La Terra dei fuochi brucia ancora: «In aumento i rischi sanitari»
La Commissione ecomafie e il Registro tumori della Campania confermano l'emergenza ambientale

«Il fenomeno della Terra dei fuochi rimane una realtà purtroppo attuale. L’emergenza continua a manifestarsi con forza». E «si configura come un vero e proprio business illecito su scala nazionale e transnazionale». Così «permane una situazione di grave criticità ambientale e sanitaria che richiede interventi strutturali di lungo periodo». Con una spesa di 2,5 miliardi in dieci anni per bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati. In particolare sulle acque, sia superficiali che sotterranee, gravemente compromesse. Mentre la criminalità organizzata è ancora «in grado di monopolizzare l’intera filiera dei rifiuti». A denunciarlo è la Commissione parlamentare sulle “ecomafie” nella Relazione sulla “Terra dei fuochi” appena approvata all’unanimità e che sarà illustrata oggi alle 17 a Casal di Principe. Un documento ricchissimo e preoccupante ma non l’unico. Ieri, su iniziativa della Diocesi di Acerra, a un mese dalla visita di Papa Leone XIV, è stato presentata la pubblicazione del Registro tumori della Campania, aggiornata al 2022-2023. Anche qui dati preoccupanti, che fanno emergere ancora una volta nell’area della Terra dei fuochi una maggiore incidenza dei tumori e della mortalità per queste patologie rispetto sia ai dati nazionali che a quelli del resto della Regione, la crescita dei casi e la comparsa di nuove forme tumorali.
«Registriamo un peggioramento e vogliamo informare la cittadinanza – spiega il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna –. Raccogliamo l’invito del Papa a continuare nella nostra “ostinata resistenza”. Ancora una volta vengono smentiti i negazionisti che ormai hanno poco spazio perché i dati sono chiari e fanno capire che siamo ancora lontani dall’uscita». Anche perché la camorra non ha certo abbandonato l’affare. E non poche imprese «cercano soluzioni meno costose, spesso affidandosi a operatori che smaltiscono i rifiuti attraverso canali illeciti». E se un tempo «la Campania rappresentava il luogo principale di destinazione per i rifiuti provenienti dal Nord» oggi «il traffico illecito ha trovato nuovi sbocchi: la Puglia, i Balcani e la Turchia, in Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, e persino in Nord Africa, in particolare la Tunisia». Emerge «una pericolosa evoluzione del fenomeno, che si configura sempre più come una vera e propria economia parallela fondata sull’illegalità». Gruppi criminali e imprenditori disonesti «si avvalgono sempre più spesso di professionisti altamente qualificati per poter infiltrare l’economia legale, sviluppare sofisticate reti corruttive e collusive all’interno della Pubblica Amministrazione al fine di alterare il rilascio di autorizzazioni o turbare le gare d’appalto». Anche grazie alle «vulnerabilità endemiche e ataviche del territorio, tra cui spiccano un grave e cronico deficit impiantistico regionale per il regolare trattamento e smaltimento, un’elevatissima concentrazione di attività produttive totalmente sommerse che, operando in nero, sono di fatto obbligate ad alimentare il circuito illegale». La Commissione cita anche il dossier regionale Caritas sulle povertà, che ha evidenziato come il fenomeno «debba essere letto anche alla luce delle fragilità economiche e sociali, tra cui povertà, lavoro irregolare, dispersione scolastica e carenza di opportunità. In tale contesto, è stato sottolineato che il contrasto agli illeciti ambientali richiede, accanto alle necessarie attività di prevenzione e repressione, interventi volti a promuovere sviluppo economico, inclusione sociale, percorsi educativi e diffusione della cultura della legalità».
Intanto i danni non si fermano. In particolare «la compromissione delle acque». Dall’analisi emergono, ad esempio, superamenti delle concentrazioni di contaminazione per tetracloroetilene e tricloroetilene nelle acque sotterranee della provincia di Caserta, con una situazione particolarmente significativa a Villa Literno e superamenti ad Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno e Succivo e nella provincia di Napoli, con anomalie ad Acerra, Giugliano, Boscoreale e Striano. Una contaminazione che «assume rilevanza sotto il profilo sanitario, ambientale e della sicurezza delle filiere produttive, potendo determinare esposizioni dirette e indirette della popolazione e degli ecosistemi».
In particolare nella piana giuglianese si può parlare di “disastro ambientale” con “avvelenamento della falda acquifera” ancora in atto ed in aumento». Infatti «le sostanze inquinanti si sono progressivamente compenetrate nei terreni coltivati e si sono infiltrate nelle sorgenti di acqua potabile. Tale contaminazione ha determinato un incremento significativo di patologie oncologiche e respiratorie». Come confermato dai dati del Registro tumori.
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