auxente, nella realizzazione del drappellone, avrebbe fatto riferimento anche al cinquecentesimo anniversario della battaglia di Camollia, in cui i senesi sconfissero i fiorentini e le truppe dell’allora papa Clemente VII. «Come Giovanni Di Lorenzo – spiega don Grassini – l’artista contemporanea vede la Vergine aprire il suo manto su Siena vista da Porta Camollia».
Anche per il rettore del Consiglio dei correttori, però, la priorità è un’altra. «Può un drappellone essere realizzato come piena espressione artistica di un autore?», si chiede. La risposta di don Grassini è «no». «Il drappellone del Palio – continua – può essere un’opera d’arte alla maniera antica, in cui l’artista deve muoversi nei canoni indicati dalla committenza». «Il problema non è se “ammettere” o meno il drappellone in uno spazio sacro – conclude –. Anziché improvvisarsi improbabili esperti di iconografia sacra, si accompagnino piuttosto gli artisti a percepire quello che significa l’opera che dovranno compiere».

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