«Il Cpr? Un atto di umiliazione». Cosa ci dicono i 10mila che hanno sfilato a Castel Volturno

Cittadini, rappresentanti di associazioni, immigrati, famiglie, vescovi e politici in corteo per dire no ai centri di rimpatrio. Il cardinale Battaglia: rinunciate al progetto e ascoltate questa terra
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October 25, 2026
«Il Cpr? Un atto di umiliazione». Cosa ci dicono i 10mila che hanno sfilato a Castel Volturno
La marcia di Castel Volturno ieri contro i Cpr / Fotogramma
La memoria e l’impegno. La grande manifestazione nazionale per il “No al Cpr a Castel Volturno e altrove”, almeno 10mila persone, si è snodata attraverso queste due parole. Con un prologo proprio di memoria sul luogo dove il 19 settembre 2008 la camorra uccise sei immigrati. Sul muro sono ancora ben visibili i colpi di kalashnikov. «Questi luoghi vanno tutelati per mantenere una memoria che spinga al cambiamento», riflette l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia.
Lo accompagna l’arcivescovo di Capua e vescovo di Aversa, Pietro Lagnese, promotore dell’opposizione non solo alla decisione del governo di realizzare un Cpr a Castel Volturno, ma all’idea stessa dei Centri di permanenza per i rimpatri. «Non è quello che serve a questa terra», ripete, qui invece si vuole realizzare «un memoriale, per ricordare e promuovere iniziative». Altro che il Cpr, «che rischia di assimilare la condizione di vulnerabilità alla criminalità». Ad ascoltare i due vescovi un gruppo di studenti stranieri, in questa terra per conoscere le azioni dell’antimafia sociale che oggi attraversa Castel Volturno: associazioni come Libera, Legambiente, Acli, Arci, Agesci, Medici senza frontiere, Ex canapificio, le Caritas diocesane, Cgil e Uil. Ci sono i bambini rom di Scampia che portano al collo cartelli con la scritta “No Cpr. Noi siamo qui per organizzare una ostinata resistenza”. E ci sono altri vescovi, Angelo Spinillo, di Aversa, Michele Autuoro, di Benevento, Carlo Villano di Pozzuoli, Giuseppe Mazzafaro, di Cerreto Sannita, Giacomo Cirulli, di Teano. Presenze con parole che pesano. «A chi governa – dice dal microfono Battaglia – chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto. Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie». Accanto ai vescovi c’è il presidente della Regione, Roberto Fico: «Questo Cpr sarebbe uno scempio, un danno incredibile, non significa conoscere questa terra che ha bisogno di investimenti lungimiranti. Sono pronto a fare resistenza passiva e pacifica».
Quattro giorni fa è stata già aggiudicata la gara per costruirlo. A vincere con un ribasso del 25%, da 43 a 31 milioni, un consorzio di imprese, alcune casertane. Lavori in deroga ad ogni norma, come previsto dal “decreto Cutro”. Ma qua le migliaia di immigrati che manifestano chiedono altro. «Permesso di soggiorno subito», urlano. Accanto a loro marcia «un’Italia bella – sottolinea Antonio Casale, direttore del Centro Fernandes, che dal 1996, offre accoglienza ai migranti –, nessuno si scandalizzi che la Chiesa sia davanti a questo popolo buono». Mentre il Comitato don Peppe Diana denuncia: «Il Cpr è un atto di umiliazione per la stragrande maggioranza di cittadini». A parlare con due messaggi anche vescovi con incarichi nazionali. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes della Cei, sottolinea «la necessità di un profondo ripensamento della politica dei Cpr. La sicurezza di una comunità non può essere misurata solo dalla sua capacità di controllo, ma anche da quella di contrastare le ingiustizie, rimuovere le condizioni di sfruttamento e restituire dignità e prospettive a quanti vivono ai margini». Non meno nette le parole del vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Cei, Francesco Savino. Ricorda don Peppe Diana, ucciso dalla camorra. «Quando i vescovi manifestano proseguono una storia che in questa terra è costata sangue sacerdotale, e chi vi accusa di invadere il campo della politica dovrebbe spiegarci in quale campo si trovasse don Peppino».

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