Il consumo di droghe sta crescendo in tutta Europa (e cannabis e cocaina sono le più diffuse)

di Gabriele Rosana
I traffici si fanno più complessi e le reti criminali più capillari. Secondo la relazione annuale dell'Agenzia europea sulle droghe, nel 2024 sono stati 7600 i morti nel continente
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June 9, 2026
Il consumo di droghe sta crescendo in tutta Europa (e cannabis e cocaina sono le più diffuse)
Un sequestro di cocaina a Roma / ANSA
I traffici globali di droga si fanno più complessi, le reti criminali più capillari e le sostanze più potenti e variegate. E il costo umano del consumo di stupefacenti in Europa tocca un nuovo picco: solo nel 2024, sono stati più di 7600 i morti per overdose nel territorio dei 27 Paesi membri dell’Ue più Norvegia e Turchia. Lo indica la nuova relazione annuale dell’Euda, l’Agenzia europea sulle droghe con sede a Lisbona, che ha presentato i risultati nel corso di un punto stampa a Bruxelles insieme al commissario agli Affari Interni, Magnus Brunner. I mercati sono «più dinamici, le sostanza più potenti, i gruppi criminali più attivi, innovativi e violenti», ha riconosciuto la direttrice esecutiva dell’Euda Lorraine Nolan, secondo cui «le persone possono trovarsi ad assumere droghe molto potenti, spesso senza esserne consapevoli». Preoccupa, quindi, un’offerta affollata non solo da droghe tradizionali, ma anche sintetiche, tra cui oppioidi sintetici come il fentanyl (all’origine di oltre un centinaio di decessi in Bulgaria tra 2024 e 2025), cannabinoidi di nuova generazione, medicinali contraffatti o miscele, che aumentano i rischi per le persone più vulnerabili. Il report indica, ad esempio, che nel 2025 sono state segnalate per la prima volta nel continente 50 nuove sostanze psicoattive. «L’Europa rischia di trovarsi di fronte a una finestra di opportunità sempre più ristretta prima che queste sostanze si radichino ulteriormente», ha avvertito Nolan, e l’esperienza di altre parti del mondo è già estremamente indicativa: «Pochi grammi di queste sostanze sono talmente potenti da rappresentare migliaia di dosi potenzialmente letali» per chi le consuma. Ma oltre alla repressione dei traffici «la questione è sociale», ha precisato Nolan, «e per questo abbiamo bisogno di più investimenti nelle terapie, nella riduzione del danno, nel sostegno alla salute mentale e alle comunità vulnerabili, oltre ai controlli doganali e di polizia, e alla risposta giudiziaria». 
Tornando alle evidenze del report, l’Italia fa registrare il valore più elevato tra i 29 Paesi analizzati quanto a persone che si iniettano stupefacenti: 105.652, davanti a Francia (102.648) e Germania (84.606). Le droghe a base di cannabis continuano a essere le più consumate, riepiloga il report, con 24,9 milioni di persone che ne hanno fatto uso l’anno scorso (di cui 15,4 milioni nella fascia 15-34 anni), con quantità crescenti in arrivo da Canada, Stati Uniti e Thailandia. 4,3 milioni sono stati i consumatori di cocaina (di cui 2,5 milioni giovani o giovanissimi), una sostanza che non proviene solo dall’estero ma è lavorata illegalmente anche in Europa, soprattutto nei Paesi Bassi (nel 2024, inoltre, sono stati smantellati due siti produttivi in Italia). Le più recenti analisi delle acque reflue urbane mostrano che 48 delle 85 città per cui sono disponibili dati per l’ultimo biennio hanno registrato un aumento dei residui di cocaina, che è al tempo stesso la seconda sostanza illegale più diffusa tra chi si rivolge per la prima volta a un centro specializzato (+39% rispetto al 2018). «La cocaina è oggi più facilmente reperibile che mai», ha avvertito Brunner. Se da un lato le tonnellate sequestrate sono diminuiti del 20% nel 2024 rispetto all’anno precedente (con la Spagna da sola a rappresentare quasi la metà del totale), dall’altro il numero delle operazioni è passato da 95 mila a 97 mila. Un dato che, prosegue la relazione, sembra indicare la preferenza per spedizioni più piccole e frammentate da parte delle reti di narcotraffico, che si trasferiscono dai porti più grandi a quelli più piccoli, ricorrono a piccoli motoscafi, droni, semisommergibili e sviluppano tecniche più sofisticate di occultamento del carico, oltre a sfruttare e reclutare giovani a rischio di esclusione sociale per la commissione di atti di violenza. È proprio sugli scali di ridotte dimensioni, infatti, che punta adesso i riflettori l’Unione europea nell’ambito della sua strategia per il contrasto dei traffici internazionali di droga, che passa dalla cooperazione con i Paesi extra-Ue, in particolare quelli dell’America Latina e gli Stati Uniti. «Il narcotraffico è un business globale, e anche la nostra risposta deve essere tale», ha detto Brunner. La lotta al narcotraffico e i prossimi passi da compiere saranno, tra una settimana, sul tavolo dei capi di Stato e di governo dell’Ue, riuniti il 18 e il 19 giugno a Bruxelles per il periodico summit del Consiglio europeo.

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