Ivrea, botto davanti alla procura: tra No Vax e 'ndrangheta si cerca di capire perché
Una bomba carta è esplosa martedì sera, provocando un incendio. Indaga la Digos, che valuta tutte le ipotesi. Nelle aule si stanno celebrando processi delicati

La tranquillità di Ivrea è stata scossa da un boato. Verso le 21 di martedì sera davanti alla procura è esploso un ordigno rudimentale: una bomba carta oppure un grosso petardo, i vigili del fuoco stanno cercando di capirlo. Sul posto si è scatenato un incendio e una lunga colonna di fumo nero si è levata verso il cielo. Sul posto sono intervenuti, oltre ai pompieri, gli agenti del commissariato di Ivrea e il nucleo artificieri dei carabinieri. Poco dopo è arrivata anche la procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione. L'ordigno, dotato di una miccia, è stato lanciato verso le 21 da dietro la recinzione che delimita il perimetro del complesso, dove sorge anche il tribunale, dividendolo da un'area parcheggio. In quel momento in procura era presente il pubblico ministero di turno. L'esplosione è stata forte e ha prodotto molto fumo, ma i danni vengono descritti come sostanzialmente irrilevanti. Ad agire è stato un solo individuo, che si è allontanato dopo il lancio. Gli investigatori stano visionando le telecamere per individuarlo. Intanto emerge che le lacune nella sicurezza dell'area erano già state più volte segnalate a Roma. La recinzione della cittadella giudiziaria è molto bassa ed è agevolmente scavalcabile. La vigilanza, secondo quanto si è appreso, non sarebbe operativa 24 ore su 24.
Le fiamme sono state spente in fretta, ma mercoledì mattina era palpabile l'inquietudine per un gesto da decifrare. Potrebbe essersi trattato di una bravata, ma anche di un'intimidazione. Dalla Questura di Torino filtra che le indagini sono in corso, "senza tralasciare nessuna ipotesi". L'episodio è stato preso molto sul serio: al lavoro la Digos e della Squadra mobile, che stanno vagliando anche la pista di una possibile ritorsione.
Lontano dai riflettori delle grandi cronache, a Ivrea negli ultimi tempi sono andate in scena indagini molto delicate. Non tanto sulla galassia antagonista, che nel Canavese non presenta picchi di particolare turbolenza. Le preoccupazioni in questo (apparentemente) placido spicchio di provincia sono altre. Alcuni giorni fa la procura ha chiesto cinque condanne per altrettanti "No vax", ritenuti colpevoli di numerosi "graffiti" tra il 2021 e il 2024. Le scritte erano comparse su ospedali, banche, università e altri luoghi istituzionali: gli imputati hanno scelto il rito abbreviato e rischiano di dover pagare anche i danni al Comune di Torino, che si è costituito parte civile. L'inchiesta ha coinvolto in tutto una dozzina di persone, tra cui un uomo di 56 anni e una donna di 62, considerata la reclutatrice.
Ma soprattutto, a Ivrea si sta celebrando il processo Echidna, che giunge al termine di una lunga inchiesta della Dda sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte, con il coinvolgimento di imprenditori e politici locali. Sotto la lente, in particolare, erano finiti i lavori dell'autostrada Torino-Bardonecchia e altri appalti. Nel settembre scorso sono arrivate le prime sentenze con rito abbreviato: 14 i condannati. Ma il processo sta andando avanti, con nuove testimonianze sugli interessi dei clan e ulteriori udienze previste a breve. Qualcuno potrebbe non aver gradito, decidendo di lanciare un sinistro avviso ai naviganti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






