Il Papa chiude il Concistoro: Dio desidera le pace per tutti i popoli
di Giacomo Gambassi, Roma
L'appello di Leone XIV insieme a tutti i cardinali contro le guerre: la violenza non avrà l'ultima parola. Fra i temi dell'intervento finale del Pontefice, i giovani, la famiglia, il bene comune, la nonviolenza, la sfida alla “cultura della potenza”

C’è un «appello unanime» che arriva dal secondo incontro del Papa con i cardinali di tutto il mondo. È quello che Leone XIV chiede ai porporati di lanciare «insieme» e indirizzare «ai nostri confratelli vescovi, alle Chiese affidate al nostro ministero e a tutti i popoli della terra». Parole semplici ma nette: «Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola». E ancora: «Dio continua ad aprire nella storia cammini di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli». Si conclude con un monito contro le guerre che viene consegnato alla Chiesa e al mondo il Concistoro straordinario che per due giornate ha riunito intorno al Papa 178 cardinali arrivati in Vaticano dai cinque continenti. Un evento che giunge dopo quello dello scorso gennaio e che, come ribadisce Leone XIV nell’intervento finale di questa sera nell’Aula del Sinodo, intende diventare “prassi” del pontificato. Infatti il Papa dà appuntamento ai porporati - oggi sono 241 - al 2027: un’iniziativa che sarà «annuale a partire dal prossimo anno», sottolinea. E aggiunge: «Non ho ancora fissato la data. Conto di comunicarvela verso la fine di quest’anno».
Leone XIV definisce il Concistoro «un momento prezioso» e «un motivo di speranza» avendo visto «i cardinali provenienti da Chiese, culture, situazioni così diverse, ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo». Certo, tiene a precisare, non è «un Parlamento o un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione». E si trasforma anche in un messaggio civile: «In un tempo segnato dalla polarizzazione, anche il modo con cui la Chiesa ascolta e dialoga diventa parte del suo annuncio. Se sapremo cercare insieme la volontà del Signore, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo, sono certo che la nostra comunione diventerà sempre più feconda per la missione della Chiesa e per il servizio all’intera famiglia umana».
Uno dei temi dei lavori è stato quello delle «ferite del mondo» alla luce dell’enciclica Magnifica humanitas. «La guerra non è soltanto un conflitto tra gli Stati - afferma il Papa nelle conclusioni -. Nasce da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione». Come risposta il Pontefice indica la «cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo, perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene dell’intera famiglia umana». E osserva: «In questo cammino il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale. Hanno bisogno della vicinanza e del sostegno della comunità ecclesiale per vivere la carità politica». La prossimità, prosegue, cresce anche «attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso che non attenua la nostra identità cristiana». Poi elogia l’approccio «non violento» che «è una forma profondamente evangelica di abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù». E chiarisce che «essa non rinuncia alla verità, né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico». Dal Concistoro giunge anche l’indicazione di «proseguire l’approfondimento sul tema della legittima difesa di fronte alle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei», dice il Papa. Una riflessione che «merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale».
Leone XIV torna sull’importanza del bene comune che «non è semplicemente un obiettivo da perseguire, ma una realtà da riscoprire insieme». Perché «viviamo un tempo nel quale diventa difficile perfino riconoscere ciò che è veramente bene per tutti. Allora, radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo. Questo domanda anche un paziente lavoro educativo che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci lega gli uni agli altri». Da qui l’urgenza «della testimonianza» e «della costruzione di comunità fraterne e credibili», ma anche il bisogno di essere una Chiesa «chiamata a diventare sempre più ciò che proclama» persino «con le necessarie riforme delle strutture, delle istituzioni, dei processi».
Ai cardinali Leone XIV affida l’icona biblica dei discepoli di Emmaus. E sollecita uno stile sinodale. «“Come custodiamo insieme il dono che il Signore ha affidato alla sua Chiesa?”. Quando questa domanda diventa il centro del nostro discernimento, anche le questioni dell’autorità, della corresponsabilità e delle decisioni trovano il loro giusto posto». Del resto, «la sinodalità non è un insieme di riunioni né un metodo di lavoro, ma nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento». Ciò che conta, quindi, «non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri» in modo che diventino «un luogo di conversione nel quale cresciamo insieme nella fedeltà al Signore».
Il Papa richiama i giovani con le «loro domande», ma anche con la «sofferenza che talvolta li conduce fino alla disperazione estrema di togliersi la vita». E chiede di «ascoltarli» nella «loro ricerca di autenticità, di relazioni vere e di senso», consapevoli che «il Vangelo continua a incontrare le attese più profonde del cuore umano». Poi pone l’accento sulla famiglia. «Là dove essa è sostenuta e accompagnata, cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza. Là dove è ferita o isolata, tutta la società ne porta le conseguenze». Quindi il riferimento al summit sulla famiglia che il Papa ha convocato a ottobre per i dieci anni di Amoris laetitia. Un incontro con i vescovi a capo delle conferenze episcopali di tutto il mondo ma a cui «parteciperanno anche alcune famiglie» perché, annuncia, «la loro presenza è essenziale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






