IA e social si prendono tutto, e il pensiero sparisce

La tutela dei più giovani (e nostra) oggi passa dalla protezione della loro capacità intellettiva e relazionale. La politica sta iniziando a occuparsene seriamente, le associazioni sono determinate a reagire, ma occorre muoversi con più compattezza. Ce lo dice anche Leone XIV con la “Magnifica humanitas”
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June 27, 2026
IA e social si prendono tutto, e il pensiero sparisce
Il logo di una recente fiera sull'IA a Parigi/ REUTERS
In Gran Bretagna è in corso l’approvazione della legge che vieta l’accesso ai social ai minori di 16 anni: è un passo avanti importante che risponde non solo agli allarmi di genitori e insegnanti ma anche a una copiosa e autorevole produzione scientifica internazionale che evidenzia in maniera incontrovertibile i danni che un’esposizione precoce ai social può comportare. In Italia la politica si muove ma non riesce a produrre il risultato.
Da questo punto di vista non si può non notare come la Chiesa sia all’avanguardia, in termini di promozione di cultura e pensiero sulle nuove tecnologie: tra i tanti straordinari meriti dell’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV si coglie certamente l’intenzione di porre a livello mondiale l’enorme questione etica e antropologica che tempi confusi e troppo veloci stanno producendo; tempi in cui “le cose nuove” si susseguono l’un l’altra senza quasi dare all’Uomo il tempo per pensare e rimanere alla guida dei processi. La previsione di quanto bene e quanto male il futuro ipertecnologico potrà portare è uno sforzo che lo stesso Papa percepisce di difficile piena attuazione. L’umanizzazione, fino a pochissimo tempo fa impensabile, del rapporto con l’Intelligenza artificiale che sempre più giovani considerano amica e psicoterapeuta ne è esempio plastico e inquietante. Non si parla più di cercare semplicemente informazioni sul web per curarsi (comportamento peraltro considerato dai medici pericolosissimo). Si parla di considerare la Macchina soggetto affettivo e dotato di maturità e consapevolezza; un evidente e pericoloso abbaglio.
Per converso, però, mentre l’enciclica di papa Leone , coraggiosamente, cerca di prevedere processi antropologici fondativi dell’umanità, si deve registrare nel nostro Paese il rallentamento delle istituzioni e della politica nell’affrontare il fenomeno tecnologico che precede immediatamente il confronto con l’IA, e cioè proprio il rapporto dei più giovani con i social. Fenomeno che tanta preoccupazione suscita in insegnanti e genitori e più in generale nel dibattito pubblico. La proposta di legge bipartisan del 2024 detta Madia (Pd)-Mennuni (FdI) dal nome delle firmatarie mirante a impedire l’utilizzo dei social media ai minori di anni 15 era stata accantonata. Il governo sembrava intenzionato a scriverne una nuova e perciò a ripercorrere l’iter che era stato già percorso positivamente dalla legge bipartisan (con cartellino verde di Bruxelles), con il rischio concreto di non riuscire a portare a casa il risultato entro la legislatura. Ora l’iniziativa torna al Parlamento ma non si prevedono tempi celeri.
Eppure è proprio dall’Europa (a cominciare dal Digital Service Act) che arriva la spinta a fare presto e bene, esprimendo in ogni occasione la forte preoccupazione per la comprovata minaccia alla salute fisica e mentale dei minori costituita dai social e dall’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. Com’è noto, una sentenza di un tribunale di Los Angeles ha certificato senza mezzi termini la pericolosità dei social per la salute in età evolutiva, sottraendo il fenomeno al dibattito (socialmente debole) di tipo pedagogico e facendolo confluire nel dibattito (socialmente forte) della salute pubblica, come è stato per il tabacco. Una regolamentazione vigorosa è ormai considerata la pietra angolare per qualunque intervento realmente efficace a tutela dei minori: non a caso negli ultimi tempi le proposte di legge presentate dai diversi schieramenti si sono moltiplicate: tre solo nel mese scorso (da parte del Pd, di Noi moderati e di Azione).
Ma la verità è che siamo già andati oltre il livello critico. Gli effetti dei social sui più piccoli, ci dice la più accreditata ricerca scientifica e purtroppo anche la cronaca, sono devastanti e diffusissimi tanto che la consapevolezza del problema si va fortunatamente diffondendo, sollecitando anche una benefica reattività sociale da parte dei cittadini che in altri tempi sarebbe stata impensabile. Come dire che dal male può anche nascere una sana risposta immunitaria. Si possono citare a questo proposito, a titolo di esempio, la recente class action inibitoria contro Meta e TikTok promossa da Moige, Associazione Nazionale Famiglie Numerose e Forum delle Famiglie che reclama la verifica dell’età reale, l’eliminazione di scroll infinito, l’informazione trasparente e obbligatoria sui rischi per la salute mentale dei minori.
Altro esempio di sana reattività è la recentissima costituzione di un “cartello” di associazioni femminili, promosso da Donne e Società con il Cif-Centro Italiano Femminile, Fidapa e Panathlon, un’associazione internazionale che promuove l’etica nello sport. A partire dal Convegno Minori, AI, media digitali: quale bussola? il gruppo di associazioni femminili ha costituito a Roma un “punto d’attenzione” permanente per implementare la diffusione di alleanze tra scuole, famiglie, associazioni, esperti nel campo dell’educazione digitale e della media education. Perché, se è vero che la corda d’oro della legge (come la definiva Platone) può dare una linea certa e cogente, è altresì vero che l’alleanza educativa e la crescita collettiva dei ragazzi, degli insegnanti, degli stessi genitori rimane fondamentale.
Impariamo da papa Leone a recepire e cercare di guidare i ritmi velocissimi dell’innovazione tecnologica: è in gioco la natura stessa dell’uomo. La politica si impegni per dare risposte a questioni vitali per il futuro.

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