In Austria test per 72mila studenti: niente social per 21 giorni. Ecco come è andata

“Disintossicazione” volontaria per alunni di scuole medie e superiori. Per molti è stata un’esperienza positiva. E si replica in Germania
March 26, 2026
Ventuno giorni senza smartphone, niente Whatsapp, niente Snapchat, niente TikTok, niente video Youtube, niente percorsi via Google Maps. Quasi una cura di disintossicazione volontaria quella cui si sono sottoposti 72.000 studenti di scuole medie e superiori in tutta l’Austria. Un’iniziativa denominata “handy experiment” (esperimento con il celullare) conclusasi il 24 marzo, promossa dal ministero austriaco dell’Istruzione e accompagnata a livello mediatico dalla televisione pubblica Orf. Questo peraltro proprio mentre negli Usa Meta e Youtube sono stati condannati per non aver impedito l’effetto dipendenza dei loro prodotti online.
Per i giovanissimi austriaci è stata un’autentica avventura, considerando che tanti (in questo Paese come in tanti altri, Italia inclusa), trascorrono svariate ore del giorno davanti al dispositivo. «Sono cresciuta con lo smartphone – dice Milena, 16 anni, del liceo “Konrad Lorenz” a Gänserndorf, alle porte di Vienna, all’inizio dell’esperimento – non conosco una vita senza». La ragazza racconta di essersi preparata, ad esempio stampando su carta l’abbonamento ai trasporti solitamente custodito sullo smartphone. Proprio la sua scuola, peraltro, è stato il cuore del primissimo esperimento in questo senso, ad aprile 2025, con 69 volontari.
L’interesse è stato certamente notevole, con effetti decisamente interessanti. «Ieri ho pensato: domani posso riaccendere il telefonino – dice Daniel, 15 anni, del liceo di Klosterneuberg, un sobborgo benestante della capitale – e mi sono detto: in realtà non ne ho alcun bisogno. Non ne ho nessuna voglia». «Ho avuto molto più tempo libero – aggiunge il suo compagno Nikolaus – ho potuto passare più tempo con gli amici». Anche Nicolai del Liceo GRG di Liesing, un popoloso quartiere di Vienna è positivo. «Ho potuto studiare di più e sono migliorato di un voto in tedesco e inglese» racconta, pur lamentando di avere adesso oltre 700 messaggini da “recuperare”, mentre Laura, 15 anni, non ricorda più il suo pin d’accesso. «Ho dormito bene come non mi succedeva da anni» dice Anna, 16 anni. Molti ragazzi raccontano che i giorni più duri sono stati i primi, con l’effetto FOMO (“fear of missoung out», la paura di perdersi qualcosa), poi però si sono abituati. Certo, non tutti, naturalmente, sono così entusiasti. Ad esempio, Momo, 17 anni, che prima dell’esperimento passava 60 ore alla settimana allo smartphone, definisce l’esperienza «noiosissima». In generale, però, a sentire i commenti dei ragazzi nel complesso è stata una esperienza positiva da cui molti hanno imparato qualcosa d’importante, scoprendo in qualche modo un’altra dimensione. «Siamo stati sorpresi – racconta all’Orf Theresia Frass-Knierzinger, docente di educazione artistica a Klosterneuburg e responsabile del progetto nell’istituto – dal grandissimo interesse degli studenti. Anche dopo l’avvio dell’esperimento abbiamo avuto un continuo di ragazzi che venivano da noi e ci dicevano: vogliamo partecipare pure noi».
Del resto, gli effetti sono rilevabili, a sentire l’esperto di dipendenza Oliver Scheibenbogen, dell’Università Sigmund Freund di Vienna. Già nel primo esperimento in piccolo di un anno fa a Gänserndorf, racconta al quotidiano Kurier, gli studenti hanno compilato continuamente dei moduli per raccontare il loro stato d’animo, e il loro benessere psicologico è migliorato del 30%. Nella stessa misura sono calati i sintomi depressivi. Sarà interessante leggere la valutazione dei 72.000 moduli dell’esperimento appena concluso (attesa per maggio, Scheibenbogen è convinto che il quadro sarà simile). I ragazzi hanno dovuto già scrivere come si sentono, appena ultimati i 21 giorni, a fine aprile dovranno riferire se vedono effetti permanenti e qual è il loro comportamento online.
Un “esperimento” che fa da esempio: in Germania singole scuole in varie città hanno fatto un analogo test di tre settimane, con risultati simili. E certamente è destinato ad alimentare il dibattito sull’uso degli smartphone da parte dei giovanissimi. Se già vari Paesi limitano per età l’accesso ai Social Network (Francia, Danimarca, Australia), e vietano l’utilizzo dei cellulari in classe (anche l’Italia, dal primo settembre scorso), rimane la zona grigia del tempo libero: ancora troppi giovanissimi trascorrono lunghe ore impegnati con il dispositivo quando sono a casa. E purtroppo ancora troppo frequenti i casi di bullismo online con effetti anche drammatici come confermano i casi di suicidi di giovanissimi che hanno segnato le cronache degli ultimi mesi anche in Italia.

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