L'affondo del governo contro i pro-Pal, i paletti dei magistrati: nuovo scontro sulle piazze

Il giorno dopo le tensioni ai cortei, appare chiara la strategia dell'esecutivo, intenzionato a sfruttare il fermo di Youssef Siher, "mente" del Movimento 17 ottobre, per rilanciare la battaglia contro le posizioni «islamiste». L'Anm però mette in guardia: attenti a scegliere solo la logica emergenziale e punitiva
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October 25, 2026
L'affondo del governo contro i pro-Pal, i paletti dei magistrati: nuovo scontro sulle piazze
Fumogeni e scontri ieri a Torino, per i cortei di piazza / Ansa
È a sera, unendo i puntini di una giornata lunghissima, che si comprende meglio la partita politica che si è giocata nelle piazze. Il profilo di Youssef Siher è perfetto per capire come e dove si muoverà il Governo nei prossimi giorni e in vista delle prossime manifestazioni: l’affondo preventivo e repressivo sarà verso la galassia pro-Pal vicina a posizioni «islamiste», indiziata di costituire la regia occulta dell’intera mobilitazione giovanile; l’affondo politico sarà al contempo verso quelle che saranno definite le «contiguità» di una certa sinistra. Una strategia che va di pari passo con la rivendicazione della linea dura, alla luce di un bilancio giornaliero meno pesante di quanto temuto. Solo nei seguiti giudiziari dei fermi, però, si andrà a misurare l’efficacia del nuovo decreto-sicurezza, e su questo punto l’Anm ieri ha già fatto capire quale musica suonerà: le nuove norme del governo, ha detto l’associazione dei magistrati, è «miope».
Per capire bene come il Governo e la maggioranza hanno vissuto il sabato dei cortei, bisogna mettere al centro la dichiarazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha prestato i militari per la gestione dell’ordine pubblico: «I miei complimenti al collega Piantedosi e alla Polizia per aver individuato l’ideatore del movimento 17 ottobre. Non un emarginato ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei. Da quotidiani ad enti pubblici, ha frequentato il gotha dell’intelleghentia italiana. E si sono visti i risultati». Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa si complimenta con Piantedosi, e anche nelle sue parole abbondano indizi su dove la maggioranza vuole portare la discussione: «Solo ai delinquenti e a qualche sessantottino in ritardo danno fastidio i nostri uomini in divisa».
Ancora più chiaro un uomo della seconda fila di FdI, Sandro Sisler, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato: per lui partendo da Siher bisogna procedere verso «la galassia dei collettivi antagonisti, i centri sociali e gruppi di giovani violenti, i cosiddetti maranza, che potrebbero essere strumentalizzati come vere e proprie milizie di piazza». In qualche modo maggioranza e Governo provano a suggerire piste investigative. Ma qui arrivano le riserve dei magistrati. Durante il Comitato direttivo centrale dell’Anm, proprio il nuovo decreto dell’esecutivo è finito sotto la lente. La diagnosi la fa il presidente dell’associazione, Giuseppe Tango, che parla di una «scorciatoia miope». Rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati, afferma Tango, è appunto una strategia «miope», che non risolve nulla, anzi «intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena». Nella sua relazione, Tango ha messo in fila le sue riserve: «Troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o un inasprimento sconsiderato delle pene». Ma, prosegue il presidente dell’Anm, «fermo restando la condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni, oltre alla solidarietà agli agenti rimasti feriti è necessario interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci». Il bersaglio è quella che Tango chiama «logica emergenziale e meramente punitiva», incapace di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni.
Anche il centrosinistra ha guardato da un lato con speranza, da un lato con preoccupazione, alle piazze di giornata. Da Cagliari, la segretaria dem Elly Schlein si limita a ricordare che «la responsabilità della sicurezza compete al Governo», e che sarebbe importante «coinvolgere i sindaci». Nel Pd, però, c’è preoccupazione sulla possibilità che Governo e maggioranza mettano alle strette il centrosinistra su violenze e “regie”. Lo fa capire Arturo Scotto quando accusa l’esecutivo di voler partorire una «strategia della tensione». Chiaramente schierati dalla parte dei manifestanti Avs e M5s, riserve invece di Italia Viva su «chi va ai cortei con le molotov».

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