Il caso del libro di poesie da Gaza diventato un bestseller: ora finanzia un ospedale

di Bruno Springhetti
"Il loro grido è la mia voce - poesie da Gaza" ha venduto un numero record di 45mila copie. Parte del prezzo di copertina va ad Emergency: con 200mila euro sostenute 9mila visite nell'ospedale della Striscia
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June 27, 2026
Il caso del libro di poesie da Gaza diventato un bestseller: ora finanzia un ospedale
L'ospedale di Emergency a Gaza / Emergency
Aveva torto Oscar Wilde quando diceva che «tutta l’arte è completamente inutile». Almeno a guardare le vendite di un libro di poesie che ha permesso di pagare visite mediche e farmaci per 9 mila bambini, donne e uomini a Gaza. È successo grazie a una antologia di poeti palestinesi - sconosciuti al grande pubblico - che in Italia ha venduto come nessun altro libro di poesie negli ultimi vent’anni. Un vero e proprio caso letterario, ma anche sociale, che si intitola “Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza”, pubblicato ad aprile 2025 da Fazi Editore. È il libro che finora ha venduto 45mila copie, cifra record per una raccolta di poesie. A lanciarlo in cima alle classifiche sicuramente è servito anche l’annuncio sulla fascetta gialla in copertina, dove si legge che “per ogni copia venduta 5 euro saranno donati a Emergency”. E così, già a febbraio 2026, arrivato a quota 40 mila copie, l’editore ha staccato un assegno da 200 mila euro per l’attività sanitaria che l’ong fondata da Gino Strada tuttora gestisce nella Striscia massacrata. 
Duecentomila euro sono una somma importante. «Ogni donazione è importante, particolarmente per Gaza, che ha stimolato la generosità di tantissimi singoli donatori», puntualizza Alessandro Manno, responsabile per Emergency del progetto Gaza. La ong ha nella Striscia due strutture. Una clinica di assistenza primaria aperta a gennaio 2025 ad al-Qarara, governatorato di Khan Younis, che si occupa di primo soccorso, assistenza medico-chirurgica, ginecologia. Poi assistenza sanitaria di base ad al-Mawasi, nella clinica dell’associazione locale CFTA (Culture & Free Thought Association).  Nella Striscia metà degli ospedali sono stati distrutti, il resto è solo parzialmente operativo. «A Gaza ci occupiamo di salute primaria – spiega il responsabile di Emergency - e una donazione di quel genere copre le spese di quasi due mesi di attività, cioè  9 mila visite mediche. Possiamo pagare gli stipendi di 40 operatori palestinesi tra medici, infermieri, ostetriche, ginecologhe, coordinati da 7 medici italiani a turno». Poi i farmaci, che arrivano con grande difficoltà: «A Dubai abbiamo un carico in attesa di autorizzazione. Ma tutta la logistica è costosa: dai mezzi di trasporto all’acqua potabile, che compriamo da un dissalatore, perché non esistono più impianti».
Gli israeliani applicano in modo estremamente rigido il dual use, bloccando tutti gli aiuti che, a loro dire, potrebbero avere un uso bellico. «No anche ai concentratori di ossigeno, vitali in mancanza di bombole. Bloccate con la stessa motivazione. Siamo costretti a dare il cibo terapeutico ai bambini malnutriti solo fino a 5 anni. Dopo no. O i farmaci per malattie croniche solo ai pazienti in cura dall’inizio. È totalmente frustrante, va contro i principi medici fondamentali. Vivere in in accampamenti sovraffollati, senza acqua corrente, lavandosi con l’acqua di mare provoca malattie respiratorie, gastrointestinali, dermatologiche».
Il successo del libro è stata una sorpresa anche per l’editore. «Avevamo capito la potenza e l’impatto di queste poesie – dice Francesco Fazi, ad della casa editrice fondata dal padre– ma nella più rosea delle previsioni pensavamo a 5 mila copie. Impensabile 45 mila. È il libro di poesie in Italia che ha venduto di più negli ultimi 20 anni. I poeti da più di 50 mila copie sono stati una decina, da quando si registrano le vendite. Donare 5 euro dei 12 che costa il libro è stata un’operazione quasi in perdita», aggiunge Fazi: «I curatori hanno avuto solo un rimborso spese. Agli autori, che hanno rinunciato ai diritti, abbiamo fatto arrivare comunque un compenso, anche se a Gaza non tutti sono stati raggiungibili». Chi ha comprato questo libro? «Soprattutto i giovani. C’è stato un passa-parola. D’altronde i curatori sono tre studenti universitari che hanno girato tutta Italia per promuoverlo. È diventato un libro-manifesto. “Il loro grido è la mia voce” l’abbiamo visto su cartelli e striscioni alle manifestazioni pro Palestina».
Mario Soldaini è uno dei curatori. Studente di antropologia alla Sapienza, è uno dei tre universitari – gli altri sono Antonio Bocchinfuso, studente di storia delle religioni, e Leonardo Tosti, di filosofia - che hanno deciso di far conoscere queste inedite poesie di  dolore, resistenza, dignità. «Può sembrare un istant-book, ma l’abbiamo ideato a dicembre 2023 e ci abbiamo lavorato più di un anno. La scintilla è stata l’uccisione del poeta Refaat Alareer». Docente di letteratura inglese all’Università islamica di Gaza, bombardata, Alareer è stato ucciso il 6 dicembre 2023, a pochi giorni dalla pubblicazione sul web della sua poesia “Se devo morire”. «Ci siamo detti: uccidono un poeta? E noi lo pubblichiamo», racconta Soldaini: «Sapevamo della poesia palestinese, ci siamo chiesti se continuavano a scrivere, nonostante le bombe. Abbiamo provato a contattarli via Messenger, Istagram, mail. E ci hanno risposto. Così, oltre ai video e alle foto che testimoniavano l’orrore del genocidio, sono arrivate anche le poesie, strumento di memoria e resistenza». E sono versi toccanti sul dolore delle madri, la sofferenza, la paura, la dignità. Ma, sorprendentemente, senza rabbia, odio, invettive. «È vero, e sarebbe stato anche prevedibile. Invece no. Forse perché sono poesie dell’inizio del conflitto, è mancato il tempo per una riflessione politica. La disumanità non è certo in queste poesie. Se pure avessero avuto altri toni, io non avrei il diritto di giudicare».
“Il loro grido è la mia voce” è arrivato anche nelle mani di papa Leone XIV. Il cappellano della Sapienza don Gabriele Vecchione il 4 maggio ha organizzato una serata per sostenere i 16 studenti palestinesi borsisti della Sapienza che saranno ospitati dalla Diocesi di Roma. E il 14 maggio papa Prevost è arrivato all’università romana. «Non avevamo fatto in tempo a regalarlo a papa Francesco, che tanto ha parlato di Gaza e con Gaza. Lo abbiamo consegnato a papa Leone, che ci ha ringraziato e ci ha detto che lo avrebbe letto. Avremmo voluto che la Sapienza facesse di più, abbiamo deciso di fare noi qualcosa». Che, in modo imprevedibile, si è trasformato in cure e farmaci per 9 mila persone.

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