Gli studenti del Giambellino "inventano" il quartiere con il dizionario della periferia
di Andrea Ceredani, Milano
Nell'istituto "Narcisi" di Milano gli educatori hanno chiesto ad alunni stranieri o con disabilità di uscire dalle classi e raccontare le strade. Il risultato è un vocabolario di "parole libere"

Il “Catutatucato” è un gatto che vive nei boschi, corre velocissimo ed è in grado di volare. Il “Gelindo” è un parco speciale, che ha il potere di teletrasportare chi lo abita verso un qualsiasi altro giardino della città. La “Monsela”, invece, è una pianta che fa piangere di felicità le persone: di solito, infatti, si regala a chi ha bisogno di conforto. Sono tutti esseri viventi che popolano il quartiere del Giambellino, nella periferia meridionale di Milano, e che finora nessuno aveva mai incontrato e catalogato. Lo hanno fatto, per la prima volta, i bambini della primaria “Narcisi” che, con l’aiuto dell’associazione “Ludosofici”, hanno risposto a una domanda: «Esistono emozioni o modi di vivere che le parole comuni non riescono a spiegare?». La risposta, per gli studenti della Narcisi, è ovviamente sì. A loro le parole degli altri non bastano: alcuni sono arrivati con un barcone salpato dalla Libia due anni fa e ancora non conosco bene l’italiano, altri sono autistici e ipersensibili agli stimoli uditivi, altri ancora sono sordi. Per questo, gli operatori dei “Ludosofici” e i maestri - con il sostegno del Fondo Sordità Milano e dell’associazione Fedora - li hanno fatti uscire dall’aula guidandoli tra le strade del quartiere per trovare oggetti e “creature” che, con l’aiuto di un grafico, sono diventati esseri animati in un nuovo dizionario illustrato, esposto a scuola e tradotto nelle lingue parlate in aula: arabo, senegalese, cinese, rumeno, inglese e ovviamente italiano. Anche in lingua dei segni.
L’obiettivo degli educatori è permettere agli studenti di conoscere il proprio quartiere di residenza, che per molti è lontano dal Paese di origine, e «sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza». «Tutto nasce dalla necessità di creare lingue accessibili per tutti loro, stranieri e sordi – spiega Ilaria Rodella dell’associazione dei Ludosofici –. Se sono loro a inventare e a ridisegnare la realtà, possono anche sentirsi a casa». La scuola “Narcisi”, più di altre, è un laboratorio adatto a questo genere di sperimentazioni: il 90% degli studenti ha alle spalle un background migratorio e, su undici classi, si conta una trentina di bambini con disabilità certificate. A questi, bisogna aggiungere decine di alunni con bisogni educativi speciali. «Molti hanno problemi motori, disturbi sensoriali e altre forme di autismo – spiega la docente Santina Infantino –. Alla “Narcisi” non c’è un gruppo dominante in cui “includere i diversi”. Per questo, lavoriamo solo alla valorizzazione delle culture e delle diversità».
Ibrahima (nome di fantasia) è uno degli autori del dizionario della Narcisi. Fino a due anni fa viveva con la madre in una tribù del Senegal. Poi è partito con il padre per l’Italia raggiungendo Milano, dove ha trovato casa nel quartiere del Giambellino. Le sue fragilità sono molte: «Quando si è iscritto alla nostra scuola – racconta Infantino – era poco scolarizzato e tuttora non conosce la lingua. In più, è sordo dalla nascita e solo da qualche mese ha ricevuto un impianto cocleare». Ma, per la docente, più che “fragilità” sono “potenzialità”: «Da quando ha iniziato a sentire, gli si è aperto un mondo che sta iniziando a conoscere soltanto ora – spiega –. Ma lo sta facendo con entusiasmo». Con questo spirito ha esplorato il quartiere Giambellino: «Per Ibrahima e i suoi compagni – racconta Infantino – la città è un dato astratto e, a volte, ostile alla loro presenza. Uscire dalla classe per trovare parole nuove è stato importante per iniziare ad associare volti e storie alle persone che incontrano. Dal loro punto di vista, è stato divertente e coinvolgente».
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