Gesù, l'influencer con lo sguardo rivolto all'eternità

Nel libro di Passaro il racconto di un nonno ai nipoti immaginari per coinvolgerli nella bimillenaria esperienza cristiana
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June 26, 2026
Gesù, l'influencer con lo sguardo rivolto all'eternità
La copertina del libro
Il primo rivoluzionario della storia? No. Gesù è stato il primo influencer e si è pure scattato un molto particolare selfie. In "Gesù si è fatto un selfie" (Cantagalli, pagine 78, euro 10,00) il giornalista e scrittore Antonio Passaro usa un linguaggio adatto ai giovani di oggi e un po’ di sana ironia per coinvolgerli nella bimillenaria esperienza cristiana. L’autore non parte da una domanda teorica su come trasmettere la fede alle nuove generazioni. A muoverlo è un’urgenza interiore. «La verità è che se hai una storia da raccontare a chi viene dopo di te, allora sei già nonno. E io sento che alcune cose devo proprio dirvele, non posso tenermele per me», scrive in apertura rivolgendosi a immaginari nipoti.
La storia da raccontare è quella di Gesù: il primo influencer della storia, appunto. E pian piano Passaro svela cos’è il “selfie” che dà il titolo al libro: è la Sacra Sindone, alla quale Passaro dedica il cuore del libro, mettendo in campo anche la sua personale esperienza ecclesiale con anziani e malati in quanto ministro straordinario dell’Eucaristia (nella vita professionale è responsabile dell’ufficio stampa nazionale del sindacato Uil). «“Porto te, mi affido a te”: è così che prego, brevemente e con semplicità, davanti all’immagine della Santa Sindone e avendo tra le mani la teca con le Ostie consacrate», racconta.
Sul lenzuolo, che è una sorta di “Quinto Vangelo”, l’autore fornisce una disamina delle tante prove scientifiche a cui è stato sottoposto e delle risultanze che ne avvalorano il carattere di immagine non dipinta e di positivo fotografico, nonché le varie analisi che ne hanno tracciato l’itinerario storico dalla Terra Santa fino a Torino. Ai nipotini immaginari, con fiducia, Passaro lascia anche una bibliografia sull’argomento. Pesante? Chissà. Certo ci vuole una buona dose di ottimismo per pensare che la "generazione Z", abituata a tweet e videogames, si possa dedicare a un tema simile, pur trattato in modo agevole. Questo piccolo libro a tratti si fa leggero e ironico, ma in altri momenti affronta di petto i problemi gravi del nostro tempo: guerre, odio proliferare di armi, perdita di senso della vita e conseguente buttarsi via di molti ragazzi.
Ma Passaro non si lascia andare a giudizi: chi è che non sbaglia? Anzi, al di là del tanto buio, vede le altrettante luci dei giovani di oggi. Come quelli che ha incontrato al Giubileo con papa Francesco e che si è convinto possano «spazzare via il male, l’odio, la sopraffazione, la distruzione, le guerre, con la forza dell’Amore». E poi ci sono le eterne domande sulla vita, l’amore, la morte. In punta di penna il “nonno” racconta la sua esperienza e quella dei suoi genitori credenti, ai quali il libro è dedicato. Una storia, ricca di aneddoti con cui - senza nascondere il retroterra da "boomer", nato ai tempi in cui in tv c’era il maestro Manzi – Passaro cerca di intercettare e guardare negli occhi i ragazzi di oggi. Non poteva mancare nel racconto Carlo Acutis, santo adolescente che ha saputo «interiorizzare ed esprimere gli insegnamenti di Gesù nella sua quotidianità, parlando alle anime dei giovani, ma anche alle anime di tutti noi». L’invito finale è a entrare in quella foto, a ritrovarsi in quel selfie che Gesù si è scattato, «autenticamente noi, donne e uomini immersi in questo millennio, ma con lo sguardo rivolto all’eternità». Non importa l’età.

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