
Non solo luoghi di culto, ma case aperte, rifugi, spazi di sollievo per chi rischia di pagare il prezzo più alto dell’ondata di calore che sta investendo Napoli. Mentre il termometro continua a salire e le temperature mettono a dura prova soprattutto anziani, persone senza dimora e cittadini in condizioni di fragilità, la Chiesa di Napoli sceglie una risposta concreta: aprire le porte. È un gesto che va oltre l’emergenza contingente. In una città dove il caldo estremo amplifica le disuguaglianze sociali, offrire un ambiente fresco, un bicchiere d’acqua e un luogo dove sostare significa restituire dignità a chi spesso vive ai margini. Le basiliche del centro storico e le strutture della Caritas diocesana diventano così presìdi di umanità, trasformando il patrimonio ecclesiale in una rete di prossimità capace di rispondere a un bisogno immediato.
L’iniziativa coinvolge la basilica di San Giovanni Maggiore, la basilica di San Giorgio Maggiore, la chiesa dei santi Filippo e Giacomo, e il Binario della Solidarietà, che garantiranno l’accoglienza secondo un calendario dedicato. I volontari offriranno ristoro e bevande fresche a chiunque ne abbia necessità, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili. In un tempo in cui le emergenze climatiche non sono più eventi eccezionali ma realtà sempre più frequenti, anche le comunità ecclesiali sono chiamate a ripensare le forme della carità. Non si tratta soltanto di predisporre servizi, ma di abitare il territorio, intercettare i bisogni, rendere visibile una Chiesa che non aspetta, ma va incontro alle persone là dove vivono le loro fatiche quotidiane.
«Abbiamo deciso di tenere aperta la basilica anche nelle ore più calde della giornata perché chi vive per strada possa trovare un po’ di ristoro – racconta don Salvatore Giuliano, decano del Centro storico –. Offriamo semplicemente un bicchiere d’acqua, un luogo fresco dove fermarsi e un’accoglienza discreta. Non facciamo nulla di straordinario: il servizio dei pasti è già assicurato dal Binario della Solidarietà e della Mensa del Carmine, che svolgono un lavoro prezioso. Noi vogliamo essere un segno di vicinanza, far sentire a queste persone che non sono sole e che c’è una Chiesa che apre le sue porte e le accoglie».
L’apertura delle chiese assume anche un forte valore simbolico. Quelle porte spalancate raccontano una comunità cristiana che interpreta la propria presenza nella città come servizio. «La nostra è una chiesa molto fresca e ben ventilata – prosegue don Salvatore che è anche parroco di San Giovanni Maggiore –. Chi entrerà potrà riposarsi qualche momento, bere dell’acqua e utilizzare anche i servizi igienici. Sono gesti semplici, ma in giornate come queste possono fare la differenza. È così che vogliamo vivere il Vangelo: prendendoci cura delle persone, soprattutto di quelle più fragili, con la semplicità dell’accoglienza.
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