La signora delle comete:
«Ragazze, credete in voi stesse»

Amalia Ercoli Finzi, prima ingegnera aeronautica in Italia con la quinta figlia Elvina alla serata annuale della Fondazione Rui ha incoraggiato le studentesse
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June 29, 2026
La signora delle comete:
«Ragazze, credete in voi stesse»
La serata della Fondazione Rui con Amalia Ercoli Finzi (seconda da destra accanto alla figlia Elvina). Francesco Orsi e Francesca Travaglini (seconda da sinistra)
Alle studentesse che le chiedono un consiglio sul proprio futuro, lei risponde sorridendo: «Credete in voi. Ma prima ancora, preparatevi. Studiate. Scegliete scuole che non regalano le promozioni. E inseguite la felicità anche nel lavoro». Non fa sconti Amalia Ercoli Finzi: dall’alto della sua età portata con allegria ed entusiasmo, accanto alla figlia Elvina Finzi, la prima donna laureata in Ingegneria aeronautica (ma solo perché ai tempi non esisteva l’aerospaziale... ), la scienziata che ha diretto un Dipartimento del Politecnico di Milano, che ha lavorato per la Nasa e per l’Ente spaziale europeo, che ha dato il suo nome a una cometa (non a caso la chiamano la signora delle comete... ), venerdì sera ha animato la serata che la Fondazione Rui - Residente Universitarie Internazionali ogni anno dedica alla conclusione del progetto Jump in occasione del 26 giugno, giorno in cui si festeggia San Josemaria Escrivà. Come ha sottolineato Francesca Travaglini, Direttore generale di Fondazione Rui, «Jump ha un ruolo centrale nel progetto formativo che la Fondazione sviluppa con tre obiettivi: la consapevolezza di sé, le relazioni, il bene comune».
E i tema della formazione è stato il filo conduttore delle risposte della scienziata: ancora oggi 7 persone su 10, comprese le donne, considerano le scienze e la tecnologia prerogativa maschile, così come la carriera. Amalia Ercoli Finzi, classe 1937, con la sua vita da pioniera ha dimostrato che si tratta, per l’appunto, di pregiudizi radicati ma che non hanno fondamento nella realtà. «Le donne hanno il privilegio della maternità - ha aggiunto -. Non facciamocela togliere. Il ruolo educativo spetta alla famiglia e alla società nel suo insieme. Si può conciliare una soddisfacente vita lavorativa con la famiglia». Una affermazione credibile, detta da lei, madre di cinque figli. E proprio con l’ultima, l’unica femmina, Elvina, la sintonia è evidente. Insieme hanno firmato tre libri, l’ultimo dei quali, “Le ragazze della Luna” (con Tommaso Tirelli, Mondadori) è una raccolta di ritratti di giovani scienziate italiane che lavorano - troppo spesso dietro le quinte - per tradurre in realtà gli ambiziosi progetti della conquista dello spazio. Come l’ingegnera Chiara Bernardini, che ha rischiato tutto per entrare a Space X e oggi preme il pulsante per la partenza dei razzi di Elon Musk, che alle ragazze dice: «Insegui la grandezza dei tuoi desideri. Se c’è qualcosa che blocca, va rimosso». O come Elena D’Onghia, astrofisica alla Nato, che sta progettando uno scudo magnetico per andare su Marte: «Le opportunità te le crei. È imparare a osare». O infine come Anthea Comellini, astronauta di riserva Esa: «Il mio talento? Non avere talenti particolari. Ma applicarmi sempre. Se ti applichi, il treno delle opportunitàè passerà».
Amalia ed Elvina oggi hanno assunto la missione delle divulgatrici scientifiche, ed è in questa veste che ha voluto salutarle Francesco Orsi, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Alumni di Fondazione Rui, che raccoglie coloro che hanno studiato in uno dei 13 Collegi universitari accreditati dal ministero dell’Università e della Ricerca a Milano, Roma, Genova, Bologna, Trieste e Palermo. «Un ruolo importante, quello di divulgatrici - ha detto Orsi -, perché dietro ogni grande percorso scientifico, professionale e umano c’è sempre qualcuno che ha acceso una domanda, che ha dato fiducia, che ha aperto una strada. Qualcuno che ha saputo rendere comprensibile ciò che sembrava lontano. Qualcuno che ha mostrato che la scienza non è solo tecnica, ma immaginazione, metodo, coraggio». E nel caso di Amalia Ercoli Finzi, anche la capacità di rompere tetti di cristallo. La scienziata ha raccontata di essere stata spesso l’unica donna nella stanza delle decisioni, e di aver avuto un ruolo nel programma Artemis della Nasa, che riporterà l’uomo sulla Luna con l’obiettivo di stabilire una presenza umana permanente sul nostro satellite per poi spiccare il volo verso Marte. Ma perché l’uomo (e la donna!) vogliono approdare sul pianeta rosso? «Per capire come è nato il sistema solare - risponde senza esitazione la scienziata milanese -. Noi uomini abbiamo un desiderio di conoscenza mai sopito, una sete di scoprire cose nuove; io dico che questa è la traccia di Dio nella persona umana».«R

Il progetto Jump della Fondazione Rui: in 13 collegi in 6 città formazione e agevolazioni 

«Educare persone che lasciano traccia»: è questo l’obiettivo di Fondazione Rui, ispirata da san Josemaria Escrivà, attiva dal 1959 con 13 Collegi in 6 città. Le Residenze Rui prevedono una serie di agevolazioni sulla retta e borse di studio che premiano il talento e la motivazione e che garantiscono la massima accessibilità. A questo scopo è attiva una raccolta fondi tra gliAlumni (ex residenti) per sostenere in 3 anni le agevolazioni per 20 studenti e studentesse. Nei Collegi particolare attenzione è data alla formazione, che si sviluppa su tre ambiti valoriali: orizzonti generativi, comunità di senso, realismo cristiano. Il Progetto Jump da 20 anni assicura attività didattiche integrative rispetto al corso di studi seguito, oltre a servizi di orientamento, tutoring e coaching, forniti sia da professionisti e docenti, sia da studenti pià grandi e dalla rete degli Alumni. Ogni anno Jump forma oltre 430 studenti. (www.fondazionerui.it) 

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