«Cos'hai da guardare?»: le 12 ore di follia dell'uomo che ha sfregiato una ragazza in centro a Milano
di Giulio Isola
La mattina stessa di giovedì Mohammed Saidi era stato arrestato per furto nelle in sosta, processato in direttissima e rilasciato con divieto di dimora in città. Pioggia di polemiche

Un pugno, poi una coltellata al volto, davanti a decine di passeggeri. È destinata ad alimentare un acceso dibattito politico l'aggressione avvenuta giovedì pomeriggio sulla banchina della fermata Duomo della linea 3 della metropolitana di Milano, dove una giovane di origine marocchina è stata sfregiata al viso da un 27enne algerino senza fissa dimora e irregolare in Italia. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia locale, la ragazza, 22 anni, si trovava con alcuni amici quando l'uomo le si è avvicinato chiedendole perché lo stesse guardando. Al diniego della giovane avrebbe reagito urlando: «Che cosa hai da guardare? Sono uomo e sono musulmano». Poco dopo l'ha colpita con un pugno e quindi con un fendente al volto, vicino al labbro.
La vittima è stata soccorsa e trasportata in codice giallo al Policlinico di Milano. Le ferite non sono gravi, ma la lesione al viso ha fatto scattare l'ipotesi di reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, la fattispecie introdotta nel 2019 e punita con la reclusione da 8 a 14 anni. L'aggressore è fuggito subito dopo l'assalto, ma è stato rintracciato e bloccato dagli agenti della Polizia locale in via Torino, all'altezza di via Falcone, grazie anche alle indicazioni dei numerosi testimoni che avevano assistito alla scena. Nei suoi confronti la pm di turno Simona Ferraiuolo contesta, oltre allo sfregio permanente al viso, anche le lesioni aggravate e la resistenza a pubblico ufficiale. Nelle prossime ore verrà chiesta al gip la convalida dell'arresto con l'applicazione di una misura cautelare.
La vicenda assume contorni ancora più delicati perché il 27enne era già stato arrestato nella notte precedente. Intorno alle quattro del mattino alcuni residenti avevano segnalato alle forze dell'ordine un uomo che stava danneggiando alcune auto in sosta in via Venini. Fermato mentre tentava di forzare la serratura di una vettura, era stato trovato in possesso di oggetti ritenuti provento di furto. Accompagnato in questura, era stato arrestato per furto aggravato, processato per direttissima e quindi rimesso in libertà con il divieto di dimora nel Comune di Milano. Poche ore dopo avrebbe vagato senza meta per la città fino a raggiungere il centro, dove è avvenuta l'aggressione. Nel provvedimento di arresto non vengono contestate aggravanti specifiche legate al movente. Tuttavia la Procura, nel prosieguo delle indagini, potrebbe valutare l'applicazione della nuova aggravante introdotta di recente per i reati commessi con finalità di odio o discriminazione nei confronti delle donne oppure per motivi razziali o religiosi, quando l'azione costituisca un atto di sopraffazione, controllo o dominio.
È prevedibile, si diceva, che il caso diventi terreno di scontro politico nelle prossime ore: da un lato le polemiche sulla gestione dell'immigrazione irregolare e sul rilascio dell'uomo poche ore prima dell'aggressione; dall'altro il rischio che un episodio ancora oggetto di accertamenti venga utilizzato per estendere responsabilità collettive a un'intera comunità religiosa. Non a caso la deputata di Futuro Nazionale con Vannacci, Laura Ravetto, ha parlato di «ennesimo episodio sconcertante» sostenendo che, se la frase attribuita all'aggressore sarà confermata, dimostrerebbe come «per certe realtà sia ritenuto normale offendere, picchiare, aggredire e addirittura uccidere le donne», rilanciando come parola d'ordine la "remigrazione". Sul piano giudiziario, intanto, il lavoro della Procura dovrà chiarire se le frasi pronunciate prima dell'aggressione costituiscano un elemento sufficiente per configurare anche un movente discriminatorio o misogino, oltre alle gravissime responsabilità penali già contestate.
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