La rivolta del Polesine contro le nuove trivelle: «Il territorio rischia di affondare»

Il fenomeno della subsidenza divora il Delta del Po da decenni. Davanti alle estrazioni di gas in Adriatico, i consorzi di bonifica alzano la voce: «I costi rischiano di pagarli solo i cittadini»
May 4, 2026
La rivolta del Polesine contro le nuove trivelle: «Il territorio rischia di affondare»
Terre del Polesine sommerse dall'acqua / ANSA
Il Polesine non vuole pagare il prezzo della guerra. Le voci di nuove estrazioni di gas nell’alto Adriatico hanno messo in allarme il territorio. Infatti, estrarre gas significa peggiorare lo sprofondamento del suolo. È il fenomeno chiamato “subsidenza”. Un fenomeno in parte naturale, che l’industria estrattiva nei decenni scorsi ha aggravato: «Tra il 1938 e il 1964 il Polesine ha sostenuto gran parte della richiesta di produzione energetica nazionale, arrivando, tra il 1960 e il 1961, a picchi di 290 milioni di metri cubi annui di gas metano estratti, pari al 40% della produzione nazionale. La contropartita ambientale è stata il progressivo sprofondamento del territorio, iniziato negli anni ’40 e che ha registrato alla fine degli anni ’70, in alcune aree, un abbassamento fino a metri 3,50, continuando a scendere ancora oggi seppur con un ritmo più lento» spiega Francesco Musco, docente all’Università Iuav di Venezia. Ad aggravare la situazione c’è l’innalzamento del mare, ammonisce Jaroslav Mysiak, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). Mitigare i danni della subsidenza in territori che si trovano sotto il livello del mare e devono essere “svuotati” delle acque emergenti e difesi dalla risalienza di quelle marine significa far andare a pieno regime le idrovore dei consorzi di bonifica, con un costo elevato. La difesa idraulica richiede risorse che lo Stato non eroga più: l’ultimo finanziamento della Legge 205 del 2017 si è esaurito nel 2024, e adesso i costi della subsidenza li sopportano con le bollette i cittadini polesani e le loro imprese. È la ragione del movimento sceso in piazza nei mesi scorsi, quando la guerra ha indotto il governo a spingere sulla produzione nazionale.
Contro lo sfruttamento del Delta del Po si è mossa l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi), con un affollato convegno dedicato a “Subsidenza, vietato dimenticare” nel Museo Regionale della Bonifica Ca’ Vendramin a Taglio di Po, in provincia di Rovigo. Il presidente Francesco Vincenzi ha spiegato che «i Consorzi di bonifica ed irrigazione credono fortemente nella necessità di intervenire; il confronto scientifico deve essere la base di ogni scelta. Le Autorità di distretto non possono permettersi di guardare dall’altra parte di fronte a queste criticità ed anche la Direttiva Quadro Acque deve considerare le esigenze specifiche dei singoli territori, soprattutto se complessi e fragili come il delta del Po». «Il Polesine ogni giorno paga il prezzo di scelte fatte nel passato: la subsidenza ha reso questo territorio più fragile e più costoso da difendere – ha aggiunto Roberto Branco, Presidente del Consorzio di bonifica Adige Po –. Qui si spendono milioni di euro solo per garantire sicurezza ai cittadini ed alle imprese. Per questo chiediamo che lo Stato riconosca questo problema come una responsabilità nazionale». Il rifinanziamento di una legge che preveda uno stanziamento strutturale e continuativo a copertura di un danno permanente è invocato anche da Virginia Taschini, presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po.
«Il Polesine non chiede assistenzialismo, chiede di non essere danneggiato e di essere messo nella condizione di rimediare ad errori del passato, di cui è stato vittima e che qualcuno oggi, al di fuori di questo territorio, sembra intenzionato a ripetere» alza la voce Alex Vantini, Presidente di Anbi Veneto. E il direttore generale di Anbi Massimo Gargano suggerisce di «costruire un sistema, che metta al centro la prevenzione, investendo in manutenzione, pianificazione, conoscenza. Ciò passa per il rifinanziamento della legge per la manutenzione idraulica ed il monitoraggio del fenomeno della subsidenza». Il movimento non chiede solo il rifinanziamento della legge per il contrasto degli effetti della subsidenza nei territori delle province di Rovigo, Ferrara, Ravenna, che dovrebbe portare al definitivo finanziamento di progetti per la messa in sicurezza del territorio, ma anche l’approvazione di una norma per l’eliminazione degli “oneri di sistema” (che oggi pesano fino al 38%) sulle forniture di energia elettrica, finalizzate al funzionamento degli impianti idrovori. La Regione Veneto, ha detto il governatore Alberto Stefani ha «iniziato una serie di incontri per costruire una filiera interistituzionale, che possa creare una sinergia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, in grado di dare una risposta univoca alle esigenze di questo territorio, che non va considerato un territorio periferico».

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