Firenze vuole contenere gli Airbnb anche in periferia

di Riccardo Michelucci, Firenze
La sindaco Funaro ha preparato una delibera per il blocco di nuove locazioni turistiche anche fuori dall'area Unesco. Una mossa che però potrebbe avvantaggiare ingiustamente chi ha già aperto
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June 2, 2026
Firenze vuole contenere gli Airbnb anche in periferia
Turisti guardano Firenze da piazzale Michelangelo / Erem Efre via Pexels
Firenze allarga la stretta sugli affitti brevi anche al di fuori dell’area Unesco. La giunta guidata dalla sindaca Sara Funaro ha approvato una delibera che estende il blocco delle nuove locazioni turistiche anche a numerosi quartieri residenziali fuori dal centro storico già sottoposto a vincoli. L’obiettivo dichiarato da Palazzo Vecchio è fermare l’espansione del fenomeno Airbnb verso le zone periferiche e arginare quella che il Comune definisce una progressiva espulsione dei residenti dal mercato immobiliare cittadino. La sindaca respinge però le accuse di voler colpire il turismo: «Non stiamo facendo una guerra contro qualcuno - ha detto - ma lavoriamo per tutelare la città garantendo un equilibrio sostenibile tra turismo e vita quotidiana dei cittadini».
La decisione arriva dopo mesi di studio e monitoraggio del fenomeno, con dati che secondo il Comune mostrano una crescita molto rapida degli affitti turistici anche fuori dal centro storico. Nei primi sette mesi del 2025, nelle aree esterne alla zona Unesco, erano state rilasciate 132 autorizzazioni; nei primi cinque mesi del 2026 il numero è già salito a 270. Numeri che hanno convinto l’amministrazione fiorentina a intervenire prima che il fenomeno si consolidasse definitivamente nei quartieri residenziali. Lo studio presentato dal Comune insieme all’Università La Sapienza di Roma prende in considerazione indicatori come pressione ricettiva, vulnerabilità sociale e rischio di “spillover”, ovvero di spostamento degli affitti brevi dal centro verso i quartieri limitrofi dopo il primo stop introdotto nell’area Unesco.
Una volta approvato dal Consiglio comunale (la discussione è prevista la prossima settimana, con un esito quasi scontato), il nuovo blocco interesserà oltre 100mila abitazioni ma non andrà a colpire le attività già esistenti. Ed è proprio questo uno degli aspetti che sta facendo discutere di più. Chi oggi possiede già un immobile destinato agli affitti brevi potrà continuare a operare, mentre chi non ha ancora avviato l’attività resterà escluso. Un meccanismo che rischia di creare un doppio mercato immobiliare: da una parte gli appartamenti già autorizzati alle locazioni turistiche, destinati potenzialmente ad aumentare di valore proprio perché sempre più rari; dall’altra gli immobili che non potranno più entrare nel circuito degli affitti brevi. In sostanza, il blocco potrebbe trasformare le autorizzazioni esistenti in una sorta di rendita di posizione. Un appartamento già attivo su Airbnb potrebbe diventare molto più appetibile rispetto a uno identico situato nello stesso stabile ma privo della possibilità di essere utilizzato per il turismo.
Il rischio, secondo i critici, è che la misura produca effetti distorti senza avere conseguenze positive sul problema casa. Limitare Airbnb potrebbe infatti non bastare per riportare gli affitti a livelli sostenibili, soprattutto se molti proprietari decidessero semplicemente di lasciare gli immobili sfitti, venderli o destinarli a fasce di mercato comunque elevate. Altri temono invece che il mercato si sposti semplicemente ancora più fuori città, verso i comuni limitrofi, replicando altrove la stessa pressione immobiliare già vista nel centro di Firenze.
Esiste poi una questione giuridica e politica delicatissima. Le restrizioni comunali potrebbero innescare nuovi contenziosi da parte dei proprietari e delle piattaforme, soprattutto se percepite come una compressione eccessiva del diritto di proprietà o della libertà economica. Le precedenti restrizioni sugli Airbnb nel centro storico di Firenze sono già finite davanti al Tar e hanno generato una lunga battaglia amministrativa. Palazzo Vecchio sostiene però di aver ottenuto sentenze favorevoli e considera questo nuovo passo una prosecuzione di quella linea politica. “Il Tar ha dimostrato che la vivibilità viene prima di tutto”, ha commentato Funaro.
Il confronto, però, appare destinato a proseguire. Per una parte della città gli affitti brevi rappresentano il simbolo dell’overtourism che sta cambiando il volto di Firenze; per altri restano una fonte di reddito fondamentale e una leva economica che sostiene lavoro, servizi e indotto turistico. Nel mezzo c’è il rischio che il blocco finisca per congelare le posizioni esistenti creando altre disuguaglianze e nuove rendite proprio mentre si tenta di correggere quelle già presenti.

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