Il quartiere che "spacca" è quello che offre sogni: la rinascita di Pioltello
Da Cernusco a Pioltello, ecco come Tyson, "18 Carati" e Gianni - attraverso boxe, musica, cinema e tante altre attività - provano a trasformare la "fame" dei ragazzi in riscatto sociale

Palazzoni di edilizia popolare e strade in cui le opportunità sembrano soffocate nel cemento. Un tessuto sociale ricco di culture diverse che convivono, ma povero di mezzi. È la tipica istantanea di una periferia urbana. Ma cosa succederebbe se in ognuno di questi luoghi, sorgesse una sorta di “ufficio delle ambizioni”, dove ragazzi che la società spesso mette in secondo piano possano riunirsi per progettare il proprio futuro, essere guidati da “dei fratelli maggiori”, trovare la loro possibilità di riscatto? La risposta a questa domanda prova a darla un gruppo di amici che è cresciuto insieme: Andrea Pasqualetti, 25 anni, – detto Tyson per la sua passione per il pugilato –, il coetaneo Gianni, il musicista, e il 28enne dal nome d’arte 18 Carati, il regista. Cresciuti a Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland milanese, hanno fondato l’associazione Q3T, dal nome del quartiere Tre torri da cui tutto è iniziato intorno al 2018. Approdati ora a Pioltello, altra periferia a est di Milano, stanno provando a replicare il modello di inclusione sociale e valorizzazione dei giovani sperimentato nel loro quartiere di origine, quando «provare a salvare gli altri ragazzi è stato il modo migliore per salvare anche noi stessi», spiega Tyson, che adesso a Pioltello ci vive pure.
Che sia attraverso un paio di guantoni da boxe, un microfono in uno studio di registrazione, delle videocamere per raccontare il quartiere o un sacco per ripulirlo dall’immondizia, l’obiettivo è sempre dare la possibilità di «spaccare» nella vita, rompere quel blocco di cemento, per sé stessi, per le proprie famiglie e per gli altri adolescenti della periferia. «Abbiamo deciso di dare ai ragazzi ciò che noi non abbiamo mai avuto quando eravamo più piccoli e ci siamo dovuti costruire da soli, la possibilità di fare esperienze positive, di credere in una strada, nelle proprie qualità artistiche, in un lavoro futuro, in un percorso pulito, fuori dal carcere», continua. Più sorrisi, più spazi di inclusione e aggregazione: è questa pressappoco la formula che portano avanti i tre amici, con il coinvolgimento di tanti altri che mettono a disposizione il proprio tempo e quello che sanno fare: «Io, per esempio, gestisco corsi di pugilato e la parte più organizzativa degli eventi, ma a Pioltello, e in particolare nella sua Piazza Garibaldi che abbiamo ripulito tutti insieme, sono diverse le attività e iniziative portate, come il calcetto e il basket, la festa di quartiere, il cineforum e la caccia al tesoro ad Halloween».

Insieme cercano anche di creare occasioni in cui i ragazzi possano esprimersi. Lo hanno fatto per esempio con un live musicale allestito durante la Festa Patronale, che ha permesso a giovani artisti emergenti della zona di esibirsi davanti a un pubblico di circa 500 persone. A raccontare quel momento è 18 Carati, il regista del gruppo, che dietro la videocamera ha imparato a osservare da vicino in primis le trasformazioni del quartiere in cui è cresciuto e a raccontarle in video e film che vogliono rappresentare senza filtri «la realtà della strada, che è un po’ sporca appunto, come un 18 carati», ma con l’ambizione di trasformarla. Tra le immagini che gli sono rimaste più impresse a Pioltello c’è proprio quella di un ragazzino salito su un palco durante quella festa. Un 13enne senza mezzi, che fino a poco tempo prima faticava a trovare il proprio posto nel mondo, ma quella sera invece «ha preso il microfono e si è esibito con i suoi testi. Il suo è uno dei tanti esempi di riscatto vero che stiamo vedendo attraverso il progetto», commenta. La “strada giusta”, spiega, può essere presa da ogni giovane se gli viene indicata, offrendogli dei modelli credibili da seguire. E il cambiamento interiore passa anche da gesti semplici, ma potenti. Come quando i ragazzi del quartiere, insieme all’associazione, si sono ritrovati a caricare furgoni e distribuire cibo, vestiti e coperte alle persone senza dimora. Non solo nelle periferie, ma anche nelle zone ricche di Milano. Un’esperienza, che ribalta le prospettive tra margini e centro, restituisce senso. «Sono piccole cose – conclude 18 Carati – ma dai loro sguardi capisci che grazie a queste opportunità stanno maturando».


A dare un altro esempio di questo percorso iniziato a Cernusco è infine Gianni, il musicista, che ricorda di quel ragazzo cresciuto nel quartiere Tre Torri con una disabilità e una forte chiusura verso gli altri: «Faceva fatica a creare relazioni, a sentirsi parte di qualcosa, ma piano piano con l’aiuto dell’associazione si è sbloccato e oggi è sempre circondato da amici. Questo, per noi, vale tutto». Nel gruppo Gianni cerca di fare soprattutto questo, creare le condizioni perché anche altri ragazzi trovino la propria voce. «Quando hai 12 o 13 anni non è facile mettersi davanti a un microfono – racconta –. Ma se qualcuno ti accompagna, cambia tutto. Alcuni dei ragazzi coinvolti, oggi continuano a fare musica». È il segno che qualcosa di buono ha attecchito, e non solo in quei ragazzi. «Tutto è nato da una necessità, ma aiutandoci reciprocamente e poi estendendo agli altri questo modo di fare abbiamo trovato un senso anche per noi stessi, una direzione», ribadiscono i tre amici.
Ora il progetto guarda avanti. Ora il progetto guarda avanti. Il 25 marzo è in programma la prima serata benefica a sostegno delle attività a Pioltello, nella sede milanese di Confcommercio. Acquistando una colomba artigianale, donata dalle migliori pasticcerie, si potrà finanziare l’arrivo di attrezzature sportive per i ragazzi del quartiere. Una parte sarà destinata poi alla distribuzione di vestiti, coperte e beni di prima necessità alle persone senza dimora. «Quello che stiamo costruendo qui non deve fermarsi», conclude Tyson, che insieme ai suoi due “compagni di strada”, spera di usare questi fondi per trasformare la "fame" di vita delle periferie milanesi in un riscatto sociale, un ragazzo alla volta.
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